Roma Juventus 1 a 1, il rigore sbagliato di Totti, la parata di Buffon, Stekelenburg e il gol di De Rossi
Tutto in un rigore. Totti contro Buffon. Un tiro e un tuffo sulla destra. Una rincorsa e il destino di una partita che si decide in un solo istante (guarda il rigore sbagliato da Totti). Si era arrivati alla sera, alla partita tra Roma e Juventus all'Olimpico, dopo il temporale dell'alba, le discussioni sulle pensioni, lo sciopero generale e la morte di un ragazzo di venti anni, Francesco Pinna, che lavorava alla costruzione del palco del concerto di Jovanotti.
Poi sul campo, c'era la Roma piena di ragazzini dopo le tre espulsioni, gli infortuni, le tensioni intorno a Luis Enrique e una certa irrequietezza dell'ambiente. C'era Daniele De Rossi al centro della difesa, bravissimo, come solo quest'anno riesce ad essere. C'era una linea mediana mai vista. Federico Viviani, un ragazzo nato nel marzo del 1992, con il suo volto da centrocampista serio, le gambe forti e l'andatura, quadi da cow bow, di chi ha già vissuto molto. Leandro Greco, venticinque anni e una carriera travagliata tra malattie inattese e slanci rilanci improvvisi. Poi Miralem Pjanic, tre cittadinanze e appena ventunenne, visione di gioco e una certa propensione per l'assist. Davanti: Totti, Osvaldo e Lamela. Il grande vecchio campione, la tigre rabbiosa e il talento puro ancora acerbo.
La partita è sembrata girare per il meglio quando Francesco Totti, dalla sinistra, ha lanciato in area un pallone per De Rossi. Il centrocampista-difensore, nei panni dell'attaccante, ha incrociato la traiettoria. La sfera, nel suo viaggio rapido, ha attraversato l'area della Juventus e ha superato anche il tentativo di respinta di Vidal, accecato forse da un rimbalzo irregolare di una zolla dispettosa. La rete si è gonfiata. La Roma era in vantaggio. A quel punto i giocatori si sono abbracciati con l'irruenza di chi vuole mettersi alle spalle un brutto periodo.
Ma la Roma, come le succede spesso quando va in vantaggio, ha perduto concentrazione. C'è stata un po' di paura e timore. La Juventus ha cominciato a pressare molto alta. Cross e tiri. Estigarribia. Vidal. Pirlo. L'argine di De Rossi e di un rabbioso e concentratissimo Heinze ha retto comunque l'urto. Anche Stekelenburg è parso capace di parate decisive e di offrire un apporto meno svagato alla squadra. Solo al sedicesimo del secondo tempo, il portiere olandese si è fatto superare, quando la Juventus ha trovato il pareggio, con un colpo di testa di Chiellini su un tiro sghembo di Estigarribia.
Poi c'è stato il rigore. Un fallo su Erik Lamela. Quando Francesco Totti ha preso la rincorsa, quasi tutti hanno tenuto il fiato. Con un calcio di rigore, è sempre così. E' un'occasione così grande che si soffre solo al pensiero che possa non venire colta a pieno.
A qualcuno, in quei secondi, era tornata in mente la partita del 23 gennaio del 2010 a Torino. Sulla panchina, a quel tempo, c'era Claudio Ranieri. Anche lì un rigore, si era sull'1 a 0 per la Juve. Un fallo su Taddei. Anche lì, a tirarlo era andato Francesco Totti. Il tiro, deciso, alla destra di Buffon. La Roma, poi, aveva vinto 2 a 1.
E' stato solo un attimo. Poi Totti, è partito. Stessa rincorsa. Forse solo un'indecisione all'inzio, al momento di entrare in rete, quasi un saltello. Il tiro forte, anche questa volta sulla destra, forse solo un po' più alto. Buffon si è tuffato e questa volta l'ha parato. Forse anche lui, il portiere così amico di Totti, si era ricordato di quel tiro.
Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
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