La temperatura a Roma, il sito dell'Aeronautica militare e una giornata d'afa nel mese di agosto
In questi giorni persino i grattacheccari sono chiusi. In giro, c'è l'umanità che non ha un altrove dove andarsi a rifugiare. Il caldo si comincia a sentire molto presto. Poco prima delle otto, la temperatura è sopra i 28 gradi. L'umidità arriva al 53 per cento e il vento quasi non si sente. Appena quattro nodi. La temperatura percepita tocca i 34 gradi. Qualcuno si ostina nella passeggiata quotidiana. Dentro casa più di una persona consulta il sito dell'Aeronautica militare e sbircia i valori con la stessa apprensione di chi va a ritirare i risultati delle analisi del sangue. Poco più tardi, alle nove di mattina un uomo magrolino indossa già una camicia chiara a maniche corte e porta con sé un mazzo di fiori. Sente caldo anche lui, ma deve esserci qualcuno che lo sta aspettando da qualche parte e quando è così si sopporta quasi tutto.
Nei parchi, l'erba è già divenuta terra bruciata. C'è l'oro spento al posto del verde brillante. Per quei ciuffi verdi, anche nei campi, viene lasciato uno spazio sempre più esiguo. Man mano che passano le ore, gli odori si fanno più acri e gli spazi si vuotano. Alle dodici siamo quasi a 38 gradi. La temperatura percepita supera i quaranta gradi. Una donna vestita di rosso va verso l'entrata di una chiesa. E' il suo appuntamento settimanale. Forse l'unica occasione per uscire. Neppure le importa se il dio magnanimo dall'altra parte non si presenterà. Intanto un uomo su una bici, sotto il riparo esiguo di un cappellino bianco, attraversa le strade desolate anche se i telegiornali consigliano a quell'ora di rimanere chiusi in casa. Che può farci se non ha un altro modo per tenere a freno l'inquietudine che lo rode? Ci sono cose per cui il deumidificatore non serve a nulla.
Poi non passa più nessuno. Alle quindici restano le schiene dei seguaci di San Francesco sui gradoni di tufo dello scultore Giuseppe Tonnini. Una fontanella lascia che l'acqua scorra ancora un poco nel vibrare dell'aria. Poi piano piano, mentre l'afa allenta un poco la morsa, qualcuno comincia a uscire. Una madre con i capelli legati da due fermagli porta le figlie al parco. Gli anziani arrivano lenti dai loro piccoli appartamenti dall'odor di naftalina. Qualcuno utilizza un'edicola chiusa come se fosse un bagno pubblico. Un bambino cinese elabora giri complessi con la sua bici. La temperature scendono lentamente. Verso le diciotto siamo di nuovo a trenta gradi.
Ai semafori cominciano a fermarsi le vetture. I fari accesi e l'aria condizionata. Siamo a 28 gradi. Ci si incontra dentro casa o al tavolo di una delle poche pizzerie aperte. Le tovaglie di carta, la brina sul dorso del bicchiere e quel ristoro che danno le parole dette tra gli amici. Poi ci si saluta. La temperatura è scesa ancora. Ventisei gradi. Ma il caldo sembra molto di più. Sempre la questione della temperatura percepita, l'umidità e gli insondabili misteri riguardo le reazioni del corpo. Le finestre, nonostante i ladri e le zanzare, restano aperte. A qualcuno viene in mente che persino l'inverno, in questi momenti, possa apparire come un sollievo.
Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
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