Il calcolo della pensione, la riforma di Monti, Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera e la lettera di Gianni Letta per gli amici di Verdini
Davanti ai palazzi di Roma, per le strade e negli ascensori, si parla solo di pensioni e sacrifici. Ciascuno pare avere ricondotto se stesso, anche per responsabilità delle istituzioni quasi mai all'altezza del ruolo, a una sorta di Homo Contabilis. Si parla di quanto si perderà e di quando si andrà in pensione (vedi il calcolo della pensione). Di cose importantissime per la vita di ciascuno. Ma, allo stesso tempo, forse senza neppure pensarci, si sta dimenticando tutto il resto che riguarda ciascun cittadino, come e quanto il proprio assegno di pensione. Si dimentica di tutto il resto che ha determinato lo stato attuale delle cose, quel che ha determinato la povertà di molti e la ricchezza di pochi. La corruzione dei vertici e la disperazione di tanti.
Oggi Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera (leggi l'inchiesta) ha puntato il dito sui privilegi dei dipendenti di Senato, Camera, Quirinale e Regione Sicilia. Stella ha ricordato come i dipendenti del Senato, assunti prima del 1998, “possono andare in pensione prima di tutti gli altri italiani, a cinquant'anni o poco più, godendo anche di quella regalia”. Come inoltre nessun dipendente di Palazzo Madama accantoni la pensione col sistema contributivo, ovvero con il sistema che il ministro Elsa Fornero ha indicato come il più equo perché mette in rapporto la pensione con i contributi di tutto il percorso lavorativo. E non con lo stipendio dell'ultimo periodo, cosa che invece di fatto, favorirebbe le pensioni d'oro.
Di fatto, ha ricordato Gian Antonio Stella, i dipendenti del Senato invece, a dispetto di tutti gli altri, godono “di 15 mensilità calcolate sul 90% dell'ultima retribuzione e trasmesse intatte al 90% alla vedova se ha figli minori di 21 anni”. In media un dipendente del Senato prende 137.525 euro come pensione lorda annua.
I sacrifici devono essere di tutti, per essere sopportati. Altrimenti anche una manovra per salvare un Paese, finisce per essere un inganno, un'astuzia di chi governa per raccogliere denaro dove ce n'è già poco. Un'astuzia utilizzata per togliere ai tanti che hanno poco, solo perché lì, lo si trova con certezza e perché la voce di chi ha poco non è quasi mai ascoltata. Caduta l'ideologia, rimane solo l'esempio a dare valore all'etica e quindi ai comportamenti pubblici.
Al netto della giusta richiesta di eliminare i privilegi, resta però una domanda: perché i cittadini vengono spinti a mostrare fastidio e vergogna soprattutto (o addirittura) solo quando vengono toccati i singoli (pur legittimi) interessi e non anche quando vengono lesi diritti che hanno forse ancora più incidenza sulla ricchezza propria e del Paese?
Già, perché in realtà, il vero male italiano è la corruzione e i legami opachi tra ampie aree del potere pubblico e delle imprese. Persino più dei privilegi intoccati di alcuni. Perché il costo della spesa pubblica è diventato insopportabile in Italia soprattutto per la corruzione che fa sì che un chilometro di strada da noi costi infinite volte di più che in Germania. E' per questo che la Spesa Pubblica è troppo elevata, non per colpa delle pensioni da pagare ai poveri.
E allora, perché in ciascuno non è nata lo stessa indignazione quando in questi giorni è stata resa nota una lettera di Gianni Letta, ora oggetto di indagine da parte della Procura dell'Aquila, destinata all'allora capo della protezione civile Guido Bertolaso nei giorni del post-terremoto abruzzese?
Eppure quelle scritte da Gianni Letta sono parole che mettono in mostra in maniera evidente la relazione opaca tra lo Stato e le imprese. Il rapporto che c'è tra Spesa Pubblica e povertà dei cittadini. Allora rileggiamole quelle parole. Allora rileggiamole le parole che Gianni Letta aveva scritto il 22 maggio del 2009 quando era ancora il vice presidente del Consiglio su carta intestata Segreteria di Stato Presidenza del Consiglio dei ministri:
"Caro Guido, come ho avuto modo di accennarti per telefono l'altro giorno, l'onorevole Denis Verdini mi ha presentato un gruppo di imprenditori aquilani che insieme ad una grande impresa nazionale, hanno dato vita al consorzio Federico II, per la ricostruzione dell'Abruzzo. Adesso, a pochi giorni dall'incontro, lo stesso Verdini mi sollecita di nuovo il contatto con te (o con la tua struttura) e come potrai facilmente immaginare, non posso sottrarmi a tale richiesta. Nell'appunto che ti invio troverai la descrizione degli obiettivi e delle finalità del consorzio e il profilo delle imprese locali e nazionali che hanno dato vita all'iniziativa. Ti sarò grato perciò, se per non deludere Denis Verdini, potrai dedicare a questi imprenditori dieci minuti del tuo preziosissimo tempo per poi affidarli a chi riterrai possa diventare il loro interlocutore istituzionale. Sicuro della tua comprensione, ti chiedo scusa per il fastidio e ti ringrazio di cuore. Perdonami e grazie (scritto a mano, ndr). Gianni Letta”
Ancora una volta il quesito: perché, queste parole, non hanno suscitato la stessa indignazione dei privilegi additati da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera? Solo provando a rispondere a questa domanda si comincerà a provare a guarire i veri mali dell'Italia.
- L'INCHIESTA: Pensioni, i privilegi nei palazzi del potere di Gian Antonio Stella (Corriere della Sera)
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Commenti
Scritto da enzo — 10 dicembre 2011 alle 19:55
e' preferibile che dal 2012 o 2013 si aboliscano tutte le pensioni e naturalmente anche i contributi . Ogni dipenedente potra' crearsi la pensione che meglio crede . Lo stato ormai e' fuori gioco .
Scritto da Mimmo — 12 dicembre 2011 alle 09:13
Quello che sta facendo questo governo è un autentico abuso di potere, una vergogna! Ormai è chiaro a tutti gli italiani: la democrazia è proprio morta, siamo sotto dittatura. Si renderanno necessari atti di disubbidienza civile. Così non si può più
andare avanti. Sono talmente indignato di queste continue imposizioni che non riesco più a continuare
Scritto da nuccio — 20 gennaio 2012 alle 07:58
il governo ci violenta
quale sara' la differenza tra tra prima e ora
per me meglio prima, almeno uno spiraglio di liberta' esisteva e anche qualche regola.
Ora il buio e' pesto.
Scritto da nico — 20 gennaio 2012 alle 11:47
berlusconi ci ha ingannati tutti e ha ridotto l'Italia in miseria. è tutta colpa di berlusconi e delle sue promesse mancate. è stato primo ministro per quasi vent'anni e che ha combinato per l'Italia? NIENTE!!! Solo ai fatti suoi ha pensato.E' TUTTA COLPA DI BERLUSCONI!! CI HA RIDOTTO IN MISERIA!!
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