I tassi che crollano al 3,2%, lo spread che risale, le elezioni anticipate in Grecia e i propositi per il nuovo anno

di Antonio Carbone — 28 dicembre 2011

Dopo un inizio favorevole con i tassi crollati al 3,2 %, lo spread ha ripreso a salire in serata. Con questo andamento della Borsa, sono tempi difficili per chi ci governa figuriamoci per chi deve fare i titoli dei giornali. Intanto dalla Grecia giungono nuove notizie. I nostri vicini, e non solo geograficamente, andranno alle elezioni politiche anticipate entro la fine del prossimo aprile e non il 19 febbraio come in un primo momento sembrava. L'accordo tra i due principali partiti greci - il socialista Pasok e quello di centro-destra Nea Dimocratia (ND) -   è maturato nel pomeriggio di ieri. ''Il futuro del Paese  si deciderà nelle due o tre settimane successive al 16 gennaio, durante i negoziati sui nuovi aiuti internazionali e sul piano per rifinanziare il debito'', ha dichiarato il Ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, parlando ad una riunione del Pasok.

Da mesi ormai guardiamo alla Grecia più che con solidale preoccupazione, con lo sguardo cinico di chi pensa spesso a quella frase, "rischiamo di fare la fine della Grecia", come una jattura. Come se noi non ne avessimo già abbastanza di jatture. A proposito di questo Silvio Berlusconi è tornato a parlare e a esprimere le sue idee sulla manovra economica approvata. E sebbene relegate nelle pagine interne dei giornali, molti dei politici e tecnici, tra cui anche il Presidente del consiglio Mario Monti, si sono sentiti in dovere di replicare. Questo è il paradosso tutto italiano: l'artefice dei nostri guai che polemizza con chi prova a risolverli. E' quasi una figura mitica per quanto sia pervicace. Esiste nella Bibblia qualcosa del genere, nell'Iliade o nell'Odissea?

Tornando alla Grecia, le notizie che arrivano da lì non sono incoraggianti. Cominciano a scarseggiare anche i medicinali, a quanto pare. "Ci sarebbe stata una rivoluzione, se questa fosse un'altra nazione, una società diversa, con cittadini diversi” ha detto qualche giorno fa il Ministro dello sviluppo, Michalis Chrysochoidis. E giustamente sull’Ekathimerini, Pantelis Boukalas, nel suo articolo faceva notare che non si capiva in che accezione il ministro lo avesse detto se "per insultarci o lodarci".

Nella versione inglese dell'articolo del giornale greco, si ripete più volte il verbo "to endure", resistere, sopportare. Lo leggi e subito ti viene in mente William Faulkner, lo scrittore americano, premio nobel nel 1949, autore di libri importanti che forse più ha incarnato questo verbo nella scrittura. A corredo dell'articolo c'è una fotografia che inquadra un uomo che cammina da solo all'imbrunire, con una busta in mano, su una strada coperta da foglie secche. Per un'altra associazione mentale pensi ad Harvey Keitel nel film di Anghelopoulos, Lo sguardo di Ulisse. O alle persone immortalate nelle foto di Ara Güler, l'occhio di Istanbul così come è stato definito. 

Se questa fosse un altra nazione - e penso all'Italia di Giorgio Bocca - sicuramente uno come Francesco Maria De Vito Piscicelli, non ci sarebbe stato. Perché forse avrebbe provato un sano disprezzo di sé al solo pensiero di  ridere sulle disgrazie del terremoto in Abruzzo, così come ad atterrare con l’elicottero sulla spiaggia di Ansedonia per accompagnare la madre al ristorante sul mare il giorno di Santo Stefano. E’ chiaro, non sappiamo in che tipo di reato è incorso Piscicelli, lo accerteranno le inchieste, ma prima ancora del codice penale sarebbe dovuto soccorrerlo l’amor proprio per evitargli comportamenti del genere. Amor proprio, un po’ di resistenza o di resilienza come adesso è di moda definirla, e una giusta dose di malinconia nello sguardo; questi sono i sentimenti che dovranno accompagnarci anche il prossimo anno per approdare in un porto più sicuro.

 

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