La fiducia alla Camera, il governo a rischio, il caldo improvviso a Roma e i tuareg di Berlusconi
Si prospetta un nuovo 14 dicembre. Silvio Berlusconi, infatti, è intenzionato ad andare in Aula, domani per chiedere che il Parlamento rinnovi la fiducia al governo. Questo è quanto si è deciso nella riunione che si è tenuta questa notte a palazzo Grazioli. Rispetto a 10 mesi fa il quadro politico è peggiorato ulteriormente. Sono cresciute le defezioni nel Pdl ma non è ancora chiaro quanti poi alla fine si assumeranno la responsabilità di sfiduciarlo in modo che si possa voltare pagina una volta per tutte.
E’ probabile che come denunciato dall’onorevole Antonio Di Pietro la compravendita abbia già prodotto i suoi frutti. Nel caso contrario, e cioè di fronte alla prospettiva di non riuscire a ottenere la fedeltà di tutti i mercenari assoldati in questi mesi e con diversi lealisti che potrebbero mollarlo, non è escluso che Silvio Berlusconi nell’estremo tentativo di resistere si affidi, come ha fatto Gheddafi, a qualche tribù tuareg.
L’escursione termica di questi giorni, in cui le notti diventano più rigide mentre a mezzogiorno le temperature si alzano di molto, fa venire in mente per altro proprio il deserto. E allora i tuareg di Berlusconi te li immagini tra di noi. Niente a che a fare, chiaramente, con gli uomini blu del Sahara che fieri della loro indipendenza l’hanno difesa in tutti i modi. I tuareg di Berlusconi corrispondono più all’immagine di quegli uomini che vivono perennemente nell’ombra. Decidendo di volta in volta - come già è avvenuto in passato - quando intervenire con poche azioni finalizzate a destabilizzare o soltanto distrarre.
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