Il calcolo della pensione, la manovra di Monti, la generazione del 1952 e la gloriosa classe del '99
Improvvisamente il calcio non è il primo argomento di cui si parla e su cui, come al solito, ci si divide. Il malcontento, forte tra i i pensionati diventa indignazione, per il senso di ingiustizia subita, tra coloro che erano prossimi alla pensione. E’ probabile, infatti, che per gli uomini e le donne nati nel 1952, il calcolo della pensione (vedi il calcolo della pensione) procuri più dolore dei calcoli alla cistiffellea o ai reni. Dal momento che per evitare una disfatta, il governo Monti ha affidato soprattutto a loro il compito di resistere in attesa di approvare la seconda fase della manovra, ovvero l’attacco finale ai mercati che ormai sono additati da tutti come il nostro nemico.
Le cronache di ieri raccontano che in aula, al Senato, c‘è stata bagarre. Al suono di questa parola, la mente prova subito a farsi un’idea ma non è facile immaginare i leghisti, proprio loro che fino un mese fa hanno sostenuto il governo che ci ha portati a questo punto, protestare contro l’introduzione di nuove tasse. Bagarre, spiega il vocabolario, sta indicare la fase convulsa del finale di una gara ciclistica. Ma più che una tappa veloce, a tempo, la seduta di ieri è sembrata l’ennesimo momento drammatico che precede la decisione del governo di entrare in guerra. Mentre tutti i parlamentari si dividono, tra interventisti e neutralisti per le ragioni più disparate che vanno dal senso di responsabilità, al bisogno di restaurazione, alla difesa demagogica del proprio elettorato.
Davanti a uno scenario a tinte così fosche finalmente la gente, e non solo quella che un mese fa ha festeggiato le dimissioni di Berlusconi, sembra costretta a seguire con maggiore coinvolgimento queste fasi convulse delle attività parlamentari. Si capisce: passare dallo scenario patinato dei ristoranti affollati e degli aerei pieni, all’immagine della guerra non è facile. E’ quasi come svegliarsi da un brutto sogno. Almeno per chi ancora crede che Silvio Berlusconi sia colui che ci ha salvato dal fare la fine della Grecia e non, come è, il principale responsabile dell'afasia politica dell'Italia degli ultimi anni.
I più preoccupati sono proprio quelli della generazione del 1952. A cui il ministro Elsa Fornero aveva provato a promettere un'attenuazione delle misure. Ma poi, lei stessa era stata costretta ammettere che l'attenuazione sarà "comunque qualcosa di modesto". Poca roba per la generazione indicata da Monti come quella che deve aiutarci a resistere. Questa almeno è l’impressione che si ricava parlando con chiunque abbia poco meno di sessant’anni. Viene quasi immediato il collegamento con gli esponenti della classe del 1899 che al comando del generale Diaz furono gli artefici della gloriosa vittoria sugli austriaci. Quando i “nostri giovani” e “valorosi soldati” risalirono il Piave e presero alle spalle l’esercito nemico costringendolo a cedere. Forse una delle prime nozioni che ho appreso di storia moderna riguarda proprio questo episodio. A casa di mio nonno, davanti all’attestato appeso al muro, della sua nomina a Cavaliere di Vittorio Veneto. Quella è stata anche la prima volta che ho sentito pronunciare l’appellativo Cavaliere - così lo chiamavano in piazze e per le strade - tanto abusato negli ultimi anni.
Forse fra dieci, se non saranno vanificati dalla mancanza di crescita, verrà il momento in cui pure a loro saranno riconosciuti questi meriti. Con un analogo attestato. Per ora però, per molti della classe del 1952 è il momento dei saluti. Senza neppure tanta commozione. Si apprestano a partire, zaino in spalla, scarponi appena ingrassati ai piedi e divisa di fustagno addosso che punge. A loro, in primo luogo, è affidato il nostro onore in Europa e la nostra salvezza. E come è giusto che sia in ogni rappresentazione melodrammatica della guerra, oltre al nemico, un ruolo importante lo occupano i disertori. Quelli che si danno malati o che se ne inventano di tutti i colori pur di rimanere a casa, lontani dal ghiaccio, dal fango e dal sangue.
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Commenti
Scritto da pennabianca angelo — 15 dicembre 2011 alle 09:13
questo governo essendo tecnico non doveva guardare in faccia nessuno,quindi non guardando in faccia nessuno doveva cercare di salvare come si dice l'italia, ma per fare questo non si può chiedere tasse a chi gia non riesce a spendere soldi in bene di consumo cosi facendo riduce ancora i consumi quindi riduce ancora di piu la produzione di aziende e fabbriche con conseguenze per l'occupazione, senza entrare nel dettaglio di cio, diciamo solo che cosi facendo riduce anche il pil perchè chi dovrebbe consumarlo. cosa doveva fare ridurre le spese. tanto facile ma siccome va a toccare interessi di caste, composte per la maggiore da chi ci ha sempre governato e sempre stato intoccabili ma sempre di piu privileggiato la loro conservazione ,cosa doveva fare invece, intervenire dove il guadagno: rispetto ai costi di gestione è molto elevato,così facendo toglieva anche interesse per le mafie perchè dove c'è guadagno eccessivo sicuramenter c'è l'intereesse della mafia. altro esempio ridurre si i costi delle pensioni ma come dividendo in due quote il valore della pensione 50 e 50 una parte quota versata indivuadualmente, una uguale per tutti dove il governo poteva intervenire per ridurre o aumentare uguale per tutti allora il governo politico ha sempre guardato un po indietro,cioe quale era l'interesse per cui qualcuno votava loro, ma questo che non doveva guardare in faccia nessuno doveva fare quello che gli altri non hanno mai avuto coraggio e interesse a fare, percio mi sembra che questo sta mettendo in atto interessi futuri politici.
Scritto da cosa ne sarà di me?non ci capisco + niente.... — 15 dicembre 2011 alle 16:39
Salve sono un'insegnante di scuola dell'infanzia, ho compiuto 60 anno nel mese di giugno 2011 essend del 1951, e maturerò al 31 agosto 2012 38 anni con regolari contributi, pur avendo iniziato a lavorare il primo febbraio 1971 come risulta dai certificati di sevizio.
Ringrazio e saluto
Virginia Pucciarelli
Scritto da laura — 9 marzo 2012 alle 10:55
Chiedo a tutte le persone del 1952 di non accettare questa iniqua soluzione del governo, la Ministra Fornero, poteva aumentare di 2 anni l'attesa d'uscita alle persone del 51 e 2 a quelli del 52. Questa mi sembra una posizione un po' piu' equa, dove sta scritto che noi del 52 dobbiamo salvare l'Italia e gli altri????? Soprattutto Voi della casta siete veramente discutibili sotto gli occhi di tutti noi.
Scritto da carmine — 2 maggio 2012 alle 17:47
l'equità è una parola che i "professori" del governo iterpretano in modo anomalo! Cosa c'è di equo nel penalizzare i nati del 1952?... se avessi avuto il PRIVILEGIO di nascere nel 1951, con 35 anni di contributi, starei in pensione... invece essendo nato nel 1952 anche se posso (vantarmi) di avere 37 anni di contributi devo conquistarne solo altri sei di anni !!! congratulazioni ministro quando avro' 65 anni, forse, anch'io insegnante super vessato, saro' premiato con una pensione ANTICIPATA!!!!!!!!!!!!!!
Scritto da una donna nonna lavoratrice del 1952 — 11 settembre 2012 alle 08:12
Nell'era del computer, dell'informatica, è sotto gli occhi di tutti che nasce un nuovo analfabetismo: le persone grandi apprendono dai giovani, la società procede a ritmi sfrenati e nella corsa i grandi perdono terreno.
Nelle scuole molti insegnanti, stanchi non hanno più niente da dire, nella sanità le nuove tecnologie acquistate, sono poi usate? non c'è ricambio, paese in crescita? Formazione continua per chi è già sul mercato.
Gli altri, le forze nuove ci stanno a guardare aspettando di entrare...che logica
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