Bersani a Piazza San Giovanni a Roma, i fischi a Renzi, e la proposta del Pd per ricostruire l’Italia

di Antonio Carbone — 5 novembre 2011 — 2 commenti

Fino a quando non è salito sul palco Luigi Bersani, sui volti delle persone arrivate sin dal primo pomeriggio a piazza San Giovanni si notava una certa rassegnazione. Quella di chi aveva risposto all’ennesimo invito a scendere in piazza più per un senso del dovere che perché si aspettasse delle soluzioni. Ci sono stati anche i fischi per Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, e gli slogan in cui si poteva leggere "devi unire e non dividere il partito" o "vai ad Arcore". Poi il segretario del PD è arrivato e si è capito subito che era ispirato. Con tono fermo e poco declamatorio ha toccato tutti i temi critici che attanagliano l’Italia, partendo proprio dai fatti tragici di Genova.

E’ stato bello muoversi, attraversare la piazza e guardare il volto delle persone. La prima cosa che veniva in mente e che erano gli stessi volti che la mattina si incontrano sull’autobus o in metropolitana, andando a lavoro. Più Bersani andava avanti nel discorso e più  tra la folla è sceso il silenzio. Si è trattato però di un silenzio non ipnotico. La gente lo seguiva con  attenzione perché voleva capire. Dall’emiliano pratico, pragmatico, delle metafore concrete e contadine, si aspettava certo un politico capace di riscaldare i cuori ma anche un uomo col senso dello Stato in grado di fornire soluzioni. E lui l’ha fatto. Ne ha offerte tante e verso la fine ha lanciato anche la proposta più importante, quella relativa all’alternativa all’attuale governo: l’alleanza dei progressisti e dei moderati per una legislatura di ricostruzione dell’Italia.

Quella della ricostruzione è stata l’espressione più ricorrente nel suo discorso. O meglio comizio, chiamiamolo pure per quello che effettivamente è stato. Sebbene si è trattato di un comizio appassionato, in cui è stato capace di ridare vigore e orgoglio a un’intera tradizione, quella della sinistra e del suo nobile catalogo che in questi anni, con troppa fretta, si è messo da parte. Sarà la crisi economica, l’erosione del tessuto civico e democratico ad opera di Berlusconi e della Lega, ma quel catalogo non è apparso per niente inattuale. Anzi, tutt’altro.    

Bersani parlava e intanto il cielo plumbeo, di piombo, tratteneva la pioggia. Quella minaccia che tutti avvertivano sempre più incombente ad ogni alzata di vento, contribuiva a dare un senso ancora maggiore di emergenza all’evento. Poi è scesa la notte più o meno in concomitanza con la fine della manifestazione. Lentamente, come sempre succede, tutti si sono avviati verso casa o verso i pullman con i quali avevano raggiunto Roma. Questa volta, forse, un po’ più soddisfatti. A fatica, attraverso un discorso tutto in salita, il leader è riuscito a vincere la diffidenza, lo scetticismo e a  trasformare persino la rassegnazione iniziale in un ritrovata fierezza.

 

Commenti

  1. Scritto da stefano 5 novembre 2011 alle 20:16

    per parafrasaere obama, qualcuno direbbe che non ci sono gli italiani di sinistra e gli italiani di destra, ma solo gli italiani. Forse è vero, forse non è vero, ad ogni modo, ora è venuto il tempo che a governare gli italiani, ora, sia uno di sinistra, forse proprio bersani, di certo farà molto meglio di quello che ha fatto berlusconi con la sua truppa sgarrupata

  2. Scritto da perla 8 novembre 2011 alle 14:37

    io ero li ! ed un discorso come ha fatto Roberto Vecchioni e il segretario Bersani non me lo sarei mai aspettato sono stati GRANDI tutti e due per me è stata una giornata stupenda la porterò nel cuore,spero di rivivere altre giornate così

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