Il Don Giovanni alla Scala di Milano, Monti e Passera a teatro e gli italiani al fronte
C'è qualcosa di patetico in questi ministri vestiti come damerini alla prima della Scala. C'è il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart. E' il sette dicembre, Sant'Ambrogio. Il patrono di Milano. Ma soprattutto è il giorno dopo avere chiesto sacrifici alla gente con una manovra lacrime e sangue. Hanno sfilato con i loro abiti neri impeccabili. Profumati e con scarpe lucide. Tirati come se fossero uomini ricchi in tempi tranquilli. Corrado Passera, forse il più a suo agio in questa veste, è arrivato con la sua giovane moglie che indossava un abito di un blu elettrico. Nei volti tranquilli si può immaginare la leggerezza con cui, qualche ora prima, si sono preparati dimentichi del compito del ministro e dei tempi che deve necessariamente incarnare.
C'è qualcosa di patetico e irritante perché fa pensare a una serata di svago il giorno dopo avere pronunciato una dichiarazione di guerra e avere fornito buone ragioni a chi è stato mandato al fronte, contro la sua volontà, per il bene della Patria. Del resto è possibile che anche Camillo Benso Conte di Cavour sia andato a teatro la sera dopo aver deciso la partecipazione alla guerra di Crimea. Melodramma e sacrifici.
Non conta che le colpe dello stato in cui siamo ora devono ricadere, sia chiaro, su Silvio Berlusconi e la compagine che ha guidato per lungo tempo inseguendo fini privati più che il bene collettivo. Non conta che a teatro ci sia anche Giorgio Napolitano e sua moglie, con la sua serietà asciutta e al di sopra delle parti. Questa partecipazione anche dei membri dell'attuale governo pare svelare una specie di fretta a partecipare alla parata degli uomini di Stato, dimenticando in fretta il registro che si chiedeva a chi era arrivato per soccorrere, e non per mostrarsi.
Persino la cultura, una rappresentazione così alta, finisce per essere solo l'occasione per mostrare se stessi. Una scenografia. C'è tutto il gotha dell'economia che ha schivato, socchiudendo gli occhi, la gente che protestava perché la propria vita viene aggredita dalle norme che si vanno introducendo. Ci sono Federico Ghizzoni, presidente delle Generali, Gabriele Galateri di Genola, con la moglie Evelina Cristillin. C'è l'amministratore delegato Sergio Balbinot e il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, c'è Giovanni Bazoli, e il presidente del consiglio di gestione della banca, Andrea Beltratti. C'è il presidente della Consob, Giuseppe Vegas. C'è anche Fedele Confalonieri.
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Commenti
Scritto da Turandot — 8 dicembre 2011 alle 15:21
Non sono d'accordo: vedere Monti accanto al Commendatore che condanna Don Giovanni mi ha fatto bene. Indovinate il perché...
Scritto da Giuseppe — 8 dicembre 2011 alle 16:00
Si vede che l'austerità non fa parte del vocabolario di chi ci governa. Eppure mai come ora sarebbero necessari esempi di austerità e di sobrietà.
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