Genoa Roma 2 a 1, il gol di Borini, l'incertezza di Stekelenburg, quei gol agli ultimi minuti e il diluvio in Liguria
La Roma è quella di questa stagione. Propositiva, giovane e un po' dissipatrice. Pare sempre incapace di trarre il frutto da quel che fa. Fa girare la palla, prova ad arrampicarsi sull'albero della vittoria ma lo fa con mani fragili e non riesce a tenere la presa. E, alla fine, scivola. Ancora una volta, proprio quando pareva quasi fatta. Con uno degli ennesimi beffardi gol degli ultimi minuti. Un calcio d'angolo. Una carambola. Una distrazione di Stekelenburg. Il colpo fortunato di Kucka.
La partita vista da Roma, vista dalla televisione è parsa un po' irreale. Fuori, la luce dei lampioni. Dentro, il baluginare dei pixel della televisione. Le immagini da Genova, da quella Liguria tormentata dal maltempo e dalla malagestione del territorio, paiono cupe e meno luminose. Seduti su un divano si prova a cercare il sollievo temporaneo che, alle volte, può regalare il calcio. I calciatori fermi al centro del campo. Immobili per un minuto. Gli striscioni della curva dei tifosi del Genoa. Non è possibile non pensare ai cinque morti e agli otto dispersi e a quei centocinquanta millimetri di pioggia caduti in un giorno che non possono bastare a spiegare tutto quello che è accaduto.
Le forti piogge, le frane e i canali esondati. La fusione del manto nevoso sui rilievi, l'ingrossamento dei fiumi e il terreno che non tiene più per colpe di chi non sa gestire il patrimonio ambientale. All'interno dei confini, più controllabili e comprensibili, del campo di calcio, Lamela è partito titolare, ha mostrato qualche guizzo, ma nella notte ligure è parso spaesato. Il suo volto, nel vibrare lucente dello schermo televisivo, è parso più infantile di quello che aveva mostrato sotto il sole romano. Anche Bojan è ancora un ragazzo che ha proprietà dalle sembianze infinite ma che, neppure lui, sa ancora come mettere a frutto. Gago è più bravo di quel che pensavamo tutti. Siamo già immersi nella partita. Il pensiero, di quello che è accaduto, però, rimane presente, come un ronzio.
Ancora il calcio, però. La prima delle due beffe di questa sera è arrivata verso la fine del primo tempo. Bosko Jankovic ha ricevuto una palla precisa da Palacio e ha segnato forse nell'unico contropiede che la squadra genoana è riuscita a mettere insieme. Il rammentarsi della sottile crudeltà del calcio e di quella spietatezza in cui un'azione sola, ma riuscita, alla fine possa valere molto di più di un gioco ben costruito, ben preparato ma non sorretto dall'ultimo gesto, quello che spinge la palla al di là della linea.
Alla fine del primo tempo, la realtà riacquista spazio. Si vede la gente sugli spalti e è impossibile non pensare se tra loro c'è qualcuno con la casa danneggiata, una vettura sotto l'acqua o se qualche parente ha visto quel fiume di pioggia scendergli davanti e è scampato solo per un miracolo. Poi, i giocatori rientrano di nuovo in campo. Palacio finisce in terra in area e pare chiedere, per un colpo di Heinze, quel che, neppure un arbitro generoso, gli può concedere. C'è Frey che, seppure un po' sovrappeso, mostra sempre la sua plastica reattività che fa rivenire alla mente le imprese di Jean-Marie Pfaff.
Poi entrano Greco, Osvaldo e Borriello e la Roma pare riprendersi. Riacquistare peso e forza. E' proprio Borriello, ostinato e lucido, dopo un triangolo con Osvaldo a offrire a Borini l'occasione della sera. Quella del pareggio. Il giovane calciatore festeggia con una mano in bocca mimando qualcosa il cui senso, che a chi lo guarda da quaggiù, sfugge. Allora, quasi tutti, abbiamo pensato che la Roma avrebbe vinto. Ma non è stato così. In occasione dell'ultimo calcio d'angolo, due calciatori del Genoa si sono sistemati solitari sul palo più remoto della porta della Roma. E' bastata una carambola per fare gol. La Roma ha perso anche oggi. Ma, questa sera, non conta nulla.
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