La morte del poeta Andrea Zanzotto, l'emarginazione del pensiero critico e la difesa del paesaggio italiano
Di libri di Zanzotto non se ne trova nemmeno uno stamattina. Che strano, di solito dopo una morte spuntano come funghi. “Ha qualcosa di Zanzotto”, chiedo alla persona che gestisce il banco dove di solito mi fornisco. Via Ferrari, zona Prati. “Che ha scritto?”, mi fa con l’espressione di chi è stato colto impreparato.
Eh già, che ha scritto Andrea Zanzotto? “Conglomerati”, gli butto lì il primo titolo che mi viene in mente. Da quando ho provato a leggere quella raccolta ogni volta che sento parlare di Zanzotto l'associo alle rocce sedimentarie ma non solo. Anche ai materiali inerti, ghiaia, sabbie alluvionali, pietrischi, che punteggiano i bordi di qualsiasi strada provinciale. Resti di quel cantiere perennemente aperto che è diventato il paesaggio italiano.
Ma il titolo non gli dice niente. Non lo illumina. Continua a tirare fuori altri libri da una scatola di cartone giustificandosi di non averlo fatto prima per via della pioggia. Eppure un libro di Zanzotto mi servirebbe. Non importa che a casa ho il Meridiano. Anche il caffè ho a casa, in cucina, e una busta di scorta nella dispensa. E nonostante ciò non si contano quanti ne prendo fuori.
Poi dal mucchio esce un libro di Carlo Levi, L’orologio. Cinque euro vuole, nonostante sia palesemente usato. Lo prendo. L’incipit promette bene: La notte a Roma pare ruggire leoni… Pago e mi allontano verso Lepanto. Stazione metropolitana.
Pochi metri e mi viene voglia di tornare indietro e spiegargli meglio chi è Zanzotto. A modo mio. Fargli capire che il poeta veneto è stato una sorta di capo tribù di quella riserva indiana a cui negli anni è stata relegata la poesia ma non solo. Tutto il pensiero critico e lui critico lo era, eccome. Fino alla fine ha difeso il suo paesaggio dal bozzettismo a cui lo vorrebbero ridurre i leghisti che la fanno da padrone da quelle parti. Ecco, hai presente Toro Seduto, Cavallo pazzo? Una cosa del genere.
- NOBEL LETTERATURA A TOMAS TRANSTROMER: Il paesaggio e la lucidita' delle parole
- MURAKAMI HARUKI: l'attesa per 1Q84
- 15 OTTOBRE 2011: piazza San Giovanni il giorno dopo
- FIDUCIA E GOVERNO: il caldo improvviso e i tuareg di Berlusconi
- BERLUSCONI E LA MERKEL: l'offesa indicibile e gli imbarazzi diplomatici
- POLITICA E VOLGARITA': Berlusconi e la barzelletta sulla mela
- SACCONI E LE SUORE: l'aggressione al linguaggio
- NOMI E PARTITI: Forza Gnocca e la provincializzazione delle città
- VOTI E MISTERI: la manovra al Senato e l'apparizione di Dell'Utri
- SFIDUCIA E MONTECITORIO: Romano e la Sicilia come metafora
- POTERE E RESIDENZE: palazzo Grazioli come il Castello di Kafka
Questo articolo è archiviato nelle categorie Cronache, Andrea zanzotto, Mario luzi, Giorgio caproni, Eugenio montale, Poesia, Paesaggio, Leghisti, Cultura e Culture. Puoi lasciare un commento e seguire i commenti a questo articolo sottoscrivendo il Feed RSS.
Scrivi un commento