Merkel e Sarkozy ridono di Berlusconi, la riforma delle pensioni, il decreto sviluppo e quel che è stato già svenduto

di Federico Pace — 24 ottobre 2011 — 1 commenti

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy non sono riusciti a mantenere l'aplomb. Seppure in un contesto che lo avrebbe richiesto. In fondo si trattava di una conferenza stampa ufficiale a Bruxelles. Eppure, hanno provato a stare in silenzio, per qualche istante, quando è arrivata la domanda ("Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?"). Poi però hanno sorriso, guardandosi con disperata ironia e complicità. La stessa che avrebbero una madre e un padre, quando gli si chiede delle gesta del figlio che sanno irrecuperabile. Poi Sarkozy ha quasi infierito, forse per riprendere il ruolo istituzionale, o forse per lasciarsi alle spalle per sempre quel figlio incapace ("Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell'insieme delle autorità italiane, politiche, finanziarie ed economiche").

Qui però, a Roma, non ride nessuno. Solo qualche giorno fa c'è stata un'alluvione che è sembrata un avvertimento, una metafora, più che una perturbazione artica. Il cielo inquieto e grigio, i passi rapidi. In questa piazza ampia, in questo slargo davanti Palazzo Chigi, questa mattina, c'è semmai un po' di disperazione nei volti della gente. Forse portano i segni di una preoccupazione privata, ma a vederli in questo spiazzo, sembrano lo specchio della disperazione di ciascuno per la dissennatezza del governante che non sa governare e non sa neppure più difendere la ricchezza e la dignità di un paese.

Chi passa indossa abiti semplici. Una donna anziana con un vestito color crema tiene stretta la borsa e pare temere per la sua incolumità. Volge uno sguardo all'entrata del palazzo. Le linee delle labbra rimangono serrate e preoccupate. Sembra portare sul volto la consapevolezza delle parole, che le abbia ascoltate o meno, ultimative rivolte ai nostri governanti (“l'Italia attui le misure che ha promesso”.) E pensare che Silvio Berlusconi solo qualche giorno aveva detto, con la sua solita voce impastata e insonnolita, che il decreto sviluppo andava messo a punto senza fretta. Beato lui.

E' in questo palazzo, lo stesso in cui Benito Mussolini si trasferì nel 1922 facendolo diventare per la prima volta sede del ministero degli Esteri, che il Faraone, nella sua improvvisa fretta disperata, incontrerà i suoi ministri nelle prossime ore. Si dice che varerà una riforma delle pensioni. Ieri ha provato a fare dichiarazioni che gli dessero l'aspetto di quel che non è. Uno statista. "A Bruxelles oggi si è parlato di età uguale per l'entrata in pensione in tutti gli stati d'Europa, e questa età è stata indicata a 67 anni". Forse lo farà. In fondo Umberto Bossi, al di là di dichiarazioni di facciata, ha fatto tutto quello che il Faraone gli ha chiesto. In fondo, come può negarsi, dopo tutto quello che Silvio ha fatto per lui.

O forse Berlusconi farà qualcosa di molto più facile da fare. Almeno per lui. In fondo lo ha detto lui stesso parlando a proposito del debito: "Forse potremmo ridurlo anche prima ponendo sul mercato degli immobili del patrimonio pubblico dello Stato". Nessuno crede che lo farà al prezzo che si deve. Abbiamo visto tutti la facilità con cui ha già svenduto quel che le istituzioni dovrebbero sempre mantenere e che, per colpa delle sue azioni e dei suoi atteggiamenti, non hanno più.

Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)

Commenti

  1. Scritto da micky24 ottobre 2011 alle 13:16

    siamo sempre di più sulla strada della Grecia... se Berlusconi non si sbriga a dimettersi ci si mette ancora più male...

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