San Giovanni il giorno dopo la manifestazione del 15 ottobre, i colori, i nuovi italiani e l'unica salvezza possibile

di Federico Pace — 16 ottobre 2011 — 1 commenti

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Sono venuto qui, a piazza San Giovanni, per vedere cosa restasse delle fiamme e degli scontri di ieri. Dopo la paura e la violenza. Ero preparato al peggio. Ancora ieri notte, su via Appia c'erano i cassonetti in fiamme in mezzo alla strada che fermavano le macchine e le costringevano a tornare indietro. Ancora negli occhi le scene di violenza. I colpi non risparmiati. La disperazione di chi era in buona fede e non sapeva degli interessi opachi e delle trame che vengono messe in atto in occasioni come queste.

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Ma quando sono arrivato nella piazza, ho visto un gruppo di persone racchiuso in un grande cerchio. Poi ho sentito il rumore dei tamburi. E ho visto gli ombrelli colorati su due file che andavano dalla piazza fino alla Basilica di San Giovanni. A tenerli erano per lo più delle giovani donne. Ferme e immobili. Qualcuna faceva un po' di fatica, ma stava sempre attenta a non piegare l'ombrello per non rompere la fila.

I curiosi giravano intorno. Le automobili, poco distanti, scorrevano sulle strade che fino a poche ore fa erano state scena di scontri e terrore. Ma, ora, piazza San Giovanni sembrava già in un altro tempo. Sembrava già un altro mondo. Ora c'era il viola, l'arancio e il verde vivo. I colori dei tessuti. I canti. Pensavo si trattasse di un rito. Un matrimonio forse. Alcune tenevano dei piattini sulle palme delle mani e dentro c'erano dei petali di fiori.

Mi sono avvicinato a una di loro. I colpi delle percussioni davano un ritmo continuo e serrato. La luce quasi accecante. Le ho chiesto se si trattasse di un matrimonio. E' la messa, per la nostra comunità, mi ha detto tra il rumore dei tamburi e con una voce dolce. Il gruppo dei percussionisti stava risalendo verso la Basilica e il ritmo si faceva sempre più forte. Due parole ancora e un sorriso. Negli occhi, un velo di tristezza. Forse anche lei ieri ha visto la tv e aveva avuto paura.

Poi i percussionisti ci sono passati vicini e ci hanno superati. Stavo per chiederle ancora qualcosa. Volevo sapere di più. Ma la ragazza ha preso a camminare pure lei con il suo ombrello colorato. Per un solo attimo, poi, si è voltata di nuovo. Un sorriso ancora. Ho visto il suo ombrellino di stoffa perdersi verso la Basilica nel mare di colori di un'India viva e sincera. Forse, se un riscatto e una salvezza sono ancora possibili, anche per quest'Italia, è da qui, è da questi nuovi colori, da questi nuovi cittadini, che potranno arrivare.

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Commenti

  1. Scritto da Francesca16 ottobre 2011 alle 19:43

    alla manifestazione un cartello COMBATTERE LA TRISTEZZA

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