Il calcolo della pensione, il calo delle temperature e il segreto delle antocianine

di Federico Pace — 17 dicembre 2011

Ci mancava pure il freddo. Cinque, sei, anche undici gradi in meno. Sembra che la perturbazione arrivi dalla Groenlandia, il gigante gelato che sta lassù, oltre il Nord, dove l'Europa svanisce in un chiarore di ghiaccio e dei blu scurissimi. Il clima, quello meteorologico, vira verso il brutto. Non bastava il clima politico, tra farsa e tragedia, non bastava il clima economico, la crisi, la manovra di Mario Monti e quelle norme che finiscono per svantaggiare chi di vantaggi non ne ha mai avuti troppi. In pensione ci si va sempre più tardi, almeno se si è un cittadino semplice, e non si sa neppure quanto si riuscirà a prendere (vedi il calcolo della pensione). Gli amministratori della cosa pubblica, il vecchio Faraone per primo, invece di amministrare per il bene dei cittadini, hanno preferito divenire insetti che succhiano la linfa vitale della società.

In un parco di Roma, vicino alle Mura Aureliane, un uomo un po' avanti con l'età ha portato anche questa mattina il suo cagnetto a fare una passeggiata. Sta stretto nel cappotto e rimugina anche lui. Pare fare i conti con la solitudine e le preoccupazioni. Con i suoi progetti che non quadrano più. Gira e rigira lungo un vialetto mentre il suo cagnetto fa avanti e indietro sull'erba, annusando qualcosa, o fingendo d'annusare, quasi giusto per intrattenersi un po' e allontanarsi dallo sguardo dell'uomo. Non c'è quasi nessuno.

Anche le ultime foglie hanno lasciato la presa e si sono perdute nell'aria. L'uomo si ferma a guardarle. In terra, prima di insecchire, pulsano ancora di vita e trasmettono gli ultimi bagliori colorati. Intorno agli alberi, nelle loro parvenze di microvita vegetale, sembrano le braci di una fiammata avvenuta in un tempo trascorso da poco ma che abbiamo perduto per distrazione o negligenza. Colori ancora vivi, almeno per un poco. Variazioni di rosso. Qualche traccia di giallo. Sembianze di vita, variazioni cromatiche.

L'uomo sta lì, quasi perduto, a rimirare quella specie di miracolo naturale, inspiegabile e meraviglioso. Sembra anche lui un albero, con quella posa seria che hanno nelle notti d'autunno, quando il giorno è così breve e la luce che manca è così tanta che alle piante non resta che una posa silenziosa.

Ogni cosa deve avere un senso e una ragione. Un perché. Anche il colore delle foglie. Ma chissà qual è. Secondo alcuni biologi il rossore sarebbe la manifestazione di una difesa messa in atto dalle foglie per ripararsi dall'attacco degli insetti. Il rosso invece del giallo. Tanto che, dicono alcuni, gli alberi con le foglie rosse, soprattutto al di là dell'Atlantico, sopravvivono meglio agli attacchi degli insetti che vanno alla ricerca della linfa vitale altrui.

Con questo freddo, con questa luce che ogni giorno diventa sempre esile, la vita verde della clorofilla ha estinto se stessa in attesa di una luce più viva. In quel minuto universo che è una foglia, non restano che questi pigmenti a approfittarne a prendersi quel poco di spazio. Antocianine, carotenoidi. Rossi o gialli. Gli zuccheri come fonte di colore, rossori di vita, grida disperate in mezzo al silenzio del verde dell'erba che invece ora, al contrario, pare rinascere dopo la secchezza dell'estate. L'uomo è ancora lì a guardarle, come se potesse così, anche lui, apprendere il segreto che lo aiuti a difendersi un po' di più.

Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)

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