I migliori film in dvd del 2011, da Malick a Duncan Jones

di Matteo Sarlo — 27 dicembre 2011

Qui la lista, soggettiva, dei migliori 6 dvd usciti nel 2011. Ho sempre pensato al cinema come ad una possibilità ri-creativa. Nel duplice senso di rinverdire il quotidiano, sottraendogli gravità pure se per poche ore, e nel senso di costruire nuovi mondi, non per semplice svago ma come stanza di riflessione. I film qui elencati, semplicemente, hanno mosso entrambe le azioni. E in entrambi i casi - sottrazione e creazione- con, almeno, un occhio aperto alla contemporaneità. Nel paradosso adorniano dell’arte che, opponendosi alla società, la racconta.

1.SOURCE CODE. Il secondo lungometraggio di Duncan Jones. Dopo la solitudine del fantascientifico Moon, Il figlio dell’ “alieno” musicale David Bowie, ci racconta un uomo, un capitano dell’esercito, costretto a rivivere gli ultimi 8 minuti della sua vita. Solo 8 minuti. Deve estrapolare informazioni per la sicurezza nazionale, ma non può toccare nulla. Poi il sorriso ripetuto di una donna che lo crede un'altra persona. E lui vorrà salvarla. Modificare le linee di forza del futuro, attraverso 8 minuti perduti. Guarda la scheda di Source Code.

2.TREE OF LIFE. Terence Malick pensava di intitolarlo Q il film che lo ossessionava. Alla fine è uscito, ma con un altro titolo. Con Brad Pitt e Sean Penn, la storia racconta di una famiglia texana negli anni 50. Il micronucleo familiare è usato, però, per provare a raccontare la genesi del mondo e, così, il suo senso. Nel 1969 il regista traduce Martin Heidegger, forse l’uomo che più di altri ha sentito di riproporre la domanda sull’essere. E, crudelmente, sul nostro esserci per la morte. Guarda la scheda di Tree of Life.

3.MEMENTO. È il montaggio a renderlo, forse, il capolavoro di Cristopher Nolan. La prima scena è l’ultima in ordine cronologico, poi la prima, poi la penultima, poi la seconda. L’ultima scena del film è quella centrale. Leonard Shelby tenta di salvare la moglie da un aggressione. Viene colpito alla testa, perdendo la capacità di immagazzinare nuovi ricordi. Tutto il film racconta il suo tentativo di vendetta contro l’uomo che ha violentato e ucciso sua moglie, nell’incapacità di fissare alcun nuovo volto. Nolan riflette sull’impossibilità della costruzione di un’identità senza memoria. Forse consapevolmente, diametralmente opposto al problema del Funes di Borges: vivere ricordando ogni cosa. Ogni foglia caduta. Guarda la scheda di Memento.

4.L'ALTRA VERITA'. Ken Loach, regista del film, porta sulla scena la morte, in Iraq, di Frankie, interpretato da John Bishop, un contractor, un mercenario, sulla Route Irish (da qui il titolo originale) a Baghdad, la disperazione della vedova Rachel, Andrea Lowe, e l’ossessione del suo migliore amico, Fergus, nel voler trovare una spiegazione diversa da quella ufficiale. Serbatoio di letture, Loach sembra portare alla luce un nucleo economico incontrollabile, difronte al quale l’uomo è solo un cittadino fragile e impotente. Ma, anche, disvela la più grande impossibilità dell’essere umano: non quella del cittadino difronte all’economia ma dell’uomo difronte al divenire Guarda la scheda de L'Altra Verità .

5.RAGAZZO CON LA BICICLETTA. Una produzione italo-francese-belga, il racconto esile dei fratelli Dardenne traccia la crescita di un ragazzo abbandonato dal padre. Lo cerca. Lo ritrova. Per venirne, ancora, allontanato. Ma è nell’incontro con Samantha, parrucchiera che accetta di tenerlo con sé, che trova una spiaggia dove non c’è solo rammarico ma, anche, il sapore della leggerezza dei suoi anni. Guarda la scheda del Ragazzo con la Bicicletta.

6.BLINDNESS. Il film prende le mosse dal capolavoro di Josè Saramago. Un uomo sta in fila al semaforo rosso. Attende con gli altri il cambiamento cromatico che conferisce la libertà di passaggio o, anche, di fuga. Ma quando scatta il verde una macchina rimane ferma. L’uomo non vede più, immerso in un bianco di latte. Sarà l’inizio di un’epidemia, allegoria di un baratro più morale che fisico. Il più grande merito del film è di non allontanarsi dalle parole del Nobel portoghese. E, così, non sovra-interpretarlo o, inevitabilmente, mutarlo. Solo per rimanerci aggrappato e, nel mezzo cinematografico, farci vedere la “cecità”. Guarda la scehda di Blindness.

Scrivi un commento

Anteprima del commento