Le dimissioni di Berlusconi, la legge di stabilità, Napolitano e la lunga agonia
Alla fine il Faraone si dimetterà. Saranno dimissioni “ritardate”, non dichiarate esplicitamente, dette nel chiuso di una stanza del Quirinale, ma pur sempre dimissioni. Annunciate per un tempo che deve ancora venire, ma che alla fine, per nostro sollievo, arriverà. Bisognerà aspettare il varo della legge di stabilità. Due o tre settimane. Una ventina di giorni.
Non è stato Berlusconi a annunciarle per primo. Ma il Presidente della Repubblica. Per il timore che Silvio Berlusconi una volta uscito dal Quirinale si rimangiasse la promessa, Giorgio Napolitano si è affrettato a pubblicare una nota esplicita e irrevocabile: “Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione.”. Così, deve aver pensato, non si può tornare indietro.
Sembra che dopo essere uscito dal Quirinale, Silvio Berlusconi a bordo della sua berlina mentre ripercorreva nel cupo della notte le strade per raggiungere palazzo Grazioli, sia tornato indietro all'improvviso. Al Quirinale, è rientrato e riuscito. Solo per pochissimi secondi. I giornalisti hanno sottolineato la stranezza, ma non si sono domandate le ragioni. Cosa è stato? Un ripensamento, un tormento, un rovello, il desiderio di rimangiarsi la promessa? O forse solo una dimenticanza, qualcosa di irrilevante?
"Intervistato" ai suoi telegiornali (TG5 e TG1), il Faraone ha posato a statista, ha detto che ora spetta alle opposizioni fare il loro dovere, che quel che avverrà dopo non conta. Ha pronunciato, più rapidamente possibile, la parola "dimissioni". Ha detto che chi gioverna, governa, l'importante è l'Italia. "Dobbiamo dare la dimostrazione ai mercati di fare sul serio. L'importante è fare il bene del Paese". Non dice perché ha atteso tutto questo tempo per "fare sul serio". Come sempre perduto nei suoi difetti e nelle sue manie. Nelle sue pose e nella sua clownerie involontaria.
Ad ogni modo, ora che la promessa è stata pronunciata, estorta o meno a forza, non ci resta che aspettare e prestare attenzione. Perché l'agonia del Faraone sarà ancora lunghissima. E a soffrire, probabilmente, non sarà solo il vecchio leader.
Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
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Commenti
Scritto da rick — 8 novembre 2011 alle 22:30
io finché non lo vedo, non ci credo!
Scritto da alessandro — 9 novembre 2011 alle 00:32
se non abbiamo fatto la fine della grecia fino a adesso,la faremo ora. ma che passa per il cervello della gente,Berlusconi non si discute,si sostiene, ma che ha fatto la sisistra ? avete dimenticato il mortadella Prodi ? é assurdo ,non riesco ad immaginare un Italia senza Berlusconi, é davvero la fine,che Dio ci aiuti.
Scritto da Marina — 9 novembre 2011 alle 07:05
Sorpende ch e ci sia ancora qualcuno che non riesce a capire quello che sta succedendo, che non capisce chi e' davvero silvio berlusconi e tutto il male che ha fatto all' Italia, non e' un caso che quando ha governato lui le cose sono andate sempre male, ormai lo difende solo che non e' in buona fede, dico di piu', per me Berlusconi porta amche sfortuna!!!! Andate a vedere tutte le tregedie che sono successe quando Berlusconi era al governo. E' proprio cosi'. Berlusconi , oltre che incapace, porta pure sfiga!!!!
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