Passeggiata e didascalie
Un quarto alle cinque. Esco sempre verso quest’ora con la scusa del caffè. “Bar Luncheonette”. Mi ha sempre colpito questa scritta. E’ così che mi spiego almeno il motivo per cui spesso mi fermo qui. All’interno un’aria più remota del solito. Anche la cassiera è momentaneamente assente. Un cartello avvisa che dal 7 novembre cominceranno i lavori di ristrutturazione.
Di nuovo fuori, mi colpisce il bianco della tovaglia sul tavolino. Ai lati opposti, due sedie incolpevolmente vuote. Pochi passi e svolto su via Volturno. Pomeriggio di luce breve, le insegne degli hotel sono già accese. Quanto, il fascino di questa strada deve a questi caratteri? Chissà se le persone che incontro provano la mia stessa sensazione. Una coppia, presumibilmente di eritrei, contribuisce a spostarmi altrove. Arrivo all’incrocio con via Cernaia e torno in dietro sul marciapiede opposto.
Tra dentro e fuori non ci deve essere molta differenza di temperatura, penso e mi immagino all’interno del taxi fermo al semaforo oppure alla finestra di una delle tante camere d’albergo che danno sulla strada. L’orologio, uno dei pochi funzionanti, mi ricorda che sono da poco passate le cinque.
In piazza dei Cinquecento i soliti corpi in libera uscita nei giorni festivi. Tutto quello che noto sono le gambe robuste della donna in gonna. Me la immagino a lavoro, nelle case delle persone di cui si prende cura.
Il cappello che gli pende sulle spalle agisce come una freccia. Non puoi evitarlo. Così come lui probabilmente non può fare a meno di di portarlo con sé quando esce. Seduto sul bordo dell’aiuola. In camicia per questo caldo da autunno africano. Lo guardo e penso: Potrei essere io.
“Snack Bar”, insegna anni Settanta. Come i loschi traffici e gli incontri furtivi che si facevano allora. Dai portici sbuco davanti a Termini. Illuminata come una cattedrale su cui convergono tutte le traiettorie. Anche la mia. Prima però c’è il tempo di osservare il tram 14 alla fermata. E alla fine mi lascio sfilare davanti il solito nero. Ombra della sera. Pigmento naturale. Scuro di finestra.
Immagini
Una coppia, presumibilmente di eritrei, contribuisce a spostarmi altrove.
Arrivo all’incrocio con via Cernaia e torno in dietro sul marciapiede opposto.
Tra dentro e fuori non ci deve essere molta differenza di temperatura, penso e mi immagino all’interno del taxi fermo al semaforo oppure alla finestra di una delle tante camere d’albergo che danno sulla strada.
L’orologio, uno dei pochi funzionanti, mi ricorda che sono passate da poco le cinque.
In piazza dei Cinquecento i soliti corpi in libera uscita nei giorni festivi.
Tutto quello che noto sono le gambe robuste della donna in gonna. Me la immagino a lavoro, nelle case delle persone di cui si prende cura.
Il cappello che gli pende sulle spalle agisce come una freccia. Non puoi evitarlo. Così come lui probabilmente non può fare a meno di di portarlo con sé quando esce.
Seduto sul bordo dell’aiuola. In camicia per questo caldo da autunno africano. Lo guardo e penso: Potrei essere io.
“Snack Bar”, insegna anni Settanta. Come i loschi traffici e gli incontri furtivi che si facevano allora.
Dai portici sbuco davanti a Termini. Illuminata come una cattedrale su cui convergono tutte le traiettorie. Anche la mia.
Prima però c’è il tempo di osservare il tram 14 alla fermata.
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Commenti
Scritto da joseph k. — 2 novembre 2011 alle 10:25
very impressive photos!
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