Roma Chievo 2 a 0, i gol di Totti, i rigori su Bojan, il rinnovo di De Rossi e la scritta “scusate il ritardo”
Ieri era quasi primavera. C'era la gioia per il ritorno delle partite dopo le feste ma anche un'atmosfera strana e forse non era per la lunga attesa per il rinnovo del contratto di Daniele De Rossi che non arriva mai. La polizia per tutta la città ricordava le tensioni recenti, i fatti di cronaca nera, il duplice omicidio di Torpignattara in questa città che si è riscoperta violenta. Nel cerchio chiuso del campo di calcio c'era l'attesa per capire se la Roma di Luis Enrique era riuscita a mantenere quell'equilibrio miracoloso di gioco che pareva avere raggiunto dopo tanto tempo. Tra il pubblico anche James Pallotta, senza cravatta, con il suo sguardo furbo di uomo che ne ha viste molte, quasi da attore dei film di Martin Scorsese (vedi intervista a James Pallotta).
In campo c'era da risolvere il rebus dell'assenza di Osvaldo, la tigre rabbiosa, che si era infortunato per un colpo di tacco un poco avventato durante gli allenamenti (vedi l'infortunio con il colpo di tacco di Osvaldo). Al suo posto, il talento minuto, inquieto e giovanissimo, di Bojan Krkic. Per il resto, quasi la stessa Roma delle ultime partite: Stekelenburg, Taddei, Heinze, Juan, José Angel, De Rossi, Pjanic, Simplicio, Totti, Bojan e Lamela.
C'è stato José Angel che ha provato subito a tirare da fuori area e poi Lamela che dal centro ha superato un uomo e poi si è avvicinato alla linea dell'area con passi sempre più ampi e decisi, quasi come fosse un redivivo Kakà, fino a che ha trovato il tempo per tirare e quasi segnare. Poi anche Totti che ha dato a Pjanic facendo passare la palla tra le gambe di un avversario, ma senza deriderlo, solo perché era la cosa più semplice, e il serbo che ha cercato l'incrocio dei pali. Le mani nei capelli di De Rossi. Se non fosse stato per il portiere Sorrentino, la Roma sarebbe stata già due reti avanti. Poi Bojan, un giro su se stesso, una torsione, proprio davanti all'area. Movenze e passi di un giovane torero che poi ha tirato sfiorando per poco il gol.
Poi c'è stato Lamela. La sua serpentina, ancora sulla sinistra, sulla linea di fondo campo, quasi a cercare l'ultimo confine possibile di una giocata, l'ultimo spazio esiguo dove il campo finisce di essere lo spazio praticabile per le questioni di gioco. Il fallo di Frey e l'arbitro che ha indicato il dischetto. Allora è arrivato il momento di Totti. La ricorsa decisa, l'insolita posizione del portiere quasi tutto spostato verso il proprio palo destro, e la palla sotto all'incrocio. Poi l'abbraccio e la maglietta con la scritta: “scusate il ritardo”. Da quanto era che non riusciva a trovare il gol? Da quanto tempo era che quel gesto, e quel sollievo, mancava soprattutto a se stesso?
Nella seconda porzione di gara c'è stato il tempo di vedere Moscardelli, l'attaccante appena entrato per il Chievo, perdere per un attimo la percezione di se stesso proprio quando si trovava al centro dell'area della Roma e stava con la palla tra i piedi. Tirare o non tirare, deve avere pensato, quando la palla gliela avevano già tolta. Mai avere dubbi, soprattutto quando sei nel mezzo di un'area di rigore.
Poi ancora un'azione di Bojan fatta di quei suoi scarti improvvisi di direzione proprio in area del Chievo e il fallo da rigore con il tocco del braccio di un difensore degli uomini in gialloblù. E ancora il tiro di Totti, sempre sulla sinistra del portiere. E il gol. L'avventura di Luis Enrique a Roma, per molto tempo parsa troppo complessa e difficilmente realizzabile, sembra ora sempre più possibile. C'è il presagio che le vittorie saranno ancora molte. Quanto al rinnovo del contratto di Daniele De Rossi, mancano solo pochi giorni per scoprire se Capitan Futuro troverà il coraggio per restare a Roma o finirà per accettare le proposte che rischiano di portarlo lontano. Troppo lontano.
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