Trony a Ponte Milvio, il traffico a Roma, l'iPode e la disperazione della spesa

di Federico Pace — 27 ottobre 2011 — 10 commenti

E' bastata l'apertura di un nuovo megastore per mandare in tilt una città. Dopo l'alluvione del 20 ottobre, ora gli sconti e gli elettrodomestici del 27, giorno di paga. Non un caso. A Roma, si sa, basta poco. Gli sconti promessi dal nuovo centro Trony a Ponte Milvio arrivavano anche al 30 per cento. Ma forse, anche di più. Già di prima mattina c'erano i cartelli fuori con la lista dei prodotti esauriti. Erano già finiti gli iPhone a 399 euro. Così, stesso destino era capitato agli iPod Touch, a 99 euro. Tutti andati via in un soffio. In un batti baleno. Nel cartello, a dire il vero, c'era scritto "iPode". Così, alla romana, con una “e” finale in più. A chi l'ha scritto deve essere sembrato naturale. Alla stessa ora erano finiti anche i televisori a 32 pollici e anche le tv della Sharp a 60 pollici. Ma ci sono davvero televisori così grandi? Sono finiti anche i notebook. Quelli dell'Asus. A 99 euro. Tutto esaurito.

Il punto vendita, dicono da Trony, è il più grande di tutto il nostro Paese. Nelle dichiarazioni ufficiali si parla di cinquemila metri quadrati. Fuori c'erano i romani di una volta e quelli di oggi. La pelle era di ogni colore e le parole appartenevano a mille idiomi diversi. La gente, una volta entrata, si è mossa con la stessa voracità irrequieta delle cavallette. Non sai se fosse, disperata o impazzita. C'era chi usciva con un grappolo di buste con le scatole dentro che spingevano quasi a fare esplodere quei contenitori di plastica. A vederli, ti veniva da chiederti per chi fosse tutta quella roba, tutti quegli elettrodomestici "bruniti" che hanno bisogno incessantemente di batterie e elettricità.

Ci sono state risse e spintoni. La gente è parsa presa da una bramosia incomprensibile. Forse solo per portarsi a casa l'oggetto scontato. Per potere dire a qualcuno di avercela fatta. O forse, ne avevano davvero bisogno e non c'era altro modo di comprarlo che così. Con quella disperazione. A un certo punto, i responsabili del centro vendita hanno ribadito che i bambini e i disabili non potevano entrare. Per ragioni di sicurezza. Ragioni di sicurezza, in un centro commerciale. Proprio così, "ragioni di sicurezza".

C'erano più di duecentoquanta poliziotti. La gente, racconta qualcuno, ha pure dormito qui nella speranza di riuscire a arrivare prima degli altri e a conquistarsi il pacco scontato. C'è chi ha rotto pure una vetrina, tanta era la foga e la furia. Autobus fermi per quasi tutta la città, la Tangenziale Est bloccata e la gente che non capiva neppure perché stesse succedendo tutto questo. Anche a Roma sud la gente ne ha subito le conseguenze. C'era tutto questo traffico ma nessuno capiva che cosa stesse avvenendo. E chi lo capiva, pensava che fossero impazziti. Solo pochi capivano, o pensavano di capire, e arrivavano a credere che si trattasse di un gesto necessario di chi aveva bisogno.

Ma che tipo di avvenimento è davvero quello che è accaduto questa mattina? A proposito della fuga e della disperazione della spesa, Joseph Rykwert, il più illustre studioso della città come organismo, ha raccontato di come, subito dopo l'assalto alle Torri Gemelle a New York fosse volato a Filadelfia per una lezione e di come fosse andato a comprare l'acqua minerale in un supermercato. Lì però, in quel luogo che egli stesso considera come la nuova Agorà, si era trovato davanti a uno spettacolo soprendente. Quel luogo, era stato letteralmente svuotato. Preso d'assalto e reso deserto.

Se la città e i suoi abitanti si esauriscono in questi riti perdendo di identità e di senso, da dove si deve ripartire? Come si può recuperare un agire che crei senso? Come si può fare in modo che la convivenza divenga possibile, e non in crisi come è ora al tempo dei centri commerciali che stanno al pari di "fortezze circondate da enormi parcheggi come fossati"? Rykwert dice che si deve cercare di “ristabilire un legame fra gli uomini, l'ambiente e l'agricoltura locale. Bisogna declinare al futuro quella dialettica tra città e natura tipica dell'antichità. Per ridare vita, misura e cuore alle nostre città”. Ecco la vera sfida. Una sfida lontana dagli sconti gridati e dalla corsa folle e disperata a cui, in qualche modo, ci costringono in molti. Una sfida, però, che non si può più eludere.

Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)

 

Commenti

  1. Scritto da Danilo27 ottobre 2011 alle 16:54

    ehm...la foto è di mediaworld :.D

  2. Scritto da nick27 ottobre 2011 alle 17:00

    anche io oggi ci sono passato di lì... una follia vera e propria...

  3. Scritto da luisa27 ottobre 2011 alle 17:13

    io non ci sono andata, ma sono rimasta per un bel po' di tempo nel traffico per colpa loro... ma dico a cosa gli serve l'iphone? a cosa gli serve??? non potevano comprarsi un cellulare a 23 euro qui sotto vicino a casa mia?

  4. Scritto da silvia27 ottobre 2011 alle 17:18

    io abito a San Giovanni. Questa mattina le strade che portano alla Tangenziale erano completamente bloccate: ho pensato ad un incidente, a qualcosa di grave...senza pioggia e manifestazioni erano troppe le macchine ferme tra via taranto, via monza, piazza re di roma.
    quello che ho saputo dopo è molto più grave e desolante...vera follia.

  5. Scritto da Roberto27 ottobre 2011 alle 17:57

    E' desolante come si risparmi sull'alimentazione o l'abbigliamento e poi non si riesca a rinunciare ad un gadget elettronico.
    Cercare di comprendere le masse è roba per stomaci forti. Una volta mi sono trovato alla cassa di un negozio che "solo per quel giorno" regalava, ad ogni scontrino, una inutile ciotolina di ceramica; molte persone acquistavano un articolo alla volta e portavano a casa un servizio completo.
    L'articolo che lei ha scritto è molto bello, indipendentemente dall'argomento!

  6. Scritto da Christian27 ottobre 2011 alle 18:09

    E tutti sti scemi continuano a comprare tutte questa merce inutile non avendo neanche i soldi per arrivare a fine mese. L'Italia e l'italiano sono in crisi perche' si spendono soldi anche prima di averli....l'italiano non e' piu' risparmiatore...preferisce indebitarsi a fronte di vacanze, shopping e comfort.....per poi lamentarsi della crisi a fine serata....hahahhahahahahaha....che popolo de buffoni!!!!!!!!

  7. Scritto da Antonio27 ottobre 2011 alle 18:54

    In questo paese si barattano i diritti con gli sconti e si è pure felice e contenti. Poi se il governo approva un condono edilizio, fiscale... è come vincere alla lotteria.

  8. Scritto da gabriele27 ottobre 2011 alle 19:24

    io stavo li in fila e sono arrivato alle 7 pensando di non trovare tanta gente come tanti altri ITALIANI il 90% della gente davanti a me erano stranieri o anziani!! ragazzi gli italiani come me erano sconvolti e se ne sono andati quasi tutti quindi non parliamo di italia in malora... con questo chiudo senza aggiungere altro...

  9. Scritto da michela27 ottobre 2011 alle 20:02

    Ho perso due ore di lavoro ......chi le ripaga?????? grazie trony,mi chiedo,i CERVELLONI che hanno organizzato tutto questo come non hanno pensato di farlo di domenica, mattina dando la possibilità a chi si alza presto per andare al lavoro di non scontrarsi con queste grandi caz........

  10. Scritto da Lelio28 ottobre 2011 alle 00:30

    prendo spunto dal messaggio di Gabriele per dire che la gente in fila non rappresentava "gli italiani", ma bensì quella fetta di essi che letteralmente non avevano una fava da fare. gente che era lì dalle 11:00 di IERI sera. vi rendete conto ? l'italiano medio, ieri sera, stava a casa davanti alla tv con la famiglia: NON di certo di fronte a trony al freddo e al gelo per l'iphone o il televisore da 60". e con ciò, voglio dire che c'è crisi e si vede, ma c'è anche chi fa finta di avercela.. perchè ho visto persone in giacca e cravatta, linde e stirate che prendevano due hp, tre televisori, e addirittura c'era un tizio che era tornato a prendersi il TERZO iphone solo perchè "a un prezzo così, chi se lo può lasciar scappare ?".. io, da ragazzo in piena crisi che ha fatto la colletta per comprarsi un wave, dopo 5 minuti netti ho girato i tacchi e me ne sono andato, e così tutti gli altri "italiani veri" che erano lì. per cui è importante dividere gli italiani in genuini e particolari, perchè negli ultimi rientra anche una signora che ha chiesto ad uno dei tizi della sicurezza quante ore ci sarebbero volute prima di entrare (e quì sorge la domanda: per trovare che ?). e gli stessi, sono quelli che stavano lì ancora alle 6 e mezza della sera.

    facciamoci delle domande.

    come ha detto anche mio padre che gentilmente si è incamminato per questo lugubre sentiero costernato di stranezze che è stata quest'apertura: "una volta la gente faceva la fila per il pane, il latte ed il pesce. tutt'ora è così in qualche parte addirittura dell'italia. ora la gente non ha pane, non ha denti, e non ha casa, ma caschi il celo la diavoleria elettronica DEVE averla".

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