Antonio Di Pietro, i venti anni di Mani pulite, la Restaurazione e la neve che si è sciolta
Erano giorni di neve e di freddo anche quelli del 2001 quando mi capitò di andare a intervistare Antonio Di Pietro. Era il diciannove dicembre di più di dieci anni fa. L'ex magistrato ci aspettava in un edificio di una piccola cittadina del nord. Il tassista che ci portava, aveva visto le telecamere e si era incuriosito: “Chi andate a intervistare?”, ci aveva chiesto. Rimase un po' deluso o forse infastidito quando gli risposi che si trattava dell'ex magistrato che era stato protagonista insieme ai colleghi del pool di Milano dell'inchiesta che più di altre aveva cercato di districare i legami opachi tra imprese e politici italiani. “Ah, Di Pietro, quello lì...”. Era già iniziato il tempo della “Restaurazione”. Politici e imprenditori avevano ripreso le loro relazioni impure e ai cittadini avevano dato in pasto la polpetta avvelenata del populismo “anti-giustizialista”.
Una volta arrivati, venne a aprire la porta insieme ai suoi collaboratori e alla sua segretaria storica. Nel corridoio, mentre ci camminava qualche passo più avanti, dava l'idea di un pugile in grandissima forma che sta preparando il rientro sul ring. Entrammo nel suo studio. Seduto alla poltrona era un uomo che tratteneva a fatica tutto quello che aveva dentro. Ci parlò dei suoi primi processi, del lavoro con i colleghi come Davigo e Colombo e dell'esperienza da imputato. Da qualsiasi parte si iniziasse il discorso, alla fine sembrava sempre approdare a una sorta di nodo: il conflitto di interessi, le relazioni tra politici e imprenditori che danneggiano il bene collettivo e i reati dei colletti bianchi (ascolta le sue parole cliccando su Play sulla fotografia sopra). Lo stesso nodo che strozza l'Italia.
Il primo ministro allora in carica era Silvio Berlusconi. Imprenditore e politico che da solo rappresenta in maniera plastica tutto il groviglio irrisolto del sistema italiano. Groviglio che non ha simili in alcuna parte del mondo e che per questo tiene lontani gli imprenditori stranieri molto più dell'articolo 18 o delle presunte rigidità sul mercato del lavoro. Quel groviglio che ha fatto sì che il debito pubblico raggiungesse livelli ingestibili molto più di qualsiasi welfare che il neoliberismo ottuso vuole travolgere. Dicono che si devono tagliare le spese pubbliche, basterebbe sconfiggere la corruzione italiana per avere un bilancio a posto.
Da quell'incontro con Di Pietro sono passati quasi undici anni. Oggi, a Roma, davanti Palazzo Chigi c'è il solito andirivieni di gente. Turisti, funzionari e curiosi. La neve dei giorni scorsi si è sciolta. A tutti, quei cumuli bianchissimi, sembrano già distanti come un evento di un passato che si fa già fatica a credere vero. Qualcuno legge il Corriere della Sera. Sulla prima pagina c'è anche una notizia che riguarda il magistrato già da tempo in politica. “Lite su Mani Pulite. Le Lacrime di Di Pietro”. Il giornale milanese, fa un cenno alla commozione del leader dell'Italia dei Valori, e scrive: “polemiche e partiti divisi nella ricorrenza dei vent'anni da Mani Pulite”. La Restaurazione prosegue. Mani Pulite, l'inchiesta che volle provare a svelare il vero male italiano, così come la neve, pare lontanissima. Un evento del nostro passato che quasi non crediamo neppure di avere vissuto davvero.
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