Marcio Bahia, un'esposizione a Roma, una finestra sul Brasile e il becco di un tucano
"Sensazione di sollievo, di benessere, il desiderio unico e urgente di vivere, insidiosa euforia, dolce pazzia". È con questa frase di Jorge Amado che si è deciso di incorniciare l'opera di Màrcio Sousa Santos, in arte Màrcio Bahia, pittore brasiliano che ha deciso di aprire una finestra sul proprio paese nel cuore di Roma che rimarrà aperta sino al 9 Dicembre. Ed effettivamente è stata proprio una sensazione euforica di benessere ad accogliermi alla sua mostra, rubandomi ad una giornata grigia e piovosa.
La metamorfosi cromatica è stata traumatica. Sono passato dalle tonalità bluastre e plumbee del cielo a quelle rosso-arancioni vive delle pennellate dei quadri che sono ben diverse da quel rosso-arancione tipico del traffico di Roma. Questi colori, pur restando alle pareti, diffondono la propria gioia, il proprio calore, il proprio ritmo ad una stanza forse troppo angusta.
La pittura di Màrcio Bahia, tuttavia, non è disordinata o caotica, ma precisa, geometrica, a volte claustrofobica quasi a sottolineare lo sforzo che la forma fa a contenere la vita. Uno sforzo necessario, all'interno del quale vita e forma si completano. Altrettanto forte è la differenza tra la vita dirompente che trasmettono i quadri e che c'è all'interno della galleria e l'atteggiamento serio, calmo assolutamente composto dell'artista. Anche in questo caso i due atteggiamenti non sono in contrasto, ma si incastrano alla perfezione.
La domanda che con più frequenza viene posta all'artista è perché i personaggi dei suoi quadri hanno la testa staccata dal corpo. Dopo qualche traduzione simultanea si riesce a capire che la testa per aria simboleggia la distrazione che la vita quotidiana comporta distogliendo l'attenzione dalla caducità dell'esistenza umana. Guardando meglio mi accorgo che la testa, il più delle volte, assomiglia ad un chicco di caffè. Non cerco di dargli una spiegazione perché la bellezza si dispiega nella semplice esistenza.
La vita che si esprime nei quadri assume la forma di musicisti che si mischiano con i propri strumenti, di folle colorate che si confondono con le vie di una città: la musica contagia lo strumento, decomponendolo, così come il colore lo fa con la strada. Quando finisco di osservare esco e temporaneamente ha smesso di piovere. Il traffico è rimasto ma il rosso degli stop è quello di un vestito brasiliano e il giallo delle frecce è quello del becco di un tucano.
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- ESPOSIZIONE MARCIO BAHIA: Collezione Saman, via Giulia 194/a
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