Il calcolo della pensione, lo sciopero generale e Maurizio Landini da Fabio Fazio a Che tempo che fa

12 dicembre 2011 — 2 commenti

Pensioni, sciopero, sacrifici e equità. Parole di questi giorni. I sindacati hanno confermato lo sciopero dopo l'incontro di ieri con il primo ministro Mario Monti. Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella hanno dichiarato che nessuna delle parole di Mario Monti li ha confortati riguardo le loro rivendicazioni. La questione delle pensioni è quella che preoccupa di più. Perché fare pagare il peso della manovra soprattutto ai più deboli? C'è molto rigore e poca equità. Soprattutto per le nuove norme che saranno a breve introdotte. Sugli anni in più necessari a seguito della manovra Monti e sulla mancata indicizzazione di quelle pensioni che non bastano a pagare spese e costi fissi della vita di ciascuno (vedi il calcolo delle pensione).

In ogni caso questi sono i temi all'ordine del giorno di cui si parla. Dell'emergenza e dei sacrifici. Di quanto si dovrà pagare, personalmente, il rigore necessario e richiesto. Il rigore per troppo tempo rinviato, eluso e aggirato, da Silvio Berlusconi l'imprenditore che si è finto ad arte politico, imponendo agli italiani, per i suoi inganni, un prezzo altissimo da pagare. Anche in televisione, ieri, si è discusso di questo con una certa crudezza finalmente. Quando Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, ha cominciato a parlare qualcosa è cambiato nello studio di "Che tempo che fa" (guarda il video). Fabio Fazio, di solito più a suo agio con i personaggi glamour, seppur in salsa italiana, vedi Adriano Celentano e i suoi video dall'iconografia apocalittica simile a quella dei giornalini che i Testimoni di Geova cercano di venderti per strada, ha preferito lasciarlo parlare senza provare a interloquire. Per poi alla fine limitarsi a ironizzare dicendo che con Landini è facile fare le interviste perché parla solo lui.

La verità è che Fazio non aveva argomenti validi per contenerlo. E così con la sua furia rabbiosa, da fiume in piena, Landini ha rotto gli argini televisivi, e ha bucato il video. Riuscendo alla fine a cantargliene quattro. In modo che fosse chiaro come stanno le cose alla Fiat e nel resto del Paese. Così pure il motivo per cui loro della Fiom non si limitano oggi a scioperare solo tre ore.  

L'imbarazzo di Fazio è stato evidente. Si leggeva sul suo volto non solo l'incapacità del conduttore nel gestire l'intervista ma anche la preoccupazione rispetto a quel sindacalista che di argomenti e di esempi convincenti per contrastare la crisi economica ne aveva a iosa. Presi non dal repertorio dell'ideologia, ma dal buon senso. E così l'incazzato Landini, poco attento a non spaventare i moderati, tanto  corteggiati da tutti, quella parola che gli esponenti del partito democratico fanno fatica a pronunciare, l'ha detta: patrimoniale. E non solo quella. 

Per la durata del suo intervento, è sembrato di assistere a un'occupazione della televisione. All'irrompere della realtà. In maniera assolutamente non violenta ma con parole altrettanto dure e precise. Qualcuno si sarà ricordato di Sergio Marchionne invitato da Fazio poco tempo fa e avrà potuto fare il confronto. Le parole cotte e ricotte del manager e quelle crude del sindacalista. Che piuttosto che un difensore ad oltranza dei lavoratori è apparso una specie di Lech Walesa dei tempi di Solidarnosc della Polonia di Jaruzelcki.

Commenti

  1. Scritto da Giusi Sabino12 dicembre 2011 alle 11:59

    L’ira autorevole, incessante e ingestibile di Landini proviene da chi tocca con mano ogni giorno lo stremo morale-sociale-economico degli operai. Adopera parole che arrivano a tutti: nei concetti espressi, ogni parola è supportata da un fatto concreto, innegabile, incontrovertibile. Il governo tecnico (???) tuttora risponde picche a provvedimenti-pilastro relativi a patrimoniale, pensioni, stipendi del ceto produttivo. Soffermandomi sulla questione degli operai e sulle ore di lavoro, mi verrebbe da proporre al premier e ai ministri, di provare a lavorare per un giorno, uno solo, in fabbrica, vicino alla catena di montaggio. Solo così forse (???) avrebbero piena consapevolezza quando parlano di interventi inerenti ai LAVORATORI, alla loro vita, alle loro scelte, al loro futuro…Futuro? Ma se non c’è alcuna garanzia per il presente, come si osa nominare la parola futuro? Parlo con cognizione di causa perché so fin troppo bene cosa significa 'vedere' i propri genitori perdere letteralmente dalla sera al mattino per sempre il posto di lavoro (Marzotto Sud, Salerno,1983). Oggi, ho 43 anni, sono laureata e svolgo freelance lavori di traduzione ed editing. Freelance suona bene, vero? Così la precarietà sembra essersi dissolta nel nulla....!!!
    A Landini rivolgo tutta la mia stima e il mio completo appoggio/consenso.
    Giusi Sabino - Nocera Inferiore (SA)

  2. Scritto da Antonella Ghirardelli12 dicembre 2011 alle 16:12

    Landini parla chiaro, parla in modo semplice, da persona che conosce il lavoro anche quello più duro e usurante e i lavoratori con i loro veri problemi quotidiani. Parla da persona che sa cosa significa vivere con uno stipendio" normale" e non da politico o dirigente che le persone vere le vedono solo come in un film. Peccato che le persone come lui restano sempre isolate, confinate e mai ascoltate da chi dovrebbe davvero attuare delle vere riforme. Sembra che, mettere in pratica delle scelte semplicemente ragionevoli e di buon senso, in Italia sia sempre una missione impossibile mentre sia facilissimo perpetrare e aggravare ingiustizie e diseguaglianze sociali. Ci sono privilegi, in questo paese, che sono inattaccabili non solo da parte della destra ma anche della sinistra.....e questo non ha che una spiegazione .....facile, semplicistica.......che ci porta a considerare tutti i politici della stessa pasta: forse non é così e non é giusto pensarlo ma se ci guardiamo intorno é difficile pensare il contrario. Quello che é più grave é che i politici, i dirigenti, i privilegiati non arrivano da un altro pianeta, si portano dietro e amplificano vizi, difetti, egoismi della cosiddetta società civile.

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