Fiorentina Roma 3 a 0, le espulsioni di Juan, Gago, Bojan e l'attesa per le dimissioni di Luis Enrique

5 dicembre 2011

Questi sono giorni di pioggia, e quando piove non smette più. La Roma perde anche a Firenze, 3 a 0. Ma non è solo una sconfitta. Perché a Firenze non ha fatto che piovere, dall'inizio alla fine, e la sconfitta non è stata una semplice sconfitta, una cosa che ci può stare, una di quelle cose normali che nel calcio succedono. No, è stata una sconfitta paradossale, isterica, tragica. Tre espulsi, due rigori, squalificati, infortunati e, dopo il pugno di Osvaldo a Lamela, ancora tanta tensione.

All'inizio la squadra di Luis Enrique aveva mostrato un certo piglio anche se in campo c'era la figura incerta di Cicinho e Francesco Totti era rimasto in panchina, chiuso nella malinconia del suo giubbotto impermeabile. Poi però, è bastato aspettare un quarto d'ora per cominciare a capire cosa sarebbe successo. Juan si è fatto ingannare dalla sua sicurezza e dall'astuzia di Stevan Jovetic. Si sono presi per la maglia, Jovetic ha quasi obbligato Juan a cadergli addosso, tirandoselo dietro. Forse il rigore neppure c'era. Ma conta qualcosa saperlo? Rigore e espulsione. Maarten Stekelenburg ha quasi sfiorato la palla con le dita protese. In quel gesto, in cui con estremo sforzo è quasi arrivato a evitare la rete senza però riuscirci, sono sembrate sintetizzate le settimane di questa Roma. Pare quasi farcela, e invece non ce la fa.

La Roma, anche in dieci, ha ripreso comunque a giocare. Ha dato ancora mostra di sé. Ma senza mai pungere. Osvaldo era stato punito per quel colpo a Lamela, così la “punta con la coda” non era in campo. E là davanti, piccolini e fragili, Bojan e Pjanic, non riuscivano a pesare in alcun modo. La squadra ancora una volta ha dimostrato di essere infantile, quasi bambina. Lamela quasi impalpabile. La sconfitta, una semplice sconfitta, che le si profilava davanti, ai suoi occhi è parsa orribile come il buio a un bimbo che rimane atterrito in un corridoio e non sa come comportarsi davanti a quella minaccia percepita come gigantesca e spropositata. Poco prima della fine del primo tempo, c'è stato il gol del due a zero. Un colpo di testa di Gamberini su un incerto Heinze. Ancora un gol su calcio da fermo.

Così tutto è precipitato. Luis Enrique, spaesato e asturiano, tanto ostinato quanto inconcludente, si è perduto nei meandri di sostituzioni incomprensibili facendo entrare figure di retrovia (José Angel, Simplicio e Greco) e riducendo ancora la quota di personalità della squadra. Gago ha perduto la testa con le sue entrate in scivolata. Due ammonizioni e un'espulsione. Bojan sempre più ingabbiato nella rete della sua fragilissima psiche ha usato le mani per impedire che un tiro, che forse sarebbe finito fuori, diventasse un'altra rete. Anche lui espulso. Un altro rigore. E un altro gol. L'arbitro, a compimento di una conduzione un po' discutibile, ha concesso anche quattro minuti di recupero. La prossima partita è Roma-Juventus. I giorni che ci separano dal match saranno lunghissimi. E l'attesa per le dimissioni di Luis Enrique comincia a farsi sempre più impaziente.

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