Il prezzo della benzina, l'aumento di 10 centesimi al litro e la chimera del trasporto pubblico

7 dicembre 2011

Il prezzo della benzina aumenta di 10 centesimi al litro. Il diesel anche di più: 13,6 centesimi al litro. Ciascuno potrà capire da sé quanto gli costerà in più un pieno. Se ne è accorto o se ne accorgerà presto anche chi non ha letto il testo ufficiale della manovra elaborata dal governo di Mario Monti. L'aumento, come sempre, passa per le accise, quel termine ereditato dal latino (accidere, ovvero tagliare) che viene utilizzato per quelle tasse indirette che vengono imposte al momento della vendita dei beni di consumo. Lo Stato le chiede a chi vende o produce quel bene, e i produttori o rivenditori, infallibilmente le ricaricano sui cittadini che si avventurano in atteggiamenti da consumatore: animale istintivo, soprattutto urbano, che quasi mai riflette sulle azioni che compie.

L'aumento delle accise per la benzina era di 8,2 centesimi, alle pompe oggi l'aumento è già di circa 10 centesimi. Il prezzo medio nazionale ora è già di 1,715 euro al litro. Quotidianoenergia.it ha effettuato un monitoraggio e nella nota diffusa indica che "a livello Paese, il prezzo medio praticato della benzina (in modalità servito) va oggi dall'1,697 euro/litro degli impianti Esso all'1,709 di quelli Tamoil (no-logo a 1,602). Per il diesel si passa dall'1,677 euro/litro di IP all'1,691 di TotalErg (no-logo a 1,567). Il Gpl, infine, è tra lo 0,735 euro/litro di Eni e lo 0,750 di Shell (no-logo giù a 0,721)".

C'era stato già un aumento. Anche a ottobre 2011. Quando c'era ancora Silvio Berlusconi. Allora l'occasione fu il finanziamento agli interventi di emergenza per le alluvioni in Liguria e Toscana. Dal primo novembre al 31 dicembre 2011, diceva la nota dell'Agenzia delle dogane, l'accisa, sempre lei, sulla benzina aumenta di 0,89 centesimi al litro a cui va aggiunto anche l'aumento dell'Iva del 21 per cento.

Nel Lazio ci ha pensato anche la Polverini, la presidente della Regione che posa a donna d'opposizione nonostante abbia condiviso le parti di un governo a larga maggioranza. Nell'ultimo bilancio è previsto anche qui un aumento dell'accisa sulla benzina. In questo caso si tratta dello 0,038 per cento in più. Va anche detto che si tratta di un aumento concertato con tutte le regioni. Non per questo, si deve esserne contenti.

Sono riemersi così a Roma anche i reati dei tempi della recessione e dei tempi della crisi petrolifera quando si portavano i cappotti di colore beige, se si era fortunati di averne uno. Qualcuno infatti ha cominciato a ricorrere ai rimedi illegali. Qualche giorno fa, durante la notte, due persone sono state arrestate mentre aspiravano benzina dai serbatoi delle auto in sosta. La tecnica è quella semplice che prevede un tubo di gomma, qualche tanica e un po' di fiato per aspirare. Uno stava a via Marmorata, l'altro alla stazione di Tor Vergata.

Il primo ministro Mario Monti ha detto che l'aumento delle accise sulla benzina andrà a finanziare il trasporto pubblico locale. Il governo per questo concederà alle Regioni, ha ribadito Errani, di finanziare il trasporto pubblico locale con una accisa sui carburanti così che sia garantita la tenuta del trasporto pubblico locale.

Se si volesse essere qualunquisti e populisti, atteggiamento e modo di guardare alle cose molto diffuso di questi tempi, sarebbe sufficiente citare l'inchiesta di Quattroruote di qualche mese fa. Più del cinquanta per cento dei parlamentari non conosce il prezzo della benzina. Senza contare che Brunetta e La Russa si rifiutarono pure di rispondere per evitare di fare una brutta figura che avrebbe svelato la loro distanza dai problemi dei cittadini che a lungo hanno preteso di governare.

Piuttosto però, quello che preoccupa è il timore, purtroppo fondato e supportato da infinite controprove, che l'ennesimo aumento delle accise non andrà invece a sostenere e sviluppare il trasporto pubblico. Non andrà a scoraggiare l'uso di mezzi inquinanti e privati. Non favorirà, anche nei cittadini, la crescita della consapevolezza della necessità di mutare radicalmente i modi di muoversi all'interno delle città. Purtroppo, l'ennesimo aumento delle accise andrà, ancora una volta, a perdersi nei meandri dei bilanci e delle casse delle istituzioni (remote ai cittadini, come il Castello di Kafka all'agrimensore) ancora una volta preoccupate, più che altro, di fare cassa. E subito.

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