Il calcolo della pensione, la manovra di Monti, la presentazione del libro di BrunoVespa e l'ombra cupa di Berlusconi
C'è una relazione sottile che lega la manovra di Mario Monti, i sacrifici chiesti agli italiani ora impegnati all'infinito a cercare di capire quanto avranno e quando potranno andare in pensione (vedi il calcolo della pensione) e l'ennesima presentazione del libro di Bruno Vespa. Il filo lo tiene stretto in mano il vecchio Faraone, Silvio Berlusconi. Mani tremolanti, sempre agitate le sue, ma mani piene di un potere spropositato che a molti, legittimamente occupati a imprecare contro Mario Monti e i suoi ministri, contro quei provvedimenti così iniqui, continua a sembrare irrilevante o invisibile. Eppure, non è così.
A piazza di Pietra a Roma, al Tempio di Adriano, ieri c'erano Silvio Berlusconi e Bruno Vespa. Lo spettacolo dei due è andato in scena avendo come quinta il cartellone pubblicitario di quello che viene definito “l'ultimo libro di Bruno Vespa” (guarda il video). In realtà, i due, erano lì per mille altri scopi. Se fosse arrivato un extraterrestre ieri pomeriggio e avesse chiesto, ma chi sono questi due? Cosa fanno questi due anziani? Cosa avremmo potuto dirgli?
D'altro canto è difficile assegnare all'uno o all'altro una delle definizioni che i giornalisti amano aggiungere per chiarire il ruolo della persona che nominano. Cosa si può dire di Bruno Vespa? Lo si può indicare, semplificando e falsificando la realtà, con l'appellativo di “giornalista”? O ancor di più utilizzando il sostantivo, quasi sacro, di “scrittore” che fu di Franz Kafka, Cervantes e William Shakespeare? E cosa dire di Silvio Berlusconi? Il vecchio Faraone lo si può chiamare ancora “Cavaliere”? O in alternativa, sminuire il suo illimitato potere, riducendolo a “leader del Pdl”? O, peggio ancora, a “presidente del Milan”? Lo si può chiamare “proprietario di alcune delle più grandi imprese italiane”? Può bastare così?
Chiunque essi siano e come li si voglia definire, ognuno di certo ne ha almeno una di definizione, i due anziani signori si sono tenuti bordo a vicenda, come fanno sempre, mistifcando ogni angolo di realtà. I microfoni accesi. Le domande sulla politica dell'uno, le risposte dell'altro. Ora che non è più in maniera evidente primo ministro, il vecchio Faraone ha abbandonato le sue camice nere, i suoi atteggiamenti da Putin lombardo. Ora è in giacca e cravatta, quasi come un tempo. Sempre irrequieto con le mani, quasi mai fermo, come da sempre, punteggiando la cadenze delle sue trite spiegazioni dello scenario politico mandate a memoria infinite volte, senza neppure rendersi conto di cosa sia l'Europa e calpestando i valori per cui hanno combattuto Robert Schuman e Altiero Spinelli.
Ancora le domande su Bossi, altre risposte con quella voce impastata e nasale. I finti battibecchi sulle battutine di Bossi relegate a “rustiche e ruvide”. I sorrisi compiacenti degli spettatori. I rimandi a Benito Mussolini (guarda il video), le lettere della Petacci, le cupe battute sulla ingovernabilità dell'Italia, la democrazia minore, gli applausi della gente. Ancora le accuse alla magistratura e ancora la presenza di giornalisti affermati del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore a fare da spalla al capocomico.
E' sembrato di tornare indietro di mille anni e molto più. Eppure era solo ieri. Eppure è ancora oggi. Bruno Vespa e Silvio Berlusconi. Proprio così. Perché, infatti, se Mario Monti, il professore divenuto apparentemente primo ministro, se Elsa Fornero, la complessa e compassionevole ministra del Lavoro, e se Corrado Passera, il supermanager buono per ogni impresa, oggi sono lì a limare ancora la manovra con i sacrifici per gli italiani, i sacrifici per la generazione del 1952, il prezzo della benzina, le accise, le liberalizzazioni mancate, è per mano e sotto la guida di Silvio Berlusoni, soprattutto, che lo stanno facendo.
Già, perché, i voti, in Parlamento, che danno la fiducia al professor Monti e gli permettono di andare avanti, sono in maggioranza quelli che ha in mano, nei modi e con le maniere che conosciamo, Silvio Berlusconi. Certo ci sono anche i voti del Pd, di Pierluigi Bersani, ma loro oltre a essere in minor numero, alla fine, non sono mai riusciti a contare molto, sempre presi in mezzo da eventi e fenomeni che si sono mostrati sempre più grandi di loro. Così, quando un italiano si troverà a dover pagare qualcosa in più, per la pensione, per la benzina, provi a pensare a quella coppia che forse ha tanto amato. Provi a guardarla con attenzione. Provi a ripercorrerne le apparazioni e le gesta. Forse si accorgerà con chi deve prendersela davvero se l'Italia è ora questa qui.
Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
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Commenti
Scritto da tiziano — 16 dicembre 2011 alle 11:11
la cosa migliore che si può vedere su Bruno Vespa è il video dell'irruzione di Pietro Ricca a una delle presentazioni dei suoi "libri" http://www.youtube.com/watch?v=h_VS1LoMlZE
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