Gli indignati italiani e il popolo viola a San Giovanni, la splendida piazza e un po' di amarezza
L'Italia cerca di rispondere al coro di nazioni che, indignate, gridano contro le conseguenze sociali della crisi. Certo, a modo suo. A Roma, San Giovanni, il popolo viola e gli indignati italiani si danno appuntamento per ripensare la democrazia al fine di renderla più partecipativa sull'esempio del movimento spagnolo 15-M.
Esco dal'uscita della metropolitana nel pomeriggio inoltrato ma subito la città mi accoglie con tutta la sua proverbiale diffidenza: una coppia di anziani guarda sbigottita la distesa di tende che cerca di rispondere alla maestosità della basilica. “Che sta succedendo qui?”. “Mah, le solite cazzate”. Effettivamente la manifestazione è rimasta in ombra fino all'ultimo non suscitando la stessa risonanza che ha invece avuto, per esempio, la processione grillina per portare le cozze al Senato anche perché gli indignati italiani prima di oggi li conoscevano in pochi. Tant'è che si sono sentiti in dovere di introdursi con un grande cartellone iniziale dal titolo “E il nostro manifesto?”. Già. Si dice, infatti, che la forza di questi movimenti sia nella capacità di aggregazione di internet, eppure sono riuscito a trovare il programma solo il giorno stesso della manifestazione.
Tuttavia la disordinata vitalità della piazza mi attrae e decido di addentrarmi tra gazebo, tende e persone sdraiate per terra. Ci sono tutti: dai No-Tav ai contestatori della guerra in Libia, da Amnesty International a chi combatte le scie chimiche. Prende subito vita un'assemblea plenaria dove si iniziano a spiegare le ragioni del movimento. Le parole d'ordine sono tante: democrazia, apartiticità, non violenza, orizzontalità, libertà, partecipazione. Addirittura non si applaude, ma per non interrompere il discorso di chi ha preso la parola si agitano le mani in segno di apprezzamento o si incrociano per dimostrare il proprio dissenso. Subito però si precisa il divieto assoluto del consumo di droghe o alcol. Sono poche le mani ad alzarsi. Per riprendersi dallo shock viene presentato il piatto forte: alcuni ragazzi del movimento spagnolo 15-M. Tra questi c'è Carlos, della Comision Pensamiento (Commissione Pensiero), che afferma che il vento del cambiamento che ha già soffiato in Spagna, a Israele, in Cile sta arrivando anche in Italia, basta crederci. Tutti, infatti, possono prendere la parola e dire la loro. Si, ma su cosa? Dopo gli spagnoli, che tanto stanno avendo successo a Roma negli ultimi tempi, infatti, la discussione si impantana sul dilemma se mantenere l'assemblea plenaria oppure dividerla in tante commissioni tematiche.
La mancanza di organizzazione, o forse l'eccessiva orizzontalità, si fa sentire e il desolato gazebo nominato “Logistica” guarda solitario questo spettacolo. Ad un certo punto viene dato un annuncio: è stato rubato il navigatore di una signora. Qualcuno grida: “Viva la comunità!”. Decido di spostarmi, quindi, ad un gazebo alternativo chiamato “L'isola dei cassaintegrati”. Risulta essere decisamente più interessante e ricco di contenuti. Ci si ritrovano infatti sindacalisti della FIOM, rappresentanti dei precari della scuola, cassaintegrate dell'OMSA e lavoratori dello spettacolo che finalmente riescono a farti capire davvero come la situazione non sia solo grave ma anche seria.
Scende la sera ma non me ne accorgo ascoltando queste storie che mi accompagnano fino alla fine della mia esperienza qui. Mentre mi allontano da questa splendida piazza, rimane un po' di amarezza insieme alla convinzione che manca ancora tanto per arrivare a quella coscienza comune che determina il successo di queste, seppur ottime, iniziative e che ci costringe alla condizione di Cristoforo Colombo: partire senza sapere dove andare e arrivare senza sapere dove essere.
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Commenti
Scritto da Ale — 12 settembre 2011 alle 01:02
Salve, intervengo soltanto perchè mi fa piacere farvi sapere che la signora ha ritrovato subito dopo il navigatore. Era in borsa tra i volantini... Grazie. A. Popolo Viola
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