Prati, i cento anni di un quartiere, i “telefoni bianchi”, le fiction, le geometrie austere e la cronaca nera
Cento anni non sono troppi per un quartiere. Rappresentano un'epoca, un periodo, che può coincidere con la vita di un uomo. Ci sarà ancora magari qualcuno a Prati, tra i più longevi, che ha ricordi vividi dell’infanzia vissuta tra le mura dei villini e dei palazzi signorili appena costruiti. Interni e esterni che hanno lasciato un segno sia nel cinema che nella televisione. Dai “telefoni bianchi” alle fiction più recenti. E di cui ora sopravvivono pochi elementi: gli alti soffitti stuccati, la graniglia del pavimento, i pesanti termosifoni in ghisa, la griglia dell’ascensore, le vetrate colorate delle loggette, i giardini e i cortili curati. Ambienti presi da assalto da studi legali e produzioni televisive. E da quei pochi che possono permettersi di stare in questi ampi appartamenti la cui rendita non teme crisi.
La sua data di nascita è precisa. 21 ottobre 1911. Corrisponde a quella dei festeggiamenti per il cinquantenario dell'Unità d' Italia. Le celebrazioni furono concentrate a Torino e a Roma. E proprio a Roma fu programmata l’esposizione delle arti e della cultura. Fu così che si individuò quella parte della città che si andava espandendo lungo i «prati» di Castello. Il fulcro era Piazza d' Armi, che poi e diventata piazza Mazzini, posta a nord delle caserme di viale delle Milizie, dove allora finiva la città.
Dal 1911 la città si e ingrandita, inglobando il quartiere che da allora, è diventato uno dei luoghi più vitali. Certo, un conto e venirci nei giorni feriali, quando è letteralmente occupato dalla folla degli avvocati e dei clienti che si affrettano a raggiungere il Tribunale in via Giulio Cesare e un altro e il sabato e la domenica. Solo allora ti accorgi delle geometrie austere che incutono persino timore. Per quanto ti sembra il luogo ideale per un agguato. Qui, non dimentichiamolo, si sono verificati diversi omicidi. Quello del giornalista Mino Pecorelli in via Orazio. L’omicidio di Simonetta Cesaroni in via Poma, vicenda di cui si e tornato a parlare ultimamente con la riapertura del caso, la celebrazione del processo e la condanna in primo grado del fidanzato, Raniero Busco. E poi in tempi più recenti l’omicidio in via Grazioli di Flavio Simmi, figlio di un ex componente del nucleo storico della Banda della Magliana.
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