Bersani a Piazza San Giovanni a Roma, i fischi a Renzi, e la proposta del Pd per ricostruire l’Italia
Fino a quando non è salito sul palco Luigi Bersani, sui volti delle persone arrivate sin dal primo pomeriggio a piazza San Giovanni si notava una certa rassegnazione. Quella di chi aveva risposto all’ennesimo invito a scendere in piazza più per un senso del dovere che perché si aspettasse delle soluzioni. Ci sono stati anche i fischi per Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, e gli slogan in cui si poteva leggere "devi unire e non dividere il partito" o "vai ad Arcore". Poi il segretario del PD è arrivato e si è capito subito che era ispirato. Con tono fermo e poco declamatorio ha toccato tutti i temi critici che attanagliano l’Italia, partendo proprio dai fatti tragici di Genova.
E’ stato bello muoversi, attraversare la piazza e guardare il volto delle persone. La prima cosa che veniva in mente e che erano gli stessi volti che la mattina si incontrano sull’autobus o in metropolitana, andando a lavoro. Più Bersani andava avanti nel discorso e più tra la folla è sceso il silenzio. Si è trattato però di un silenzio non ipnotico. La gente lo seguiva con attenzione perché voleva capire. Dall’emiliano pratico, pragmatico, delle metafore concrete e contadine, si aspettava certo un politico capace di riscaldare i cuori ma anche un uomo col senso dello Stato in grado di fornire soluzioni. E lui l’ha fatto. Ne ha offerte tante e verso la fine ha lanciato anche la proposta più importante, quella relativa all’alternativa all’attuale governo: l’alleanza dei progressisti e dei moderati per una legislatura di ricostruzione dell’Italia.
Quella della ricostruzione è stata l’espressione più ricorrente nel suo discorso. O meglio comizio, chiamiamolo pure per quello che effettivamente è stato. Sebbene si è trattato di un comizio appassionato, in cui è stato capace di ridare vigore e orgoglio a un’intera tradizione, quella della sinistra e del suo nobile catalogo che in questi anni, con troppa fretta, si è messo da parte. Sarà la crisi economica, l’erosione del tessuto civico e democratico ad opera di Berlusconi e della Lega, ma quel catalogo non è apparso per niente inattuale. Anzi, tutt’altro.
Bersani parlava e intanto il cielo plumbeo, di piombo, tratteneva la pioggia. Quella minaccia che tutti avvertivano sempre più incombente ad ogni alzata di vento, contribuiva a dare un senso ancora maggiore di emergenza all’evento. Poi è scesa la notte più o meno in concomitanza con la fine della manifestazione. Lentamente, come sempre succede, tutti si sono avviati verso casa o verso i pullman con i quali avevano raggiunto Roma. Questa volta, forse, un po’ più soddisfatti. A fatica, attraverso un discorso tutto in salita, il leader è riuscito a vincere la diffidenza, lo scetticismo e a trasformare persino la rassegnazione iniziale in un ritrovata fierezza.
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Commenti
Scritto da stefano — 5 novembre 2011 alle 20:16
per parafrasaere obama, qualcuno direbbe che non ci sono gli italiani di sinistra e gli italiani di destra, ma solo gli italiani. Forse è vero, forse non è vero, ad ogni modo, ora è venuto il tempo che a governare gli italiani, ora, sia uno di sinistra, forse proprio bersani, di certo farà molto meglio di quello che ha fatto berlusconi con la sua truppa sgarrupata
Scritto da perla — 8 novembre 2011 alle 14:37
io ero li ! ed un discorso come ha fatto Roberto Vecchioni e il segretario Bersani non me lo sarei mai aspettato sono stati GRANDI tutti e due per me è stata una giornata stupenda la porterò nel cuore,spero di rivivere altre giornate così
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