Lazio-Roma 2-1, il rigore a Brocchi, Tagliavento, l'espulsione di Kjaer, Osvaldo, il derby e il verdetto all'ultimo minuto

17 ottobre 2011 — 3 commenti

La tipica partita nervosa dalle trame interrotte e dagli errori frequenti. Un gol nei primi minuti di Osvaldo. La canottiera nascosta sotto la maglietta con la scritta provocatoria (“Vi ho purgato anch'io”). Il sorriso beffardo. La corsa per il campo verde e verso gli spalti. L'illusione che sarebbe bastato. Bojan, De Rossi, Osvaldo. Tutti vicini al raddoppio. Una certa tranquillità per come vanno le cose. La fine del primo tempo.

Negli spogliatoi, il nervosismo e la tensione. Il ritorno in campo. Poi il rigore. L'ennesima contestazione. L'espulsione a Simon Kjaer. Il sospetto che il volo di Cristian Brocchi fosse un'esagerazione. Un'astuzia da mettere in atto a qualsiasi costo. Anche questo fa parte del derby. La rincorsa anomala di Hernanes. Quel fermarsi. Lo sguardo di Tagliavento verso i calciatori sulla linea per controllare che non entrassero prima. Un attimo di distrazione. Hernanes che zigzaga ancora. E poi riparte. E poi il gol. La rete che si gonfia alle spalle di Maarten Stekelenburg. La stupida idea, involontaria e irrazionale, che il portiere olandese non sia proprio un portafortuna. La convinzione che alla fine Tagliavento, criticato dai tifosi laziali da un'infinità di tempo, abbia deciso di concedere qualcosa per liberarsi delle troppe polemiche.

I calci a Miralem Pjanic. Metodici, ripetuti. Fino a farlo stancare e farlo uscire un poco dalla partita. Il tiro improvviso, fulminante di Djibril Cissé che finisce sul palo. Lo stupore di tutti per il colpo improvviso e repentino. L'entrata di Pizzaro. L'ordine a centrocampo. La capacità di riannodare i fili del gioco. Il tempo che passa. Forse alla fine si accontenteranno tutti di un pareggio. Meglio non farsi male. Pensieri serali dopo giornate complicate.

Tre minuti di recupero. Qualche azione. Una punizione dal limite. Un tiro verso il cielo. Qualche contrasto ancora a centrocampo. Arrivano gli ultimi secondi. Ecco allora che tutto cambia. Due scambi in area e palla a Miroslav Klose. Un tedesco nato in Polonia. Un tipo impeccabile. Il tiro, sicuro e deciso. E' il gol che decide la partita. Un verdetto all'ultimo minuto. Lo spaesamento davanti lo schermo. C'è chi corre per gioire. Dopo tutte quelle sconfitte consecutive, c'è da capirli. Chi, mesto, ritorna negli spogliatoi. Lo stadio che si svuota. Le automobili, gli autobus e le televisioni accese fino a tardi. Fino a che non si fa un'altra volta notte.

Commenti

  1. Scritto da Paolo D.17 ottobre 2011 alle 12:59

    Finalmente un articolo scritto con originalità e semplicità. Pura cronaca. Complimenti.
    Paolo D.

  2. Scritto da filippo17 ottobre 2011 alle 14:50

    sei proprio da riomma

  3. Scritto da renata17 ottobre 2011 alle 19:28

    ieri ho intravsito nella tribuna il sorriso gelido di Cesare Previti, tifava la sua lazio. L'ex ministro della giustizia di Berlusconi, quell'avvocato che è stato condannato per il processo Imi-Sir. Credevo che fosse agli arresti domiciliari, un mio amico mi ha detto che sta svolgendo i servizi sociali... che tristezza...

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