Fabio Volo, Il giorno in più al cinema, il libro Le prime luci del Mattino e l'espediente per tenervi lontani dalla complessità

di Antonio Carbone — 18 dicembre 2011

C'è poco da fare, con i suoi milioni di copie vendute di libri, il suo ultimo film Il giorno in più tratto dal suo romanzo, Le prime luci del mattino, le comparsate televisive, i progetti annunciati di un nuovo programma televisivo a marzo su Raitre, Fabio Volo è un fenomeno che non si può ignorare o semplicemente snobbare. Riconosciamogli dunque i giusti meriti soprattutto dopo che ha confessato che essere trattato con sufficienza sia la cosa che più lo ferisce. Lo fa star male e quasi l’umilia, nonostante il successo. Perché a Fabio Volo questo trattamento e invece tanto riguardo, per esempio, per Jovanotti, il più importante della schiera dei neomelodici di sinistra? Eppure lui non è uno alla Federico Moccia rimasto legato, è il caso di dire, ai lucchetti. Questo è quello che si legge tra le righe dei suoi discorsi.  

Lui offre un’immagine di sé modesta, quasi sottotono che non lo rende mai antipatico. E a suo favore gioca il fatto di essere uno che ce l’ha fatta da solo, nonostante Cecchetto. Figlio di un panettiere della provincia di Bergamo aveva tutto da perdere, è vero, ma sai quanto sarebbe stato amaro tornare con la coda tra le gambe a sporcarsi di farina di nuovo dopo aver dovuto ammettere a stesso e ai genitori di non avercela fatta? Quindi onore al compagno Volo che pochi giorni fa alla Gruber ha dichiarato, tra l’altro, di aver votato PD alle ultime elezioni. Sempre alla Gruber, che è giusto sottolinearlo lo ha trattato con rispetto e affetto quasi materno non scevro di una componente di eros, ha dato risposte banali, semplici, compiacendosi di questa semplicità. Come aveva fatto anche da Fabio Fazio. Per cui non sai se la colpa è sua o di chi lo stimola con domande difficili credendo di essere davanti al protagonista del film Oltre il giardino.    

A fronte di tale considerazione viene da chiedersi qual è l’aspetto più importante della sua personalità. Lui stesso messo alle strette confessa di essere consapevole di non avere lo spessore di uno scrittore alla  Roth e al giornalista che lo incalza chiedendogli allora come si considera, dice di sentirsi semplicemente Fabio Volo. E qui sta forse svelato  l’arcano. Con quella risposta lui non sta soltanto dicendo che vuole essere se stesso ma anche di incarnare questa nuova categoria che sta emergendo con lui. Aspettiamoci allora tanti altri "Fabi Voli". Pronti a riscaldare gli animi in questi giorni freddi, e non solo per il clima, con riflessioni e sentimenti liquidi. Espressione tanto abusata al punto che pure Fabio Volo se ne impossessato.

Evitiamo dunque la spocchia - spesso figlia della invidia o di chi si sente di appartenere al circolo esclusivo - e guardiamo al fenomeno Volo come a una sorta di espediente che ci offre il mercato, a un prezzo modico tutto sommato, per tenerci lontani dalla complessità che di questi tempi fa forse persino più paura della crisi e limitiamoci soltanto a esprimere un veloce e poco impegnativo giudizio su di lui come su tutto il resto. Così come spesso facciamo su Facebook con un semplice, mi piace/non mi piace più.

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