Inter Roma 0-0, l'infortunio a Stekelenburg, la propensione di Luis Enrique e i diversi modi di pareggiare

di Federico Pace — 18 settembre 2011 — 1 commenti

E' finita zero a zero. Un pareggio. Una cosa che lascia con qualche interrogativo in testa e un senso d'insoddisfazione. Una partita senza gol, lo si capisce proprio quando l'arbitro fischia la fine, ha la stessa impalpabilità di una relazione a due in cui manca qualcosa: un po' di amore puro, quello slancio da adolescenti o l'intrattenibile attrazione fisica che fa cercare il corpo dell'altra.

Luis Enrique però, molto più di Gasperini, l'allentore dell'Inter, è sembrato sulla strada buona. Un po' spavaldo senza essere donchisciottesco. Visionario ma concreto. Ha messo in campo solo due difensori di ruolo. Simon Kjaer e Burdisso. Per il resto tutti centrocampisti o attaccanti. Perrotta e Taddei. Insieme a Pizarro e De Rossi. E poi Pianjc, Totti, Borini, Osvaldo. Il tecnico, questa volta anche con la cravatta, non ha smesso di dare suggerimenti ai suoi, spiegando movimenti e posizioni. Ha mostrato l'atteggiamento di un Galileo che si concentra nel dettaglio dell'artigiano e intanto pensa e lavora anche al grande disegno. La palla girava bene tra i piedi dei giocatori. C'era, tra i giallorossi, la baldanza di chi sembra cominciare a crederci e a essere consapevole di una forza che cresce.

Dalle finestre aperte della sera arrivava il silenzio della fine dell'estate. Nei condomini ciascuno sembrava concentrato e rapito dalla luce tremula della televisione. La cena preparata di fretta dopo avere fatto dei giri veloci nei meandri illuminati dei supermercati. Il telefono lasciato squillare per non perdersi l'azione sul fondo di Borini. Sugli schermi la pioggia scendeva a Milano come una ricchezza distante. L'Inter, la squadra del miliardario Moratti, sembrava una cosa da poco.

Poi, verso il ventesimo minuto del primo tempo, il colpo di Lucio in testa al portiere della squadra romana, l'olandese Marteen Stekelenburg. Tanto era stato elegante e tempista il gesto del portiere nel togliere la palla dai piedi del gigante dell'Inter, tanto più era stato irresponsabile e violento quello del difensore brasiliano della squadra di Milano. Ha lasciato partire un calcio in testa quando la palla era ormai passata. Quando non c'era più nulla da fare.

L'olandese ha perso i sensi. Tutti avevano capito la gravità. A casa qualcuno aveva lasciato da parte l'enfasi del tifoso, poggiato le posate sul piatto, per provare l'apprensione dell'uomo e della vita a rischio. Solo Lucio, con un fare da bulletto di periferia, ha impettito il busto e se ne è andato in giro per il campo senza mostrare preoccupazione. Nessuno dell'Inter è sembrato chiedere scusa. Trance agonistica o qualcosa di peggiore?

Da quel punto la Roma, squadra ancora sensibile e emotiva, è parsa un po' perdere sicurezza. Mentre il portiere veniva portato in fretta verso l'ospedale per le verifiche, gli undici della Roma sembravano avere scoperto di nuovo un'altra debolezza, non quella del team calcistico che aveva perduto un match in casa con il Cagliari, ma quella più profonda e umanissima, che rimanda alla vita di ciascuno. Poi, però, pian piano, con il trascorre dei minuti, ha ripreso consapevolezza e concentrazione. De Rossi, Pizzaro e Perrotta hanno ricominciato a tessere le azioni.

Nel secondo tempo la Roma ha sofferto di più. Ma ha sempre tenuto la palla e ha fatto pensare che qualcosa stesse crescendo. I giocatori giallorossi, quasi per tutta la partita, sono sembrati viaggiatori che tenevano a mente una meta e sembravano cominciare a riconoscere le tracce e le indicazioni sul territorio. Quelli dell'Inter apparivano invece spaesati, spinti solo da una necessità immediata. Alla fine, il pareggio. L'arbitro ha fischiato tre volte. Poi è arrivata la notizia che Stekelenburg aveva ripreso i sensi e la Tac aveva escluso danni alla testa. Nelle case le persone hanno spento la tv e hanno aperto le finestre per respirare ancora un po' d'aria d'estate prima che la pioggia arrivi anche qui.

Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)

Commenti

  1. Scritto da gif7219 settembre 2011 alle 15:29

    ma la cosa assurda poi è che sui giornali hanno scritto "Lucio si scusa" quando invece, con un giorno di ritardo, ha solo detto che "non voleva fare male"... (insomma ha mentito)... ma non ha mai detto quello che come minimo doveva dire, ovvero: "mi scuso con Stekelenburg per quello che ho fatto".... ma quelli come Lucio li conosciamo... anti-sportivi e presuntuosi...

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