La barzelletta di Sacconi sulle suore, la storiella della mela di Berlusconi e l'aggressione al linguaggio
Ai tempi dell’Unione Sovietica in tutti in paesi del blocco dell’Est, il ricorso alla battuta, all’imprecazione, cosi come alla barzelletta, da parte del popolo, era sempre un modo per accettare la sopraffazione anche a costo di convivere con il retrogusto dell’umiliazione. Ma come bisogna interpretare il contrario, e cioè la circostanza in cui le barzellette, quasi sempre a sfondo sessuale, sono raccontate dai politici che oramai senza pudore governano in un clima di crescente impopolarità?
Il ministro del Welfare, Sacconi, per difendersi dalle accuse di aver favorito con l'articolo 8 della Manovra i licenziamenti delle aziende, ha raccontato ieri, alla festa dei giovani organizzata del Pdl, una barzelletta da lui stesso definita "un po' blasfema" sulle suore. Sacconi ha raccontato, infatti, che un gruppo di suore viene stuprato e che una sola viene risparmiata. "Quale? - si è chiesto il ministro - "quella che ha detto No", si è risposto. Al suo fianco il segretario della Cisl, Bonanni, ha assistito senza battere ciglio.
Quella di Sacconi di ieri rimanda naturalmente all’ultima raccontata da Berlusconi a palazzo Grazioli, sulla mela. Si direbbe che qui, nell'utilizzo delle barzellette, sia in gioco non solo l’obiettivo di abbassare continuamente la morale, ma uno scopo più subdolo. E cioè una vera aggressione al linguaggio e quindi al “nostro pane sociale” che quotidianamente condividiamo.
Se la televisione non basta più, allora c’è bisogno che la volgarità piova dall’alto. Dall’ufficialità di chi detiene il potere. Solo cosi l’osceno si impone. E l’umiliazione non è più solo un amaro retrogusto ma il sapore guasto della minestra che pretendono di servirci a pranzo e cena. In cambio del nostro silenzio.
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Commenti
Scritto da julio — 8 settembre 2011 alle 14:01
sacconi è due volte volgare.. con la barzelletta esprime due suoi convincimenti: le donne che sono strupate, fa intendere il ministro con la barzelletta, lo sono perché lo vogliono. I lavoratori che vengono licenziati, vuole fare capire Sacconi, lo sono perché lo vogliono... è un uomo stordito dai suoi anni socialisti, dai suoi rancori ossificati e dalla sua insipienza politica...
Scritto da dada — 8 settembre 2011 alle 14:52
I miei più sinceri complimenti per questo articolo e per l'acume del suo autore! Fa chiarezza sull'orrore che stiamo vivendo tutti in questo momento.
Tuttavia propongo di osservarlo da vicino questo orrore, per il fine di liberarsene una volta per tutte. “Che non si ripeta mai più” è la frase che dobbiamo interiorizzare. Sono sicura che ognuno di noi sa educarsi da sé. Quindi ascoltiamoli questi "signori del dolore", queste "cattive compagnie" mentre insultano, straparlano, blaterano parole vuote. Proviamo a compiere un atto d’amore verso la brillantezza di un valore positivo che è proprio il dolore, il sentimento di lutto per la fiducia che abbiamo perso.
L'impegno che si vorrebbe continuare a dare e che viene sistematicamente annullato dal silenzio della nostra impotenza e dal goffo snobismo di una sequela di rincoglioniti parvenus della politica.
Nessuna vendetta vale la pena intraprendere, non è un traguardo insegnargli un decoro che non conoscono, né capirebbero.
Questo paese ci aveva creduto ed ha sbagliato, proprio come cinquant'anni fa.
La cosa importante è limitare i danni. Con molta stima
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