Approvata la manovra, le pensioni di Monti e i sindacati, l'Ici, le tasse e le condizioni per salvare l'Italia
“Forse non ci siamo capiti. L’Italia ha pochi mesi di vita. Se non interveniamo subito andiamo in default. Non riusciremo più a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici. In tutto il Paese si fermeranno i bus e i tram. Sarà la fine”. Questa è la frase con cui il presidente del Consiglio Mario Monti ieri sera ha raggelato il leader del partito democratico, Pierluigi Bersani, facendogli capire in maniera schietta e decisa che l’Italia è sotto ricatto del mercato e non ci sono margini di trattativa.
Alla fine la verità, per quanto amara, è venuta a galla. E i tecnici tenuti per molto tempo fuori dal Palazzo, in modo che l’amministratore di allora a chi era preoccupato potesse mostrarne soltanto la facciata intatta, hanno avuto modo di entrarci e constatarne le gravi lesioni strutturali.
Nel frattempo Silvio Berlusconi, dopo essersi dimesso, concede interviste allo stadio in cui manifesta l’intenzione di tornare a fare il presidente della sua amata squadra di calcio. Come dire, finita la buriana, gli sembra normale tornare nei ranghi della sua classe di appartenenza considerandosi ancora un vincente e soprattutto poco responsabile della condizione in cui si trova il Paese che fino a poco tempo fa guidava. Poco afflitto e per niente compassionevole se ne sta alla finestra a osservare il Professore darsi da fare per mettere in sicurezza il Palazzo. Se qualcosa lo preoccupa è il destino delle sue aziende.
Sia chiaro, non è il solo. Anzi è in buona compagnia. Pier Francesco Guarguaglini si è da poco dimesso dalla presidenza di Finmeccanica, costretto dagli scandali, con una liquidazione oscena. Anche lui si accinge a prendere posto alla stessa finestra o loggione, in attesa di tempi a lui più favorevoli. Non considerandosi, come ha dichiarato, affatto in età pensionabile. E dall’alto della sua posizione può permettersi il lusso di osservare questi sforzi per introdurre un po’ di equità nella manovra economica con l’atteggiamento distaccato di chi sa che non ha niente di cui temere. Come altri. Di cui, purtroppo, sappiamo poco.
I veri invisibili in Italia del resto sono i ricchi, non i poveri. Dei poveri sappiamo tutto. Qualsiasi istituto di ricerca li ha studiati e vivisezionati da anni e se ciò non bastasse ci pensa il cinema e la televisione a rappresentarli. I ricchi invece, li conosciamo come categoria astratta. Protetti da una cortina di discrezione come se vivessero perennemente in un enclave, simile a quelle sale riservate di certi ristoranti di lusso. Persino il cinema di rado se ne occupa sarà perché, come diceva qualcuno, sono poco fotogenici.
Appartati e lontani da questi problemi si guardano bene dal partecipare al di fuori dei loro rituali. E come se non fosse affar loro il destino dell’Italia. I ricchi, diciamolo una volta per tutte, sono la vera classe transnazionale, cosmopolita, globalizzata, e per questo coccolata dai mercati a cui non interessa la morale e tantomeno la provenienza dei soldi. Intoccabili, proprio perché funzionali al mercato, se proprio costretti a esprimersi lo fanno nelle forme e nei modi non dissimili da quel paternalismo padronale di stampo ottocentesco. Vedi Della Valle e Montezemolo non caso presi di mira da Maurizio Crozza nel suo spettacolo del venerdì sera sul La7 .
L’Italia è sotto ricatto dei mercati. L’intero “popolo”, quello che tanto piace evocare ai politici di entrambi gli schieramenti nei loro discorsi elettorali è sotto sequestro dei mercati. E la frase di Monti, a cui si accennava all’inizio, equivale a un prendere atto dell’ultimatum inviatoci, subdolamente, dai sequestratori. Prendere o lasciare. Macelleria sociale o morte. La Grecia si avvicina. In mezzo la voce della gente che fa fatica ad andare avanti e che ora dovrà convincersi persino a lavorare altri due anni prima di andare in pensione. Per la sopravvivenza del Paese e il futuro dei giovani, questo è il ricatto. Sommessa oppure gridata, questa voce ricorda tanto il tono delle lettere che il presidente della Democrazia Cristiana inviava dal carcere agli esponenti del suo partito. Una frase in particolare contenuta in una delle ultime lettere - su cui lo scrittore Leonardo Sciascia nel saggio L’affaire Moro pose giustamente la sua attenzione - sembra ancora parlarci. O meglio, parlare alle stesse persone: “se la pietà prevale il Paese non è finito”.
Il sacrificio di Moro e il sacrificio richiesto al popolo per salvare l'Italia. L'unico modo per evitarlo e rompere il fronte della fermezza e aprire una trattativa con la parte più ricca degli italiani, che più ha beneficiato del lassismo del governo precedente, affinché si faccia carico del momento. Avvertendo prima di tutto questa esigenza di solidarietà come un impegno civile. Se la solidarietà, la sostenibilità e la coesione sociale prevale il Paese non è finito.
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Commenti
Scritto da enzo — 4 dicembre 2011 alle 22:54
Già così eravamo nella merda!
Alla Fiat di Merda di Mirafiori quando và bene si lavora sei giorni al mese lo stipendio fà letteralmente Cagare!!
Se fino ad ora si arrivava a stento alla terza settimana del mese ora con l'ennesima inculata non ci resta che
rubare oppure uccderli tutti sti maledetti Bastardi figli di puttana!!
Per chi ha i soldi è cambiato ben poco per noi invece è la rovina!!
Se solo ne avessi i mazzi e l'opportunità farei una Strage!!!!
Ne ho proprio i coglioni pieni ed ora divento Cattivo!!!!
Scritto da enzo — 4 dicembre 2011 alle 23:03
prima ho fatto un sacco di errori di ortografia talmente mi girano i coglioni!!!!!
Scritto da berck — 4 gennaio 2012 alle 12:56
l'Europa ci chiede di aumentare l'età della pensione perché in Europa tutti lo fanno.
Per contro noi chiediamo:
di arrestare tutti i politici corrotti,
di allontanare dai pubblici uffici tutti quelli condannati in via definitiva perché in Europa tutti lo fanno,
o si dimettano da soli per evitare imbarazzanti figure.
di dimezzare il numero di parlamentari
perchè in Europa nessun paese ha così tanti politici !!
di eliminare i politici delle province
perchè ci sono già quelli delle regioni da almeno 40 anni !
di diminuire in modo drastico gli stipendi e i privilegi a deputati e senatori,
perché in Europa nessuno guadagna come loro.
di poter esercitare il “mestiere” di politico al massimo per due legislature
come in Europa tutti fanno !!
di mettere un tetto massimo all’importo delle pensioni erogate dallo stato (anche retroattivamente) max. 5.000,00 euro al mese per chiunque, politici e non, poiché in Europa nessuno percepisce 15/20 oppure 30.000,00 euro al mese di pensione come invece avviene in Italia
di far pagare i medicinali, visite specialistiche e cure mediche ai familiari dei politici poiché in Europa nessun familiare dei politici ne usufruisce come avviene invece in Italia, dove con la scusa dell’immagine vengono addirittura
messi a carico dello stato anche gli interventi di chirurgia estetica, cure
balneotermali ed elioterapiche dei familiari dei nostri politici !!
inoltre
cari Ministri,
non ci paragonate alla Germania dove:
• non si pagano le autostrade,
• i libri di testo per le scuole sono a carico dello stato sino al 18° anno di età,
• il 90 % degli asili nido sono aziendali e gratuiti e non ti chiedono 400/450 euro come gli asili statali italiani !!
mentre
in Francia le donne possono evitare di andare a lavorare part-time per racimolare qualche soldo indispensabile in famiglia e percepiscono dallo Stato un assegno di 500,00 euro al mese come casalinghe più altri bonus in base al numero di figli.
ed anche sempre
in Francia non si pagano le accise sui carburanti per le passate campagne di Napoleone, mentre noi le paghiamo ancora per la guerra d’Abissinia
ai politici
chiediamo soprattutto che la smettano di offendere la nostra intelligenza, il popolo italiano chiude un occhio, a volte due, un orecchio e pure l’altro ma la corda che state tirando da troppo tempo, ormai, si sta spezzando.
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