Il calcolo della pensione, gli stipendi dei parlamentari, gli scontri in Sud Sudan e le tasche degli italiani

3 gennaio 2012

Fa meno freddo oggi. Le temperature tornano a salire un poco e la gente cammina per strada sfilandosi i guanti di lana. Un tiepido sole si poggia sugli edifici. Qualcuno è tornato in ufficio ritrovandosi le carte sulla scrivania. Quel che c'era da fare, è ancora lì. Si riparte. I giornali mostrano le stesse notizie dell'anno scorso. Quel che si avrà in meno nella pensione (vedi il calcolo della pensione), gli stipendi dimezzati dal costo della vita, i rincari della benzina. Non si direbbe neppure che siamo nel 2012, sull'orlo di un anno che è futuro e di giorni che non sono mai accaduti, tanto è lo sforzo di molti di costringerci a guardare le cose, non ancora accadute, con gli stessi occhiali con cui si guarda al passato.

Sui giornali la prima notizia di questi giorni di inizio anno è lo stipendio dei parlamentari italiani. Sono i risultati dell'indagine della Commissione Giovannini che li mette a confronto con quelli dei parlamentari degli altri paesi europei. Sul Corriere della Sera, Sergio Rizzo torna con un editoriale in cui condensa, dietro il suo rigore, la sua celata passione per i temi populistici e torna a evocare, con un suo proprio tempismo che ha sempre risparmiato Berlusconi, la rabbia contro le caste (leggi "Rimborsi spese e portaborse" di Sergio Rizzo).

Su la Repubblica si grida: “Gli stipendi record del Parlamento” ma poi nel corpo dell'articolo, addirittura nel primo paragrafo, si dice che in Europa è “difficile, dunque, anzi "impossibile" decidere chi guadagna di più e chi meno. E soprattutto "fare una media" (leggi l'articolo di Carmelo Lopapa). Sul Giornale dell'ex premier Silvio Berlusconi il primo titolo è: “2012: uno stipendio in meno. Ce lo porta via Monti”. Populismo da destra, dal centro e da sinistra.

L'ossessione di Silvio Berlusconi, la frase mantra ripetuta all'infinito (“non metteremo le mani in tasca agli italiani”), oltre che falsa all'epoca, visto che le tasse sotto il governo Berlusconi sono aumentate e anche di molto, ha finito per abitare ogni stanza del pensiero costringendo ciascuno ad appiattirsi a una natura contabile priva di ogni altro pensiero e spingendolo a giudicare le cose della politica in termini quasi da conto corrente. E' preferibile, ci dicono oggi i giornali, guardare al conto in banca del parlamentare che alle sue relazioni opache con gli imprenditori.

La prima notizia della Newshour della Bbc di oggi sono invece gli scontri nella città di Pibor in Sud Sudan (leggi e ascolta le notizia sulla Bbc). Circa mille persone sono state uccise negli ultimi mesi e decine di migliaia di persone stanno lasciando le loro case dopo gli scontri tra etnie. In Italia alla questione del Sud Sudan, come di molte altre questioni, viene concesso pochissimo spazio. Forse anche perché non interessa più comprendere quello che accade nel mondo. Non interessa interrogarsi davvero su quel che più conta davvero per l'uomo e non per il contabile, su quello che conta davvero per la società e non per il titolare di un conto corrente.

Delle altre società e delle regole che agitano gli altri spicchi di umanità, che di questi tempi vengono sempre più di frequente a cercare rifugio da noi, Claude Levi-Strauss (la scheda di Tristi Tropici) scriveva che “conoscendole meglio, acquistiamo un mezzo per staccarci dalla nostra, non perché questa sia del tutto o la sola cattiva, ma perché è l'unica da cui dobbiamo affrancarci: dalle altre lo siamo già naturalmente”. Ma in fondo, pensano i direttori di tutti i giornali nazionali, “a chi importa di questa roba? Gli italiani pensano solo alle loro tasche... lasciamoceli pensare...”.

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