I dodici condoni, la bozza del decreto sviluppo, il governo e che cosa ci insegnano gli Antichi

di Antonio Carbone — 24 ottobre 2011

“Noi siamo un popolo orgoglioso. Ci meritiamo rispetto” queste frase pronunciata nei giorni scorsi  a Bruxelles  dal primo ministro greco,  George  Papandreou, probabilmente Berlusconi non potrà mai farla sua. Considerata la stima di cui gode nel mondo, alla luce anche dei sorrisetti tra la Cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy al consiglio d'Europa. Ma è quello che in cuor suo ogni italiano si sente in questo momento di rivolgergli, come una specie di ulteriore ammonimento, dopo che il Consiglio dei Ministri convocato in tutta fretta a palazzo Chigi si è concluso senza una decisione  e il giallo sui dodici condoni.   

Nel tardo pomeriggio, infatti, era trapelata l'indiscrezione sull'ipotesi che il decreto sviluppo contenesse una dozzina di sanatorie. Dalla possibilità di integrare le dichiarazioni relative ai periodi di imposta per i quali i termini di presentazione sono scaduti entro il 30 settembre 2011, alla definizione delle liti pendenti con il pagamento di somme di denaro, alla riduzione delle sanzioni e degli interessi dovuti per i ritardati pagamenti di tributi locali fino alla regolarizzazione del canone Rai e dei manifesti politici abusivi.

Nella stessa circostanza in cui Papandreou ha pronunciato quella frase, ha anche avuto modo di rivendicare il fatto che la crisi economica, proprio come una battaglia nazionale, è stata riconosciuta da ciascun greco. Una battaglia di cui evidentemente è pronto a farsi carico. E invece nell’inizio settimana in cui l’Europa ci concede ancora pochi giorni per intervenire, tutto quello che sembra offrici questo governo sono ancora soluzioni furbe, ammiccanti. Ma soprattutto che trascendono la politica. Piegando l’agire politico a espediente.

 Ad Atene, nei giorni scorsi, piu di 200 filosofi, provenienti da tutto il mondo, hanno affrontato scioperi e scontri per incontrarsi in un forum. Un segno per il giornale greco, Ekathimerini, che  la vita in Grecia va avanti nonostante la crisi economica e la percezione che si ha all’estero di un paese a un passo dall’anarchia. Crisi greca: che cosa direbbero gli Antichi? Era il titolo dell’articolo.

Nei momenti di difficoltà, le persone riscoprono il bisogno di rifondare le basi della moralità in maniera quasi naturale. Per quanto la filosofia sia legata da un filo rosso all’austerità dei comportamenti. E a badare all’essenziale. A condizione che non ci sia un populista che fino alla fine strizza l’occhio a tutti, invitandoli a tentare per l’ennesima volta la strada piu breve. E in questo modo contribuendo a spaccare eticamente ancora di più il paese.    

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