Mario Monti, le consultazioni di Pd e Pdl e i tecnici al tempo della povertà
Questa mattina il presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti, vedrà le delegazioni del Pd e del Pdl, rinnovando soprattutto ai segretari di questi partiti l’importanza di avere un appoggio sicuro, pena la rinuncia. L’appoggio ci sarà, ma sarà molto difficile che Monti riuscirà ad avere ministri politici. E così, come era nelle previsioni, la lista si preannuncia molto fitta di tecnici.
Ormai solo un Dio può salvarci, è il titolo che la redazione del giornale tedesco "Der Spiegel" diede a un colloquio che si svolse tra Martin Heidegger e due inviati del settimanale. L’obiettivo era quello di contribuire a un chiarimento sulla sua adesione al nazismo, ma per il filosofo fu anche l'occasione per parlare dei compiti della politica. Per Heidegger il problema oggi decisivo è come si possa associare un sistema politico e quale all’attuale epoca della tecnica.
Parafrasando quel titolo, l’idea che sta passando è che ormai solo un tecnico può salvarci. In maniera silenziosa, acritica, non curante della complessità, questa idea si sta imponendo come abbiamo visto non solo in Italia. La guerra che i mercati ci hanno dichiarato, autorizza la delega in bianco a questi nuovi generali, riversando sull’esercito della gente comune la maggior parte dei sacrifici. Si prospetta una nuova linea del Piave.
Ma che cosa è la tecnica e cos’è il sapere tecnico? L’occasione, ghiotta, per discuterne non viene affatto colta. O meglio sembra relegata a un ambito accademico e nelle pagine culturali. Marginalizzato, il dibattito si confonde nell’utopia o, addirittura, nella new-age. In cui persino molto degli aderenti al movimento degli indignati rischiano di ricadere.
Perché i poeti? È la domanda che si poneva Martin Heidegger, ancora lui, davanti ad una cerchia ristretta di persone riunitesi il 29 dicembre del 1946, nel ventesimo anniversario della morte di Rainer Maria Rilke. Il filosofo della Foresta Nera citava l’elegia Pane e vino di Friedrich Hölderlin: “E perché i poeti nel tempo della povertà?”
Il grande poeta e il filosofo che più ha condizionato il pensiero contemporaneo, ci pongono davanti alla catastrofe del tempo che ancora viviamo. Più sommessamente noi potremmo dire: Perché nella patria dell’Umanesimo, un nuovo governo di emergenza, impolitico, non debba contemplare la presenza anche dei filosofi? Filosofi e poeti nel tempo della povertà.
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Commenti
Scritto da Laura — 16 novembre 2011 alle 09:22
"La scienza dei professori di economia, dopo aver fatto danni, forse porterà qualche rimedio, ma non solo non può far miracoli, non farà neanche l'essenziale. Questo di pende da noi, dalla qualità della risposta che sappiamo trovare" così scrive oggi la filosofa Luisa Muraro su Metro.
Scritto da Alessio — 16 novembre 2011 alle 09:57
Ho appena finito di leggere su Repubblica l’articolo di Barbara Spinelli che si chiude così: «La memoria da tener viva, e l’arte politica da reinventare, sono come l’amore del prossimo insegnato nel Vangelo. Cos’è l’amore del prossimo, chiede il dottore della Legge (l’equivalente del tecnocrate filisteo)? Gesù risponde con la parabola del Samaritano che si trasforma guardando il dolore che ha davanti (gli si spaccano le viscere, questa è la compassione che prova) e conclude, rivolto all’esperto in leggi e teorie: “Va’, e anche tu fa’ lo stesso”. Anche in Italia è questa la via: Va’, e fa’ memoria. Va’, con spirito profetico oltre che col tuo sapere tecnico, e fa’ politica».
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