Mario Monti,lo spread, i ministri politici e la qualità di un governo
Mario Monti, primo ministro in pectore, oggi ha iniziato le consultazioni con i leader dei partiti. Sembra abbia espresso il desiderio che nel governo entrino a far parte anche i rappresentanti della politica. Vuole ministri politici. Anche per rafforzare e proteggere l'entità che sta nascendo. E' improbabile che li avrà. Domani, alle tre del pomeriggio, si incontrerà con le parti sociali a palazzo Giustiniani, la sede della presidenza del Senato. In mattinata, Monti ha ascoltato al telefono José Barroso, il presidente della Commissione europea. Sono i primi passi con cui ci stiamo allontanando dal suk di Berlusconi. E' un tecnico che li sta compiendo. Una sorta di chirurgo. Tanto che lo spread, seppure un po' in altalena, è già sceso rispetto ai valori registrati ai tempi del Faraone.
Anche alla Bbc, ieri sera, lo chiamavano il Professore. Già nel 1969, Monti insegnava all'università di Trento. Quasi subito è andato a Torino. Fino al 1985, quando è stato nominato docente di economia economia politica alla Bocconi, l'ateneo che ancora lo connota in maniera molto chiara. Dal 1994 al 2000 è stato commissario europeo. Molti, in questi giorni, hanno ricordato la sua battaglia contro il monopolio di Microsoft, anche per sottolinearne la caratura globale e la capacità di definire norme a cui tutti devono sottostare. Anche gli imprenditori. Monti venne indicato come candidato italiano prima dal governo Berlusconi e poi confermato dal governo D'Alema. Qualche anno dopo, nel 2004, Berlusconi gli preferì Rocco Buttiglione. Candidatura che venne rimandata al mittente, perché inadeguato e incompetente nella lotta contro le discriminazioni. L'ennesima figuraccia. Una delle tante, ormai quasi dimenticata. Mario Monti dal 2005 è stato anche advisor di Goldman Sachs, la banca d'affari non estranea di certo alle origini della gravissima crisi economica in cui ancora ci dibattiamo. E membro dell'advisory board della Coca Cola. Un uomo, insomma, che ha confidenza con gli affari del mondo.
In questi giorni ci si concentra molto sulla sua figura dei tecnici o tecnocrati come si preferisce chiamarli nel resto del mondo, e della loro ascesa nel contesto politico. "Europe: the rise of the technocracy", titolava ieri The Guardian. Ad ogni modo, tecnico o tecnocrate o più correttamente esperto di economia, torna spesso questa figura per porre un limite al suo agire che passa per essere solo un intervento di riparazione o di cura. Alla stregua di un ingegnere o di un chirurgo, se dalla metafora inorganica del mercato passiamo a quella organica della società.
Ma è davvero così? In Italia, per esempio, è davvero dalla flessibilità del lavoro e dalla previdenza che si deve partire? O non è forse dal legame opaco che lega imprenditori e politica e dal ridurre i costi delle opere pubbliche esplosi soprattutto a causa della corruzione? Viene da chiedersi, allora, se considerandola una strada obbligata per la guarigione, un tecnico non debba affondare il proprio bisturi anche nel corpo malato della politica. E se sia opportuno farlo, nonostante il rifiuto dell'intero corpo a sottoporsi a qualsiasi tipo di intervento. Forse non sapremo mai bene quando un tecnico diventa un politico, tuttavia saremo in grado di valutare la bontà del suo agire dal modo in cui riuscirà a imporre questa cura.
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Commenti
Scritto da paolo — 14 novembre 2011 alle 15:54
spero che Monti si sbrighi a "intervenire" sulla politica e che lo faccia bene perché altrimenti per noi sarà davvero troppo tardi! ancora grazie a B. e chi lo ha votato senza pensarci su neppure due volte...
Scritto da marcy — 14 novembre 2011 alle 18:44
la democrazia non ammette chirurghi, o la si accetta integralmente, o non la si accetta.In questo caso ne abbiamo celebrato le esequie, perchè ad essa si è sostituita la DITTATURA del potere finanziario, tramite l'operato dei suoi fedeli scherani.COMUNQUE NIENTE APOLOGIA DI BERLUSCONI! Delle sue colpe risponderà davanti al tribunale della Storia...insieme alla nostra generazione.Chi vivrà vedrà
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