Adriano Celentano al Festival di Sanremo, il compenso in beneficenza, una persona in metro e il rischio della semplificazione
Adriano Celentano devolverà in beneficenza il suo compenso per Sanremo. Si tratta di 350 mila euro a serata, ha spiegato il direttore di Rai1, Maurizio Mazza ieri in conferenza stampa. La polemica è finita. Rassegniamoci dunque ad ascoltare i suoi sermoni più che a che sentirlo cantare. Anche se ormai anche quando canta non rinuncia all'anatema ad effetto. Reso ancora più apocalittico dalle immagini dei suoi video.
Ecologia, nucleare, guerra, pace, questi i temi di cui presumibilmente Celentano si occuperà anche questa volta, ma non è escluso che farà qualche puntatina su vicende politiche che ci riguardano più da vicino. Archiviato il governo Berlusconi, che per quanto impopolare divideva ancora, parlare male dei politici è l’unico argomento che in questo momento riscuote consenso e unisce il Paese. Pure Maurizio Crozza, che è bravissimo, non rinuncia mai negli interventi a Ballarò alla battuta facile sugli stipendi dei politici. Anche se bisogna dire che loro, i politici, fanno di tutto per fornire sempre nuovi argomenti. L’ultimo: le vicende dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, che è accusato di aver sottratto 13 milioni alle casse del partito e che ora ha intenzione di cavarsela con un patteggiamento.
“Li darà pure in beneficenza celentano i soldi, ma sono pur sempre 350 milioni a serata che la Rai sborserà” commenta la persona che mi siede accanto in metropolitana, a Roma, che poi precisa: “per giunta in un momento in cui la Rai, come si sa, non se la passa per niente bene.” L’obiezione è nota. A fronte di questi soldi in uscita, occorre considerare quanti ne entrano con la pubblicità. Ma è giusto che la Rai, il servizio pubblico, ragioni con una logica da televisione puramente commerciale? E poi, rimane la questione più specifica e cioè: si tratta di un compenso equo? Va bene che al mercato non si comanda, ma non sarebbe più ragionevole contenere le spese?
La polemica dunque non è affatto finita. Considerato la possibilità - o rischio, a seconda dei punti di vista - che Celentano a Sanremo inviti pure Beppe Grillo. Una miscela esplosiva. Perché la demagogica, non è da deprecare solo quando ammicca al pubblico di destra e da tollerare quando invece si tratta di quello di sinistra. Qualsiasi tentativo di semplificazione - ridotto ai minimi termini è questa in sostanza la demagogia - rappresenta sempre un virus contagioso che attecchisce facilmente nella testa delle persone. Indotte in questo modo sempre a dividersi come tifosi.
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Commenti
Scritto da Pino — 6 febbraio 2012 alle 09:45
Ma chi altri in televisione o in politica o nello spettacolo, ha dato in beneficenza il compenso totale pagandoci sopra pure le tasse? Se poi il compenso è alto, chiedete conto alla Rai e non a Celentano.
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