I lucchetti di Moccia a Ponte Milvio, la mozione del municipio, la battaglia di Alemanno e un'ultima occhiata

di Matteo Sarlo — 12 dicembre 2011

Hanno i giorni contati, i lucchetti di Ponte Milvio nati dall'impulso delle parole di Federico Moccia. La mozione per “ripulire” i lampioni del ponte è stata votata dal XX municipio per 12 voti a uno. “È una questione principalmente di sicurezza ma anche di bonifica da una situazione degradata”, dice il presidente Gianni Giacomini. Serviranno solo delle cesoie.

Oggi a Roma piove. I riflessi d’acqua lucidano il cemento dei marciapiedi come il sudore la fronte di un impiegato stretto nel suo abito. Tuttavia, c’è ancora un gruppetto di ragazze su quel ponte. Forse tradite dal sole della mattina, precaria illusione quotidiana. Sono in cinque e formano un semicerchio. Come se lo spazio vuoto lasciato, a non chiudere la circonferenza, fosse voluto e, in qualche misura, calcolato geometricamente. Hanno quel modo di parlare che attrae i passanti. Lo sguardo affinato di un vecchio le abbraccia come ricordandosi delle ragazzine della sua età, quando continuava a stare fuori dal semicerchio ma faceva di tutto per incunearsi da lontano. Deve pensare ancora che parlano in quella loro maniera irraggiungibile. E gli pare ancora una magia.

Difficile dire se sanno della mozione voluta, tra gli altri, anche da Alessandro Cozza, presidente municipale del Pd, che decreterà l’abbattimento di tutti quei lucchetti ancora appesi. Chissà dove finiranno tutti questi lucchetti e chissà in quale forma. Tritati dentro le fauci aguzze di macchinari chiodati o forse liquefatti in una fusione a migliaia di gradi. In ogni caso, accadrà tra pochi giorni. Anche se ora il sindaco Alemanno dice che è meglio sentire Moccia prima di prendere una decisione.

“Tra oggi e domani darò mandato all'ufficio tecnico del Municipio di agire” chiarisce Giacomini. Lo stesso Alessandro Cozza ha invitato i ragazzi ad essere meno banali, ad incontrarsi più spesso o, se questo accade, trovare un altro simbolo che li unisca. Chissà con chi usciva Cozza quando era un ragazzetto. Chissà quale il simbolo che univa le sue relazioni. E oggi chissà come le ricorda.

Di nuovo le ragazze, forse sanno che i lucchetti verranno rimossi. E sono qui proprio per dare un’occhiata veloce a ciascun lucchetto, vincolo simbolico o allegoria di un’unione che mai loro pensavano potesse giungere a conclusione. Rischiano di finire prima i lucchetti che le loro relazioni. Una, d’improvviso, rompe la geometria della loro figura di gruppo. Attraversa orizzontalmente il ponte per cambiare sponda, mentre le quattro guardano verso il basso, verso il Tevere. Non sono tanti metri, ma sembra così alto da qui.

La ragazza raggiunge il lampione e comincia a cercare, sposta quei vincoli di ferro come il bambino che toglie di mezzo la carta dal regalo sottostante. Poi si ferma. Ne stringe uno con una sola mano. Lo tiene teso, fuori dal mucchio. Poi lo lascia, per non guardare ancora.

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