Roma Palermo 1 a 0, il gol di Lamela, la serpentina di Bojan, l'eredità di Totti e la traiettoria di una palla
Lo stadio pare un grande cappello alla rovescia. Di quelli antichi, che indossavano uomini stretti nei guanti bianchi per andare all'opera. L'uomo con i baffi grigi davanti a me e gli altri migliaia di tifosi. La nuca ossessionata dalla stessa inquietudine e dalla stessa speranza gratuita: una vittoria. Oggi Juan torna al posto di Heinze. Marco Borriello al posto di Bojan. A centrocampo David Pizarro, De Rossi e Fernando Gago. Titolare anche Erik Lamela. E' nato nel 1992. Ha solo diciannove anni. Per ora ne conosciamo solo le gesta che avvengono sull'iperuranio di YouTube. Sul campo, non l'abbiamo mai visto.
Bergonzi fischia il calcio d'inizio e la Roma, la squadra dell'asturiano Luis Enrique, pare un organismo vivente. Pressing alto. Recupero palla. Ritmo sostenuto. Ogni parte è un arto del corpo. Al 7° minuto De Rossi fa pressione su Migliaccio. La palla scivola sul piede sinistro di Lamela nella parte alta dell'area di rigore. Di esterno, sempre col sinistro, si accentra. Guarda il secondo palo. Tocca il pallone appena con la delicatezza del pasticcere mentre affonda il coltello in una torta. La palla si alza e gira. Gol. Anche Totti, in tribuna per infortunio, si alza per applaudire. La Roma è 1 a 0. Ora si tratta solo di gestire e, semmai, segnare di nuovo. Poi ancora Lamela. Ma, questa volta, solo calcio d'angolo. C'è Gago che, a centrocampo, pare tracciare le linee da architetto per la nuova costruzione. C'è Osvaldo che prova di testa su invito di Cassetti. C'è Stekelenburg che nega – con la mano destra - a Zahavi il pareggio.
Nel secondo tempo le cose cambiano e la Roma pare vivere la disperazione smembrata di un Frankestein. Si direbbe una collezione di parti, più che un corpo unico. Spiragli di Osvaldo e Lamela. Un po' di Borriello. Pizarro, però, non riesce a mettere ordine. Poi qualche cambio. A Borriello subentra Perrotta. A Juan, Heinze. E a Lamela, Bojan.
Dallo sguardo di clown triste e dalle spalle strette del giocatore della Catalogna, cugino di quarta generazione di Lionel Messi, non diresti che possa prendere palla, saltare due giocatori e sfiorare il palo. Eppure ci riesce. Sembra muoversi ancora meglio del ragazzo che invece ha fatto gol. Sembra che anche lui possa provare a candidarsi per ricoprire il vuoto che prima o poi Totti dovrà lasciare in squadra. Ma a segnare non ci riesce. Fuori dallo stadio, a partita finita, quando la folla è tutta passata, l'ombra di un bambino corre lunga e pare andare verso una porta immaginaria. Alza la gamba e la lascia andare appena. Simula il gesto del gol di Lamela. Nella penombra, pare di rivedere l'arco della palla immaginaria finire di nuovo in rete.
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Commenti
Scritto da luciano — 24 ottobre 2011 alle 09:02
per me Lamela è troppo forte e ho idea che questo gol è il primo di una lunghissima serie!
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