L'incontro tra Berlusconi e Napolitano, il voto segreto su Milanese e l'esortazione a fare presto

di Antonio Carbone — 22 settembre 2011

Prima il declassamento dell’Italia, ora anche quello di sette istituti di credito. Ieri dopo che il giudizio di Standard&Poor’s è stato diffuso dalle agenzie di stampa, il presidente del Consiglio si è recato al Quirinale per un colloquio con il capo dello Stato che è durato più di un’ora e che si è chiuso senza lasciare intravedere almeno per il momento grosse novità. Berlusconi, infatti, è deciso a non dimettersi. Non lo avrebbe fatto neppure se oggi in parlamento la maggioranza fosse andata sotto sul voto segreto su Milanese, il consigliere politico di Giulio Tremonti accusato di associazione a delinquere, corruzione e rivelazione del segreto dai magistrati napoletani.     

FATE PRESTO. Così titolò “Il Mattino”, all’indomani del terremoto che colpì la Campania il 23 novembre 1980. Quel titolo-urlo faceva riferimento anche al fatto che se i  soccorsi fossero stati più tempestivi, si sarebbero potute estrarre dalle macerie diverse persone ancora vive.

Come è noto quella prima pagina fu resa immortale da Andy Warhol che la riprodusse in serigrafia su tre grandi tele con le quali partecipò alla mostra Terrae-Motus, organizzata da Lucio Amelio a Napoli. In tempi più recenti, e precisamente nel 2008, a Salerno una mostra ispirata all’emergenza rifiuti in Campania prese ancora a prestito quel titolo: FATE PRESTO. Secca, laconica, questa frase è stata pronunciata spesso nel nostro Paese in occasione delle tante situazioni di emergenza che ha vissuto. Questa attuale, a quanto pare, non è da meno.    

FATE PRESTO è il titolo che oggi ci saremmo aspettati di leggere su tutti i giornali anche su quelli di area più moderata. Se non ora quando? Sarebbe stato il modo migliore per amplificare questa esortazione che nella testa tutti oramai, sempre più sfiduciati, si ripetono ogni giorno.    

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