Il golpe giudiziario di Tangentopoli, il congresso di Scilipoti e la discesa in campo di Berlusconi

21 ottobre 2011 — 1 commenti

“In politica nel '94 per stoppare golpe giudiziario.” La storia si sa la scrivono i vincitori e per il momento Berlusconi può ancora considerarsi tale e provare ad accreditare la sua ricostruzione dei fatti. L’occasione, ghiotta, questa volta gli è fornita dall’intervento al congresso fondativo del Movimento di responsabilità nazionale di Domenico Scilipoti.

A suo dire, appunto, prese la decisione di entrare in politica "per sottrarre l'Italia ad un destino che sembrava ormai inevitabile, consegnare l'Italia nelle mani dei comunisti ortodossi, profittando di quel golpe giudiziario che aveva messo fuori i cinque partiti della democrazia occidentale, che pur avendo commesso alcuni errori avevano consentito all'Italia di crescere nel benessere, nella democrazia e nella libertà".

Poi ha fornito altri particolari sui tentativi, falliti, di mettere d’accordo il Msi e la Lega. Fino alla necessità di scendere in campo alla luce dei sondaggi che Giuliano Urbani gli fornì: “mi mostrò come se non ci fossero state in campo forze capaci di ostacolare il Pci, i comunisti avrebbero avuto il 72% dei seggi".

Ad onor del vero su come sono andate le cose, in riferimento alla sua discesa in campo e alla nascita di Forza Italia i pareri sono controversi. E esiste anche un’ampia letteratura, sostenuta da un robusto lavoro di indagini della Procura di Palermo, che ipotizza un collegamento tra il Movimento di Sicilia Libera, partito mafioso-autonomista, e il nuovo partito di Silvio Berlusconi.

E’ stato il Procuratore Generale Nino Gatto - nella requisitoria al processo d’appello a Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa - a ricostruire, sulla base anche delle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, il momento in cui Cosa Nostra rinunciò a inseguire il progetto di un impegno politico diretto attraverso le bandiere di ''Sicilia libera'' per appoggiare Forza Italia. Ma poi sappiamo come si è chiuso quel processo, con la condanna a sette anni del senatore Dell’Utri - in primo grado ne aveva avuti nove - per i fatti accaduti fino al 1992. Per i giudici di quella corte, a partire da quell’anno l’intimo amico di Berlusconi si è ravveduto come Paolo sulla via di Damasco. Per la cronaca si è in attesa del pronunciamento della Cassazione.

Commenti

  1. Scritto da Vaneggiante21 ottobre 2011 alle 19:01

    Fermatelo! Oramai ogni sua esternazione è un delirio!
    Io nel 94 c'ero: avevo appena compiuto 19 anni e mi apprestavo a votare per la prima volta alle politiche, ma già sapevo (e tutti lo sapevano anche quelli che sarebero stati i suoi elettori) chi era il Berlusca. Non si riscrive la storia con gli interventi ai congressi di "amici" e comunicati al sito del fanclub.

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