Lazio Udinese 2 a 2, i gol di Lulic e Klose e una questione di fasce
Lazio ed Udinese pareggiano all’Olimpico dando vita ad una partita con quattro gol e lasciando entrambe l’impressione di squadre solide e votate al sacrificio. Partita da intenditori, molto tattica, con poche occasioni da gol ma non avida di emozioni. I tecnici delle due squadre hanno optato per il medesimo modulo di gioco, il 3-5-2 ma - almeno per la prima parte di gara - appariva più consolidata ed efficace l’impronta di gioco della squadra di Guidolin. Corti sulla propria metà campo, i friulani sembravano talvolta arrendevoli lasciando ingannevolmente campo ai biancocelesti, per ricompattare poi le linee sulla trequarti e diventare improvvisamente (e all’unisono) aggressivi nel tentativo di rubar palla e ripartire in grande velocità, soprattutto sulle corsie esterne.
A volte i ricordi che rimangono impressi nella testa dei tifosi tendono a sovrapporsi e ad oscurarne altri, spesso più rilevanti. Una rivincita della passata stagione - così recitava il leit motiv della presentazione della partita - poiché l’Udinese soffiò ai biancocelesti la qualificazione ai preliminari di Champions League in virtù della sola differenza reti. E, nei tifosi friulani e in quelli biancocelesti, l’immagine probabilmente ancor oggi più viva è il rigore maldestramente calciato da Zarate in quel di Udine, errore che tolse alla Lazio quei punti che alla fine le mancarono all’appello.
In pochi però forse ricordano che lo scorso anno l’Udinese fu sicuramente la squadra più bella che i tifosi biancocelesti videro giocare sul prato di casa e che se il primo tempo di quella partita si fosse concluso 1-4 nessuno avrebbe avuto da obiettare alcunché; La Lazio vinse poi 3-2 al 94°, grazie a Kozac (e a Zapata).
Tra i pochi va certamente annoverato Edy Reja che per l’occasione ha dunque ridisegnato la Lazio: difesa a tre, fuori i giocatori tecnici, dentro quelli più in forma e “di gamba”, come ama definirli il tecnico goriziano. A fare le spese della robusta iniezione di fiato e velocità sulle fasce sono stati dunque Hernanes e Cissé - nelle ultime prove evanescente il primo e alla ricerca di sé stesso il secondo. Pur scontando con un certo disordine in fase d’impostazione l’evidente anomalia di esterni “costretti” a giocare interni di centrocampo, la Lazio teneva però botta, soffrendo a destra ma prevalendo sorprendentemente a sinistra, dove soprattutto Basta sembrava risentire più degli altri delle fatiche di coppa.
Un paio di svarioni proprio sulla destra dello schieramento biancoceleste ad opera del duo Gonzales - Cavanda (quest’ultimo riproposto dopo l’ottima prova in Europa League) consentivano all’Udinese di passare in vantaggio con Floro Flores – imbeccato da Pasquale – e di sfiorare il raddoppio, con un tiro al volo di Isla sventato da un provvidenziale salvataggio di Radu. L’ennesimo inserimento di Lulic a sinistra veniva invece premiato dalla difesa bianconera, che indietreggiava troppo lasciando campo al bosniaco. Tiro secco, Handanovic battuto e 1 a 1 alla fine del primo tempo.
Più scoppiettante la ripresa nella quale l’ingresso in campo di Scaloni dava maggiore equilibrio alla Lazio, subito in vantaggio: ancora Lulic a sinistra, cross spizzato da Rocchi, palla a Klose, tiro al volo, deviazione di Ferronetti e 2-1. Guidolin provava a correre ai ripari, inserendo Di Natale e sostituendo Basta con Abdi ma l’Udinese rischiava il tracollo. Prima Hernanes, entrato al posto di Rocchi, metteva solo davanti al portiere Klose ma il tedesco non riusciva a superare Handanovic; il portiere sloveno si ripeteva dopo pochi minuti, sventando una bella conclusione dai 25 metri dello stesso profeta brasiliano. Ripartenza da manuale dei bianconeri e pareggio: dalla destra palla a Di Natale, sponda di prima per l’inserimento di Pinzi che eludeva il tentativo di fuorigioco della difesa biancoceleste, entrava in area e nonostante il recupero di Diakitè superava Bizzarri.
La Lazio provava allora a vincere la partita mentre l’Udinese riprendeva subito il proprio copione, fatto di difesa e contropiede. Ledesma cedeva di schianto e nel centrocampo laziale si aprivano voragini, non sfruttate però dai friulani. Lulic e Sculli mantenevano alti i ritmi, senza però riuscire a trovare la giocata. Rejia inseriva allora Kozac, cercando corsi e ricorsi e magari, in extremis, un gol “sporco”. L’arbitro Mazzoleni, forse pure lui stanco di tanto correre, concedeva solo due minuti di recupero mentre l’uscita dal campo di Floro Flores per l’ultima sostituzione disposta da Guidolin pareva durare un’eternità.
A una manciata di secondi dalla fine Klose serviva Gonzales che dalla destra provava a far crollare lo stadio con un esterno al volo; ne usciva invece una semi-ciabattata verso il secondo palo sulla quale Kozak arrivava in scivolata con un attimo di ritardo. Niente ricorsi, questa volta.
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Commenti
Scritto da lollo T90 — 2 febbraio 2012 alle 16:58
mitic goal!!!!!!!!!!! ne deve fare altri del genere
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