Lecce Lazio 2 a 3, il gol vittoria di Miro Klose, la carica di Serse Cosmi e le leggi del calcio
La Lazio ha vinto a Lecce, ma non è stato facile. Il calcio ha le sue leggi, la prima delle quali è che quasi mai conta la classifica. Capita anzi che, se una squadra decide di ribaltare pronostici e di ribellarsi al destino, correndo e lottando spesso centra il bersaglio grosso. Una questione fisica e tattica dunque, ma anche (e forse soprattutto) una questione mentale. I cambi d’allenatore a volte producono benefici immediati - esaurendosi magari nel medio periodo - proprio perché fanno leva sugli imperscrutabili aspetti motivazionali. Se poi l’allenatore-psicologo è Serse Cosmi – abbigliato, al suo rientro nella massima serie, come Archie Shepp in un concerto al Blue Note - la cui religione calcistica è fatta essenzialmente di sudore e sacrificio, ecco allora spiegata la partita del Lecce.
La Lazio è scesa nel Salento forse sperando in un tranquillo sabato pomeriggio, uno di quei soporiferi fine settimana calcistici prenatalizi che scivolano via senza grosse emozioni. Niente di tutto questo. Solo tre punti in più in classifica che forse Edy Reja scambierebbe - se non tutti e tre, almeno un paio - con qualche infortunio in meno. Soprattutto quello di Federico Marchetti che da vero one man band aveva, fino alla sua sostituzione avvenuta al 62°, provocato un rigore, rimediato una ammonizione e incassato due gol, riuscendo persino a tenere la Lazio in corsa sfoderando sicurezza ed ottimi interventi.
Luis Fernando Muriel, Juan Cuadraro e David Di Michele, che si è prima procurato e ha poi trasformato il rigore dell’uno a zero, tagliavano a fette la difesa biancoceleste creandole numerosi pericoli, rincorrevano gli avversari e ripiegavano in fase difensiva, ottimamente supportati dal centrocampo leccese che sovrastava quello impreciso, lento e a corto di idee e di fiato biancoceleste.
Il calcio però è anche ingiusto. E solo per questa ragione probabilmente il primo tempo si concludeva quindi 1 a 1, grazie alle doti fisiche di Modibo Diakitè e a quelle d’opportunismo di Miro Klose.
Nel secondo tempo Reja sostituisce Tommaso Rocchi e Giuseppe Biava, il primo mai in partita eccezion fatta per una semi rovesciata da copertina (se riuscita) ed il secondo infortunatosi, con Djibril Cissé e Lorik Cana. Un po’ per necessità ed un po’ per virtù la Lazio quindi passa alla difesa a tre, infoltendo il centrocampo. La mossa produce i suoi effetti e il vantaggio. Dopo due minuti proprio l’albanese fa un break sulla trequarti, scambia con Klose, affonda in area di rigore e tira sul secondo palo superando Benassi.
Il Lecce rischia di sciogliersi ma poi reagisce e dopo quindici minuti trova il meritato pareggio: punizione di Oliveira, difesa biancoazurra ferma, Muriel la rimette in mezzo morbida dove Ferrario stacca e insacca. Entrambe le squadre provano allora a rifiatare, si allungano, perdono di lucidità e si ha la sensazione che qualcosa possa accadere. E accade infatti che il calcio mostri una delle sue regole più spietate. Di Michele parte in profondità, aggira Stankevicius e con un morbido pallonetto scavalca Carrizo e traversa. Dall’altra parte Cissè – a Roma specializzatosi in assist – disegna una traiettoria arcuata letta alla perfezione da Miro Klose: terzo tempo cestistico del tedesco, girata di testa nell’angolino basso e gol del due a tre. Roba da scuola calcio, più che da dvd.
Alla fine, il calcio è anche matematica. A Cosmi per il suo scudetto mancano, nella migliore delle ipotesi, trenta punti. A Reja più di cinquanta.
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