Bossi e la Padania, il referendum sulla secessione e un giro in metro a Roma

di Antonio Carbone — 19 settembre 2011

″Sì, secessione: come si fa a stare in un Paese che sta addirittura perdendo la democrazia?” questa la frase con cui ieri alla festa dei popoli a Venezia Umberto Bossi, un ministro della Repubblica, inutilmente ha tentato di rinsaldare il legame con il "suo popolo”. Questa mattina in metropolitana leggevano tutti. Certo, non proprio tutti ma colpiva il numero di teste chine sui libri aperti. Romanzi soprattutto. Pochi i giornali quasi a cercare di allontanare per quanto sia possibile quel quadro così sconfortante che ogni giorno esce dalla cronaca politica. Ai limiti dell’eversione. Anche per questo sembrava di essere in un altro momento e soprattutto in un altro luogo.

Gli scrittori dell’Est ci hanno raccontato che prima della caduta del muro nei loro rispettivi Paesi per gran parte della gente la lettura fosse l’unica evasione concessa. L’unico modo cioè per tenere lontana quella sensazione dolciastra che l’umiliazione sprigiona dai corpi, alla stregua di un percolato di un rifiuto tossico. Le loro menti si nutrivano di racconti spesso ambientati in paesaggi innevati: boschi, foreste. All’interno dei quali, si raccontava, fosse preservata qualcosa di prezioso e incontaminato. Che i protagonisti di quelle storie – alla stregua di quelli del film di Tarkovskij, Stalker - facevano di tutto per raggiungerla. Era la loro difesa estrema dell’individualità. Così andando al lavoro, su tram che sferragliavano per le strade di Bucarest o di Varsavia, cercavano di non mollare in attesa che tutto il popolo trovasse la forza di uno scatto di orgoglio e di dignità.

Stretto tra quei corpi anch’io viaggiavo stamattina con la testa su un libro. Piccolo, leggero. Si tratta del romanzo di Hermann Hesse, Il pellegrinaggio in Oriente, che ieri senza volerlo mi era stato allegato alla copia del “Sole 24 ore” comprata in edicola. Solo quando l’ho aperto mi sono ricordato di averlo già letto a suo tempo ma sono andato avanti tanto era la necessità di trovare un po’ di evasione. Ma poi, malauguratamente, sin dalle prime pagine mi sono imbattuto in quella parola “Lega”, il gruppo con cui il protagonista intraprende il viaggio in Oriente, ed è stato tutto inutile. Nel vagone della metropolitana si è avuto la sensazione di avvertire l’eco delle scomposte parole pronunciate ieri dal palco da Bossi con cui sta continuando a umiliare l’Italia.  

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