Berlusconi promette le dimissioni, la faccia torva, la vendetta e gli “Anni di Ruby”
Aspettiamo a cantare vittoria. Per il momento le dimissioni di Berlusconi sono state solo annunciate. O meglio promesse. Altra anomalia nella prassi politica, di solito quando un presidente del Consiglio non ha più la maggioranza sale sul Colle per restituire il mandato al Presidente della Repubblica a cui spetta la decisione: elezioni anticipate o nuovo incarico. Lui, Berlusconi, invece ha inaugurato le dimissioni con promessa. Come se si trattasse di un matrimonio o, visto il personaggio, di una cambiale. Pagherò.
Si tratta dunque di aspettare ancora. E in questi giorni - quanti sono, due settimane, tre settimane? - non se ne starà sicuramente con le mani in mano. La faccia torva che aveva ieri all'interno dell'auto, uscendo dal cortile del Quirinale, non era affatto rassicurante. Non aveva, seduto accanto a Gianni Letta, l'espressione del politico, dell'uomo di Stato, avvilito sì, ma consapevole delle regole della democrazia. Quella faccia torva, scura, faceva venire in mente piuttosto l'uomo che si sente defraudato di un potere personale. Qui sta la differenza e l'analogia con tutti quei personaggi - dittatori o a forte vocazione totalitaria - che hanno sempre lasciato a malincuore il posto che occupavano.
In quell'espressione rancorosa e primitiva per un politico: “mi hanno tradito” - paradossale per uno che ha passato gli ultimi mesi a barattare pur di avere ancora una maggioranza - c'è l'immagine, l'icona del capoclan che non avverte l'urgenza del momento, la circostanza che sia tutto il mondo a chiedergli di dimettersi e che non a caso, il giorno prima del voto decisivo, si riunisce con la sua famiglia e i pochi amici fidati (Fedele Confalonieri). Quella faccia fa paura perché, è evidente, allude a una vendetta: a quegli otto parlamentari gliela farà pagare, questo è sicuro. Si tratta di capire se in questa faida, lascerà fuori l'Italia. Si spera di sì. Si spera che quel regolamento di conti sia tutto personale. L'ultimo atto di un uomo che si avvia verso il tramonto.
E così, salvo sorprese dunque, ci apprestiamo a vivere gli ultimi momenti della parabola dell'uomo che non si è fatto da sé. Ha mai spiegato una volta per tutte, in maniera chiara e inequivocabile, da dove gli sono arrivati i primi soldi, tanti, che sono alla base del suo successo prima di imprenditore edile e poi televisivo? Questa parabola è durata 20 anni quasi. Gli anni di Karima El Mahroug - che è nata il primo novembre 1992 - in arte Ruby Rubacuori, ma passata alle cronache come la nipote di Mubarak. Quando gli storici davanti a questo quasi ventennio per necessità di sintesi cercheranno un'etichetta, un'espressione che li riassume - come è stato per esempio, per la Belle Epoque, la Repubblica di Weimar o l'età giolittiana - non dovranno sforzarsi molto le meningi. Questi che stiamo ancora vivendo, quasi certamente saranno ricordati come gli “Anni di Ruby”.
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Commenti
Scritto da zenobattaglia — 13 novembre 2011 alle 15:25
La doppia vita di Karima.
http://zenobattaglia.wordpress.com/2011/11/13/signorini-intervista-ruby-rubacuori/
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