Santoro e Mediaset, la citazione per danni, il conflitto d'interessi, l'allergia di Berlusconi e Confalonieri e la partita più importante
“Proprio oggi mi è arrivata una citazione per danni da parte di Mediaset.” Così, quando erano passate da poco le nove di sera, Michele Santoro dagli schermi della quarta puntata di Servizio Pubblico. Appena ha pronunciato le parole è sembrato che stesse riprendendo un discorso interrotto solo pochi istanti prima, quando era ancora in Rai e doveva misurarsi con le interferenze di Berlusconi attraverso la persona di Masi. Prima, sempre nel suo prologo, aveva accennato alla corruzione e ai legami tra imprese e politici, poi all'attesa per i provvedimenti del governo di Mario Monti. Aveva detto dell'importanza della battaglia contro la corruzione. Battaglia politica, non tecnica. Come ogni decisione che prende chi guida un Paese. Poi ha ringraziato il pubblico che continua a seguirlo nonostante il suo programma vada in onda un po' qui e un po' là. Infine, quando l'inquadratura è tornata stretta sul suo volto, è passato alla questione di Mediaset (video).
“Proprio oggi - ha detto - mi è arrivata una citazione per danni da parte di Mediaset. Questa citazione mi è arrivata perché in un'intervista ho parlato di conflitto di interessi, questa citazione arriva dopo che Berlusconi ha chiesto a Masi e all'Agcom di chiudere Anno Zero, dopo che siamo stati costretti a andar via dalla Rai, dopo che le porte di LA7 si sono chiuse e, insomma, dopo che casualmente il TG5, la scorsa settimana, ha dedicato un clamoroso articolo dedicato al fatto che gli attentati ai ripetitori in Trentino ce li eravamo fatti praticamente da soli, una cosa del genere. Tutte cose casuali”. Mediaset ha spiegato che "L'azione è stata avviata" perché "Santoro afferma che Mediaset ha esercitato pressioni su Telecom per impedire che lui stesso andasse a La7". Il tutto "facendo saltare un accordo già siglato con l'ad della rete Giovanni Stella. Circostanza smentita dallo stesso Stella e non vera".
“Parlare di conflitto di interessi in questo Paese è molto complicato”. E' questa la sintesi delle parole del giornalista uscito dalla Rai. Ma questo scontro, ora legale, tra Mediaset e Santoro non è il solo. Solo pochi giorni prima, il 20 novembre per la precisione, Massimo Mucchetti, uno dei migliori e indipendenti giornalisti italiani aveva scritto un articolo breve sui due colossi mediatici (Per Rai e Mediaset è l'ora del mercato) in cui affrontava i nodi della falsa concorrenza dei media in Italia e di come la politica ha alterato il tanto santificato “mercato” e rischia ancora di alterarlo. In un passaggio aveva scritto: “Dalla legge Gasparri all'assegnazione delle frequenze, passando per un'Autorità per le comunicazioni (Agcom) incapace di porre rimedio alla sua posizione dominante, Mediaset non ha mai dovuto fronteggiare un vero concorrente. E negli ultimi anni ha perfino accentuato la passività della Rai, opportunamente berlusconizzata. Il fatto che in passato il centrosinistra, incantato da Fedele Confalonieri, abbia accettato lo status quo, è un problema del centrosinistra. L'Italia nuova della concorrenza non dovrebbe farsi incantare a sua volta”. Attenzione, quindi.
Fedele Confalonieri trafitto da quelle poche righe ha inviato il giorno dopo una risposta lunghissima al Corriere per provare quello che non c'è davvero modo di provare (ovvero che Mediaset è stata sul mercato come ogni altro concorrente senza godere di alterazioni politiche o alcun tipo di favori). Inutile ricordare che in tutti i giorni di governo Berlusconi, Fedele Confalonieri entrava e usciva molto spesso dalla porta principale (e da quella posteriore) di palazzo Grazioli. Certo, quelle visite, direbbero Confalonieri e B., erano solo visite di cortesia a un amico carissimo e "generoso". Non si parlava certo di affari, quelle sono cose per gente meschina. Loro no, loro si occupavano di amore e di affetto.
Le reazioni, di Confalonieri a Mucchetti e di Mediaset a Santoro, dimostrano solo come il problema sia ancora apertissimo, nonostante B. abbia fatto un apparente passo indietro. Dimostra come la partita in gioco del potere mediatico e politico sia ancora in mano al Faraone che prova a dare le carte anche di questo ultimo giro. Dimostra come, seppure molti non se ne vogliano rendere conto, la partita televisiva sia la più importante di tutte. La partita, alterata da tempo, a cui B. tiene più di ogni altra. E le domande, quindi, sono ancora tante.
Una di queste domande è quella posta alla fine di quell'articolo di Mucchetti del 20 novembre: “Ma quale gradino occupa, nella scala delle priorità del nuovo governo, la rottura del duopolio Rai-Mediaset con il rischio di vedersi staccare la spina?”. Una prima indicazione per provare a capire davvero qual è l'aria che tira in questo nuovo-vecchio mondo, l'ha provata a suggerire lo stesso Mucchetti: “La prima risposta verrà dalla nomina del viceministro delle Comunicazioni. Sponsorizzati dal Pdl, girano i nomi dell'avvocato Zeno Zencovich, apertamente, e di Roberto Viola, segretario generale dell' Agcom, in modo discreto. Persone di qualità, certo. Ma anche, con Antonio Pilati, ieri all' Agcom e oggi all'Antitrust, i veri autori della legge Gasparri. E non solo.”
Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
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Commenti
Scritto da Silla — 25 novembre 2011 alle 12:48
Nonostante la "cacciata" dalla RAI, il programma di Santoro è seguito da oltre tre milioni di telespettatori, io sono fra questi. Ciò dovrebbe far riflettere i dirigenti RAI e l'attuale Ministro alle infrastrutture (credo che comprenda anche le telecomunicazioni).
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