Fiorello e Benigni, l'inno del corpo del sciolto e la Rai al tempo della manovra di Monti e le lacrime della Fornero

6 dicembre 2011

Alla fine è arrivato anche Roberto Benigni. E' così il trionfo dello showan Fiorello e del suo Il più grande spettacolo dopo il weekend è stato completo. C'è stato tutto. Tutto quello che il telespettatore si doveva aspettare, almeno a dire della Rai che c'è quando non serve, e non c'è mai quando serve. C'è stato l'Inno del corpo sciolto (guarda il video). Le battute sulle dimissioni di Berlusconi (le“più belle degli ultimi centocinquanta anni”), le canzoni di altri tempi per celebrare il ritorno dello spettacolone retrò (La porti un bacio a Firenze), le battute sui tagli del governo Monti che tanto piacciono agli italiani (la Roma che ha giocato in otto), Jovanotti che canta, i riferimenti al profilattico, l'omaggio a Sandro Pertini, il presidente socialista, e il richiamo al fatto che “ai giovani servono esempi di onestà”. Ma quali esempi, o meglio quale indicazioni, sta dando la Rai in questi giorni ai giovani e agli adulti che volgono lo sguardo alla tv?

Basta guardare quello che è successo appena due giorni fa. Domenica 4 dicembre. Erano le 20 di sera quando è cominciata la conferenza stampa del Presidente del Consiglio Mario Monti e dei suoi ministri per illustrare la manovra economica, definita poi dallo stesso Monti il decreto “salva Italia”. L’importanza della comunicazione avrebbe dovuto suggerire a qualche dirigente Rai di cambiare il palinsesto. O magari, vista la felice coincidenza dell’orario, indurre il “direttorissimo” Augusto Minzolini a stravolgere la scaletta del suo telegiornale per seguire in diretta l’evento. Come si è sempre fatto in passato. Invece niente di tutto questo è successo. Il TG1 è andato avanti liscio. Su Rai2, neanche a parlarne. Su Rai3 nel momento topico della conferenza, più o meno in coincidenza con le lacrime del ministro del Lavoro Elsa Fornero, Fabio Fazio era impegnato nel fare uno spottone al film mediocre di Fabio Volo. E persino la presenza di Pierluigi Bersani, già prevista da tempo, è apparsa intempestiva per l’ovvia difficoltà da parte del segretario del Pd di commentare qualcosa che stava succedendo in quel preciso momento. Da un’altra parte, però!

In pratica, il servizio pubblico, ha bucato la notizia. O ha preferito bucarla, perché non interessata alla "realtà". Enrico Mentana, così, ha approfittato di questa “distrazione”, l’ennesima, per occupare lo spazio. Lo ha fatto in verità a partire da qualche ora prima. Anticipando le indiscrezioni che trapelavano dal consiglio dei ministri, per poi dare in diretta la conferenza stampa. Certo la diretta c'era su RaiNews24, ma chi si sintonizza su quel canale alle otto di sera? 

Per coloro che guardano prevalentemente la Rai, in pratica il 4 dicembre, a quell’ora, non era successo niente di così rilevante. Le persone, quelle che tornano a casa da una giornata di lavoro, chi ce l’ha, e che non hanno modo di informarsi consultando internet o leggendo i giornali, dovranno aspettare ancora per capire. Ancora due giorni. Dovranno ancora sorbirsi o gustarsi, a seconda dei gusti, Fiorello. Così da poter ridere ancora, animanti o rianimati come in un villaggio turistico, come se tutto sommato le cose non andassero poi malaccio. Malgrado qualche battuta e persino la partecipazione di Benigni…ma sì, buttiamola a ridere, non c’è nulla di cui preoccuparsi. Se uno ignora la verità, chiaramente.     

Solo martedi sera, queste persone, sapranno qualcosa. Quando Monti andrà a Porta a porta. Dovranno però subirne la spettacolarizzazione, i din don della porta che si apre, la musica fuori luogo di Rossella O' Hara e i modi affettati di un giornalista di un racconto dell’Italia che orami non esiste più. Ammesso che in qualche momento, in passato, sia esistito quel racconto.

Solo a queste condizioni potranno sentir la voce del presidente del Consiglio che li inviterà ad accettare sacrifici ulteriori. La distonia sarà lampante. Da una parte la compostezza di Monti, nel rinnovare questo invito agli italiani ad accettare i sacrifici e dall’altra la presenza di Bruno Vespa, che tradisce sin dalla postura l’ipocrisia di un’Italia che sarebbe meglio porsi il più in fretta possibile alle spalle. Sarà ancora più evidente che quel contesto non giovi affatto alla esigenza di comunicazione, pur legittima del governo  

Il giorno dopo, le stesse persone che hanno bucato l’evento della domenica, ancora compiaciuti degli ascolti di Fiorello del lunedi si aspetteranno di fare il bis. E non è escluso che lo faranno. Così che di fronte a un buon risultato potranno pensare di aver visto lungo. Di essere ancora capaci di interpretare l’Italia e l’umore della gente. Che hanno fatto bene, tutto sommato, a non prendersi il disturbo di cambiare il palinsesto domenica sera. Che la gente vuole ridere, distrarsi. E magari semplicemente identificarsi in chi vince ogni sera. Intrattenimento e sangue. Le lacrime le lasciano alla ministra Elsa Fornero.  

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