La crisi greca, Il declassamento a “C”, il nuovo rischio default e la favola della Madre dell'Europa

di Antonio Carbone — 23 febbraio 2012

C'è un tipo sul treno Frecciarossa Milano-Roma delle 18 che assomiglia a George Papandreou, l'ex primo ministro greco al governo fino al 10 ottobre scorso quando è stato costretto a dimettersi, un mese prima di Silvio Berlusconi, travolto dagli effetti incontrollati della crisi economica. Stessi baffi curati su un viso olivastro, affilato; stessa espressione di uomo navigato che ha superato da poco i sessanta ma che sembra ancora più in là con gli anni, come se fosse invecchiato di colpo.

Parla al telefono in inglese. Avvisa qualcuno della sua partenza e poi rimanda a un incontro non appena sarà di ritorno a casa. Non si capisce  di quale casa si tratti, perché si limita a un generico  "home". Poi riceve un’altra telefonata. Questa volta parla in greco. E'  la madre a chiamarlo, di questo non ci sono dubbi perché ripete più volte un suono non molto diverso dal nostro “mamma”. Da come risponde e si giustifica deve trattarsi di una donna forte, di cui deve provare ancora un certo timore. E’ bello come una persona, a prescindere dagli anni che ha, nei confronti della madre è costretto sempre a regredire a una dimensione infantile, e in qualche modo persino a giustificarsi.

Sarà la stanchezza o il grigiore degli altri passeggeri ma mi convinco sempre di più che la persona al telefono sia davvero George Papandreou. L’ultimo di una famiglia di politici di cui lui stesso ha rivendicato l’appartenenza con orgoglio in un drammatico discorso in Parlamento, il 12 febbraio scorso, nel disperato tentativo di ottenere l’approvazione dell’ulteriore manovra economica. Figlio dell'ex primo ministro greco Andreas, fondatore del Pasok al termine del regime dei colonnelli nel 1974, e nipote di Georgios, primo premier della Grecia alla fine dell'occupazione nazista nel 1944, George Papandreou è salito al potere nel 2009 avendo avuto la meglio su Costas Karamanlis, il presidente  dimissionario di un governo di centro-destra  su cui grava gran parte della responsabilità della situazione in cui attualmente si trova la Grecia.

All'interno della carrozza, che da un po’ di tempo non passa più per essere di prima classe ma per una più velleitaria business class, non si muove una foglia. Rimangono tutti rigidi, davanti al monitor del loro portatile, rispondendo ogni tanto al telefono, relazionando rapidamente sugli esiti dell’incontro da poco tenuto. Niente sembra distrarli questi uomini d’affari, né incuriosirli: nessuna luce tremolante che proviene da qualche casa solitaria, che si intravede al finestrino, tanto meno il fantastico colloquio che Papandreou sta avendo con la madre. Per loro la Grecia è lontana. Non importa se magari ci sono appena stati questa estate, approfittando dei prezzi stracciati per via della crisi. Questa in breve è la percezione della Grecia che ha in Italia chi guadagna sopra la media e che si sente ancora abbastanza garantito e persino rincuorato dall’attuale Governo dei tecnici. Un posto ameno, piacevole sì, ma solo per il tempo di una vacanza. Un’impressione non molto diversa da quella che ogni buon operoso uomo del Nord ha del Sud, tranne però per poi tornarci puntualmente in agosto per due settimane.

Il viaggio prosegue e Papandreou riceve una nuova telefonata. Si tratta sempre della madre. Seppur un po’ irritato si sforza di mantenere ancora la calma. E così prende ancora più consistenza l’idea che stia ritornando da Bruxelles dove ha accompagnato in forma non ufficiale  il suo successore, Lucas Papademos, all’incontro durato 13 ore, alla fine del quale il premier greco è riuscito a ottenere il nuovo piano di aiuti di 130 miliardi di euro necessari per evitare il default. Ma che alla luce di questo nuovo declassamento a “C” rappresenta ancora un rischio molto forte. E' possibile  che Papademos sia ripartito in aereo, mentre lui, abbia optato per il treno per Milano per poi proseguire fino a Bari dove conta di imbarcarsi domani o forse dopodomani per Patrasso.

Che cosa l’ha spinto a questa scelta? L’esigenza di rimanere in incognito, la paura di volare o forse soltanto il desiderio di approfittare del momento per concedersi questo lento attraversamento dell’Italia. In parte risollevato dall’esito dell’incontro, ha in mente probabilmente di fermarsi a Roma per poter passeggiare come un turista qualunque e costatare di persona come ce la passiamo noi che solo ultimamente abbiamo mostrato un po’ di solidarietà nei confronti della Grecia. Non pensava affatto di dover dar conto, prima ancora che ai suoi connazionali, alla madre. Quasi come se dietro la sua determinazione e la volontà a fare di tutto per portare il proprio Paese fuori dal guado, ci fosse innanzitutto lei, “La Madre della Europa”.  Una sorta di “Vecchia incontinente”  ma ancora forte però e fornita della autorità necessaria per indicare al figlio e a tutti gli altri, la via. Dopo averli duramente rimproverati per il disastro che hanno causato.

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