Il testo della lettera dei frondisti, la telecamera spaccata di Stracquadanio e il passo di indietro di Berlusconi
E' da un po' di tempo che molti uomini di potere non fanno altro che scrivere lettere. Lo ha fatto la Bce a agosto. Nel testo c'erano richieste e ammonimenti. Il destinatario era il riluttante Silvio Berlusconi, il Faraone in declino. Poi ne ha scritta una pure lui, anche se sotto dettatura di Brunetta. Per rispondere. Nella sua, c'erano promesse e qualche intento. Ma non è bastato. Ora è arrivato il turno dei frondisti, dei dissidenti. Per ora sarebbero sei. Roberto Antonione, Isabella Bertolini, Giustina Destro, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli e l'irrequieto Giorgio Stracquadanio. Anche loro chiedono qualcosa. Anche loro però, non concludono. Rinviano. Così come fanno a lungo gli innamorati che finiscono imprigionati nel mondo parallelo e irreale della finzione epistolare. Là dove tutto può accadere, ma non accade mai.
"Signor Presidente del consiglio, alla vigilia di decisioni cruciali per l'Europa e per l'Italia, rivolgiamo a Lei un ultimo, accorato e amichevole appello perché gli impegni che Lei ha assunto nel Suo ruolo di titolare della responsabilità di governo a nome dell'Italia siano immediatamente realizzati.” Sembra essere questo l'incipit deciso, repentino, che i sei sono riusciti a mettere insieme. E' facile immaginarli in una delle stanze dell'Hotel Hassler, vicino piazza di Spagna, lì dove si sono incontrati. Con le finestre che affacciano su una di quelle strade dove la ricchezza dei turisti e delle boutique si accosta alla miseria dei venditori ambulanti e alla ingenua baldanza dei ragazzi delle periferie in cerca di un'avventuretta.
Si direbbe che siano partiti decisi, ma che poi, per timore, abbiano fatto subito marcia indietro. Come l'innamorato intimidito e insoddisfatto, che vuole dirne due alla sua amata che non lo corrisponde, ma che teme di perdere anche quel poco di affetto. E giù, allora, tutta una serie di complimenti. “Siamo convinti, come Lei, che la legittimazione della guida del governo nasca dalle urne, attraverso la libera espressione del voto popolare, secondo le regole stabilite anche dalla legge elettorale”. E ancora di più, sempre più appassionati, come quel ragazzetto deluso che rimanda a mente quel poco di tempo in cui fu felice. Per riassaporarne il piacere. “Tutti noi siamo stati con Lei sin dalla Sua discesa in campo, una scelta difficile che ha consentito quasi vent'anni fa di evitare che l'Italia potesse andare incontro a un destino illiberale. Della Sua opera l'Italia intera non può che esserLe grata”. L'immagine dei sei, che mettono a punto queste parole nel chiuso di una prestigiosa stanza d'albergo, maiuscole comprese, desta un po' di sincero imbarazzo.
Poi, nel seguito della lettera, paiono riprendere forza e coraggio. Come se finalmente abbiano sentito di poter diventare padroni del proprio destino. “Lei, come ciascuno di noi nel nostro quotidiano lavoro di deputati, è consapevole del fatto che la base di consenso parlamentare dell'attuale esecutivo è del tutto inadeguata a realizzare la difficile agenda di impegni sottoscritti di fronte alle istituzioni sovranazionali europee, al Parlamento e al popolo italiani”. Chissà che fatica e che sudore per loro, scrivere quell'aggettivo (“inadeguata”). Quanta attenzione a riferirlo alla “base di consenso” e non alla persona di Silvio Berlusconi. Che fatica. Da veri innamorati, sul crinale di un addio che non si vuole mai pronunciare.
Ma poi, di nuovo, estenuati dal loro stesso sforzo, hanno rinculato e non hanno tirato le conseguenze. Rinunciare alla chimera del proprio amore, seppure impraticabile e irrealizzabile, è d'altronde un compito complesso. E loro, alla complessità, non sono mai parsi abituati. “Sia promotore di una nuova fase politica e di un nuovo governo che abbia il compito, da qui alla fine della legislatura, di realizzare l'agenda degli impegni sottoscritta con i partner europei e con essa le indicazioni venute all'Italia dalla Banca Centrale Europea da Lei opportunamente interpellata la scorsa estate” E, invece di chiedere davvero un passo indietro, invece di rinunciare al patto insano a cui sono legati, chiudono la lettera con parole elusive e impalpabili. “Unisca il Paese in un impegno straordinario all'altezza dei problemi. In quel caso, e solo in quel caso, noi la sosterremo con la determinazione e l'abnegazione di sempre".
Alla fine di questo andirivieni di richieste e promesse, vaghe e inconcludenti, sembra che Stracquadanio abbia pure litigato con Antonino Leone, un reporter della trasmissione Piazza Pulita di La7. Nel video, ripreso amatoriolmente, si sarebbe visto un uomo prendere una telecamera e scagliarla in terra. L'autore del video dice trattarsi di Stracquadanio. Non è detto che sia davvero lui, certo è che la rabbia è la stessa che avrebbe un innamorato frustrato che dentro di sé sente tutta l'impotenza nel non riuscire a rompere davvero con la fonte del suo amore e del suo dolore. Non è detto neppure che la lettera i sei la invieranno davvero e che quello sarà il testo definitivo. Ma che importa? In fondo, se davvero volessero far sì che Berlusconi faccia un passo indietro, basterebbe non votare la fiducia in Parlamento. Non è poi così difficile.
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Commenti
Scritto da bibi72 — 3 novembre 2011 alle 17:21
stracquadanio è veramente incredibile, non ci credo proprio che lascerà mai il suo "amore" berlusconi, neppure se lo vedo con i miei occhi, quello vota la fiducia tutta la vita, e anche da morto!!!
Scritto da marcello — 3 novembre 2011 alle 18:09
io penso invece che tra un poco il pdl va in pezzi e tutti andranno a rifugiarsi nella tana che il buon casini (da vero dc) gli sta costruendo con tanta cura
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