Berlusconi alla Camera, gli sbadigli macilenti di Bossi e l'Aventino dell'opposizione

di Federico Pace — 13 ottobre 2011 — 2 commenti

Molto generico, ancora programmatico, prima sorridente e poi torvo. Quasi sempre attento a leggere le parole, per alcuni scritte da altri, quasi mai andando a braccio. Con Bossi, stanco e macilento, assonnato e sbadigliante, al suo fianco. Così Berlusconi ha parlato per una decina di minuti alla Camera dei Deputati chiedendo la fiducia, cercando ancora quell'appoggio che gli permetta di non perdere quel potere di cui, come Putin o Gheddafi, non sa proprio a fare a meno.

Fuori il cielo era grigio e c'era una certa tensione nei volti della gente che passava e in quelli delle forze dell'ordine che ormai stanziano da tempo qui davanti. Nel chiuso dell'Aula, dopo che Fini gli ha dato la parola, Berlusconi ha mostrato il suo sorriso. Appena ha detto “Signor Presidente”, si è subito levato un applauso. Berlusconi allora ha sorriso di nuovo, o ha provato a mettere di nuovo in atto la sua messinscena di sorriso, e ha alzato la mano. Come avrebbe fatto un ragazzetto impreparato, che all'interrogazione, invece di pensare alla riposta, saluta dalla cattedra gli amici che stanno nel fondo dell'aula seduti tra i banchi più remoti con le proprie distrazioni.

Le sue parole sono state elusive e formali. “Un incidente parlamentare, di cui mi scuso personalmente, – ha detto - ha determinato martedì scorso, una situazione anomala che dobbiamo sanare con una fiducia politica. Perché sono convinto che i tempi impietosi dei mercati non sono compatibili con quelli di certe politiche... Non mi nascondo la gravità dell'incidente, ma quanto accaduto non può avere conseguenze istituzionali”. Ha parlato del nuovo provvedimento, “di un solo articolo al quale si aggiungeranno dati e tabelle. Sarà posto al vaglio della Corte dei conti e presentato al Senato, il governo ha il dovere di farlo.”

Ha letto, parola per parola, quello che diceva. Con la mano sinistra, come fa sempre, sottolineava gli accenti, come fanno i bambini per la prima volta alle prese con qualcosa che per gli altri sembra avere un senso, ma non per sé. “Il rendiconto - ha provato a dire - è un atto squisitamente contabile e non rientra negli strumenti di programmazione economica”.

Ha parlato e detto. Ha detto che se non avrà la fiducia, si andrà al voto, che non c'è un'alternativa credibile (per chi?) e che non vuole ribaltoni. Ma quel che diceva è parso vuoto. Come l'emiciclo in cui di solito siede l'opposizione e che, oggi, invece ha deciso di non esserci. Le parole pronunciate verso la fine sono state più aggressive e rabbiose. Ma quel che tutti hanno visto, era qualcosa d'altro. Al fianco di Berlusconi, infatti, stava seduto Bossi. E mentre parlava il premier si vedeva il volto del leader leghista. Più grigio del solito, Bossi ha sbadigliato diverse volte con macilenta lentezza. E non sembrava più un uomo politico nell'agone democratico. Sembrava un omino seduto su una sedia in uno di quei saloni delle ville a lunga degenza, dove viene accompagnato chi non può più badare a se stesso. Sembrava l'intera maggioranza chiusa nel suo guscio. Invecchiato e inconsapevole.

Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)

Commenti

  1. Scritto da mary13 ottobre 2011 alle 16:37

    manca pochissimo ormai, e ce ne liberiamo... e' pure ora!!!

  2. Scritto da roberto13 ottobre 2011 alle 18:54

    questi se ne devono andare... per l'età che hanno raggiunto (in tutto il mondo non c'è paese democratico che abbia governanti così vecchi!!!)... per il nulla di buono che hanno concluso... e per il troppo di male che ci hanno inflitto...

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