Gli indignati a Roma davanti il Palazzo delle Esposizioni, la Banca d'Italia e il primo passo per cambiare le cose

di Antonio Carbone — 13 ottobre 2011 — 1 commenti

“Ci si può indignare in tanti modi. Si può farlo anche continuando a stare seduti in poltrona” così  dice una ragazza al telefono, lasciando intravedere lo sforzo che sta mettendo per provare a convincere il suo interlocutore a raggiungerla. E’ proprio vero, la rivoluzione, il cambiamento comincia proprio decidendo di uscire di casa. Ma non solo. Anche rimanendoci, presidiando i luoghi del potere e non limitandosi a sfilarci vicino. In modo da lanciare una sfida: non ce ne andiamo da qui fino a quando qualcosa non cambia davvero. 

Imboccando il traforo dalla parte di via del Tritone, noti subito i lampeggianti accesi dei blindati della polizia in prossimità dell'uscita. Poi, quando arrivi su via Nazionale rimani persino un po’ deluso. Scopri che non c’è la moltitudine che ti aspettavi. Sui gradini del Palazzo delle Esposizioni, dopo che ieri sera sono stati allontanti dal palazzo della Banca d’Italia, ci sono gruppi di giovani e non solo. Appena sotto al manifesto della mostra "Realismi socialisti" c'è lo striscione raffigurante il dragone, che fa il verso a Mario Draghi, l'ex governatore della Banca d'Italia. Ci sono diverse tende montate. Qualcuno al microfono rinnova l’appello ad unirsi per prepararsi a condividere la seconda notte insieme. L’atmosfera è quella gioiosa di un raduno. Ti rendi conto quanta distanza ci sia dalle forme dure della politica degli anni passati e fai fatica a trovare legame persino con quel popolo di Seattle che poi, come sappiamo, fu brutalizzato al G8 di Genova dieci anni fa. A cui nessuno ancora ha chiesto scusa e non solo per le violenze subite ma anche per la lungimiaranza delle loro rivendicazioni.  

Poco oltre i turisti seduti ai tavoli si apprestano già a cenare, come tutte le sere. Blanditi dai soliti modi melliflui dei camerieri. Molte però sono le persone che, arrivati in prossimità del palazzo, si fermano a buttare uno sguardo. Sul loro volto non si avverte solo la curiosità. Anzi noti quasi l’espressione del tipo: Era ora! Come se i più grandi, i genitori, si aspettassero da tempo un gesto appunto dai più piccoli, dai figli. Capisci allora che non importa il numero. La massa. L’importante è che si inverta questa tendenza e che sull’esempio, appunto degli indignados di Puerta del Sol di Madrid e di Wall Street di New York, anche qui a Roma si ricominci a dare un signficato e  un valore politico ai luoghi della cittadinanza.

Commenti

  1. Scritto da robby13 ottobre 2011 alle 22:26

    per ora siamo ancora pochi, è vero, ma sabato saremo tantissimi e cresceremo ancora di più, uscite di casa e fatevi sentire tutti

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